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Facebook: ancora grane sulla disinformazione e la privacy, nuovo tab per i video

Facebook ricomincia a subire interferenze, in vista delle elezioni USA di medio termine: nel frattempo, nel mentre collauda una tab per i video sull'app principale, potrebbe dover decriptare le chiamate vocali di Messenger.

Internet e Social
Pubblicato il 20 agosto 2018, alle ore 13:57

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Facebook: ancora grane sulla disinformazione e la privacy, nuovo tab per i video

Da qualche tempo, i cambiamenti di Facebook, il noto social network di Mark Zuckerberg, procedono in due direzioni: una è quella del rendere la piattaforma più sicura, al riparo da disinformazione e violazioni della privacy, e l’altra che prevede l’introduzione di nuove funzionalità, adeguatamente collaudate. Anche le novità delle ultime ore assecondano tale assunto. 

A Novembre si terranno le elezioni di medio termine negli USA, ed è riesploso il timore che vi possano essere condizionamenti esterni sia sulla formazione delle opinioni, sia sulle dinamiche del voto stesso: il Comitato Nazionale Democratico ha già consigliato ai propri deputati, ed ai loro staff, di non usare o comprare smartphone di alcuni brand cinesi piuttosto noti, come ZTE e Huawei. Anche Facebook, accusata di non aver vigilato in occasione delle elezioni che portarono all’elezione di Trump, si è mossa per tempo: il capo della cybersicurezza del social, Nathaniel Gleicher, ha confermato che sono stati bloccati dei “cattivi” attori, che avevano creato delle pagine di disinformazione – dal Marzo 2017 al Maggio 2018 – dalle quali erano stati pubblicati 9.500 post organici, 150 spot pubblicitari (dall’Aprile 2017 al Giugno 2018, finiti anche su Instagram) per un totale di 11 mila dollari, pagati con moneta sia americana che canadese. Al momento, risulta difficile risalire all’identità di chi abbia congegnato tale aggressione alla corretta informazione politica, dacché molti profili risulterebbero creati da prestanome, o sotto connessioni VPN.

Per evitare altri casi simili, però, la politica del social sarà quella di chiudere il maggior numero possibile di account fake, e far educare i propri admin da famosi debunker nello scovare e arginare la propagazione delle bufale, oltre al limitare a soggetti esterni il poter acquistare spazi pubblicitari per promuovere ideologie divisive come l’odio razziale o l’invidia di classe. 

Un altro problema molto grave nel quale è incorso Facebook viene dalla California, e precisamente da Fresno, una cittadina nella quale si sta tenendo – a porte chiuse – il processo contro la gang criminale MS-13, accusata di reati quali traffico di droga e immigrazione clandestina. Per provare le accuse, l’amministrazione Trump necessita che il social renda decodificabili le conversazioni vocali attuate tramite Messenger da alcuni membri della banda. Facebook si è rifiutata, spiegando che o dovrebbe hackerare i profili di quelle persone o, peggio ancora, riscrivere tutto il codice dell’app e, per tale motivo, è stata accusata di oltraggio alla corte: nel caso dovesse aver torto, e fosse dimostrato che non sia possibile ottenere certe prove in altro modo, a causa di introdotte backdoor nella crittografia end-to-end, potrebbero correre seri rischi per la privacy sia gli utenti di Messenger, che quelli di altre app del pacchetto Facebook, come Instagram e WhatsApp. 

Infine, qualche elemento un po’ più concreto, di genere applicativo. Alcuni utenti dell’app mobile Facebook hanno scoperto che, nell’interfaccia principale del software, non appena quest’ultimo viene aperto, tra l’icona del marketplace e quello degli amici, ve n’è una nuova, riconducibile al tab dei Video. Entrando in questa nuova sezione, l’utente viene esposto ad una serie di video consigliati in quanto considerati più rilevanti per lui, in base a passate scelte e preferenze. Non è chiaro se tale feature, per ora attivata da server remoto a pochi users, supererà la fase di sperimentazione diventando di dominio pubblico, o se verrà espunta dall’app a seguito di eventuali feedback negativi. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - I video hanno sempre più rilievo nei social network, e nelle relative applicazioni: in genere, suscitano più interazioni e condivisioni dei meri contenuti testuali e, quindi, Facebook ha tutto l'interesse ad offrire loro un palcoscenico di maggiore visibilità. Fossi in Zuckerberg, in tema di privacy, non asseconderei i desiderata dell'amministrazione Trump, anche se per un buon fine, come nel caso specifico: l'immagine del social è già abbastanza compromessa, con sempre più utenti in fuga verso altri lidi. Apple, in un caso simile, non esitò a fare il muro contro muro.

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