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Facebook: sanzionata per censura immotivata, ed impegnata nelle interfacce cervello-computer

Facebook, il social network da circa 2 miliardi di iscritti, non potrà più censurare immotivatamente gli utenti, secondo una sentenza italiana che farà discutere, al pari delle ricerche attualmente in corso, a Menlo Park, sulle imterfacce cervello-computer.

Internet e Social
Pubblicato il 17 dicembre 2018, alle ore 13:15

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Facebook: sanzionata per censura immotivata, ed impegnata nelle interfacce cervello-computer

Anche questa settimana si apre all’insegna delle polemiche, reali o potenziali, relative a Facebook, che potrebbe essere severamente multata per una censura immotivata condotta verso un utente italiano, e che si appresta a far discutere in un prossimo futuro, quando saranno concretizzate le interfacce cervello-computer sulle quali Menlo Park sta lavorando.

La settimana scorsa, il tribunale di Pordenone ha depositato la sentenza della causa civile “n. 2139/2018” che la vedeva contrapposta ad un utente, accusato di aver pubblicato – nella sua Pagina – gli highlights di un match di tennis e, ipso facto, punito con la sospensione della Pagina in questione ed il blocco del suo account personale.

Ravvisata la buona fede dell’utente, visto che quest’ultimo aveva subito rimosso il video in seguito ad una segnalazione ricevuta, la corte ha esplicitato che Facebook NON potrà prodursi in sanzioni del genere, senza contraddittorio, e sulla base di solo presunte violazioni. In ambito più concreto, il social dovrà riattivare (prima che un calo d’interesse verso la medesima allontani i followers) la Pagina censurata e l’account del suo fondatore o, quanto meno, consentire la creazione di un account sostitutivo per la gestione della medesima. Nel caso da Menlo Park disattendessero all’impianto della sentenza, è prevista una multa che crescerà per ogni giorno di ritardo nella riattivazione dell’account, disattivato in modo sproporzionato, violando anche la libertà d’espressione sancita dalla Costituzione. 

All’F8 di un anno e mezzo fa, l’ex responsabile del Defense Advanced Research Projects Agency del governo a stelle e strisce, Regina Duncan, passata a gestire un gruppo di lavoro (ATAP) nel fantomatico “edificio 8” di Menlo Park, comunicò che l’azienda era al lavoro su alcune interfacce cervello-computer che, tra le altre cose, avrebbero permesso di traslare i pensieri in testo scritto. La tecnologa, poi, passò ad occuparsi di smartphone modulari in Google, ed il suo team si sciolse, ma i progetti in corso di sviluppo non andarono persi.

Secondo il portale Business Insider, ridistribuiti i compiti a team già presenti a Menlo Park, le ricerche sull’hardware sono proseguite sino a concretizzarsi negli speaker Portal, mentre quelle sull’interfaccia uomo-macchina sono state trasferite ai Reality Labs del capo scienziato Michael Abrash, un visionario pioniere dei videogame finito sotto l’ala protettiva di Zuckerberg in seguito all’acquisizione di Oculus. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Anche Elon Musk starebbe lavorando ad un'interfaccia cervello-computer, con la sua start-up Neuralink: il progetto potrebbe essere interessante per le persone con qualche disabilità, e per eseguire il backup della mente umana, ma andrà protetto da eventuali tentativi di hacking. Per il resto, trovo che la sentenza del tribunale di Pordenone sia davvero utilissima, e andrà attenzionato il modo in cui il colosso americano la ottempererà.

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