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Facebook: carte di credito rubate vendute nei gruppi, critiche e disinformazione in Australia, Storie per i compleanni

Facebook, impegnata ancora nel pompare le poco fortunate Storie in blu, ha annunciato una serie di misure per contrastare le fake news in vista delle elezioni australiane, ma è rimasta scottata da una ricerca di Cisco e dalle ennesime critiche istituzionali.

Internet e Social
Pubblicato il 8 aprile 2019, alle ore 17:24

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Facebook: carte di credito rubate vendute nei gruppi, critiche e disinformazione in Australia, Storie per i compleanni

Non v’è settimana in cui il più grande social network al mondo, Facebook, sempre impegnato in novità funzionali, non finisca coinvolto anche in polemiche destate – come di seguito esposti – da scandali sulla pubblicazione di contenuti inopportuni, o da attriti con le istituzioni nazionali. 

Qualche giorno fa, il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, rilasciò un’intervista all’emittente americana ABC nella quale bocciava l’idea di controlli preventivi per scongiurare la pubblicazione di contenuti violenti, motivando il suo punto di vista con conseguenti impedimenti alla comune esperienza utente (persino per un inoffensivo live dedicato ad una festa di compleanno) e con la responsabilità attribuita, in ultima istanza, agli utenti stessi più che alla tecnologia usata. 

Un punto di vista che ha subito sollevato delle polemiche. In Nuova Zelanda, il locale garante per la privacy, John Edward, ha twittato un eloquente “Sono dei bugiardi patologici…” a commento dell’intervista menzionata, spiegando – nel corso di un’intervista concessa a radio RNZ – come al suo staff siano stati negati, da Menlo Park, i dati che mettevano genericamente in correlazione le condivisioni violente con reati del calibro degli omicidi, dimostrando quindi la natura fuorviante delle parole di Zuckerberg.

Uno degli enti inglesi più interessati alla condotta di Facebook, il Department for Digital, Culture, Media and Sport, ha proposto, subito criticato dal The Institute of Economic Affairs che ha parlato di censura preventiva draconiana (dal nome del severo legislatore ateniese), di stabilire un ente regolatore che, finanziato dai colossi del web (social, forum, motori di ricerca, piattaforme di messaging o di file hosting), si occupi di varare vincoli di condotta per questi ultimi, stabilendo per essi delle regole di rimozione, con annesse responsabilità ed eventuale blocco dei siti in caso di violazioni. 

Anche la scoperta di Talos, la security agency dell’americana Cisco Systems è destinata a far discutere. In una ricerca di recente pubblicazione, gli esperti hanno scoperto come, per rivendere le informazioni rubate, gli hacker non usino solo i mercatini del dark web, ma anche i gruppi di Facebook. Per la precisione, ne sono stati individuati 74 (aggiuntivi ai 120 scovati anni fa dall’informatico Brian Krebs), popolati complessivamente da 385 mila utenti (più o meno quanti gli abitanti di Bologna o Firenze), nei quali – con prezzi che variavano da pochi a migliaia di euro – venivano venduti singoli dati, ottenuti con campagne di phishing o ricorrendo ai keylogger, o interi pacchetti, comprensivi di IBAN e numeri di carte di credito (a volte anche col codice CVV per validare gli acquisti non autorizzati e con le credenziali email per cancellare gli alert ricevuti in posta elettronica). 

Facebook, va detto, non è del tutto inerte rispetto alle problematiche che la vedono coinvolta. La direttrice delle strategie di FacebookMia Garlick, ha spiegato che, in vista delle elezioni federali australiane previste per Maggio, a partire dall’8 Aprile saranno in vigore alcune misure volte ad aumentare la trasparenza nella pubblicità politica ed a ridurre disinformazione e interferenze esterne. 

Il tutto avverrà tramite il divieto di comprare all’estero pubblicità politiche che riguardino partiti o politici australiani, e tramite l’introduzione, anche sul posto, di un sistema di fact checking già sperimentato in 20 altri mercati: quest’ultimo, affidato in Australia all’agenzia stampa France Presse, si occuperà di verificare le notizie condivise sul social, retrocedendo quelle false in fondo al NewsFeed. 

Anche le novità di “basso cabotaggio” non mancano. Facebook è sempre impegnata nel far fiorire le sue Storie che, al contrario di quelle instagrammiane, non godono di buona salute e, allo scopo, secondo Mobileworld.it, avrebbe varato – già accessibile nel mercato italiano – una novità che punterebbe a sostituire i post statici per festeggiare gli altrui compleanni con Storie celebrative, poi condensate – a parità di partecipanti – in un unico piccolo, video.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Magari un membro delle istituzioni non dovrebbe concedersi certe esternazioni così forti come quelle del garante australiano per la privacy, ma è pur vero che il social ci mette del suo nel far perdere la pazienza anche ai miti legislatori delle latitudini più remote: anche la scoperta di vere e proprie oasi di illegalità non giova di certo sebbene (proprio in Australia) Menlo Park abbia appena varato delle misure per la correttezza informativa (simili a quelle previste per le Europee). Forse, considerando tutto ciò, sarebbero altre priorità su cui intervenire, più che sullo stimolo da dare alle Storie...

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