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Facebook: addio ai seminatori d’odio, tappa importante per la criptomoneta e per lo studio sulla disinformazione

Facebook, secondo quanto emerso da vari rumors, avrebbe avviato un progetto di studio relativo alla disinformazione, e raggiunto una tappa importante nello sviluppo della propria criptomoneta: chiusi, inoltre, i profili di vari "seminatori dell'odio".

Internet e Social
Pubblicato il 3 maggio 2019, alle ore 19:35

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Facebook: addio ai seminatori d’odio, tappa importante per la criptomoneta e per lo studio sulla disinformazione

Facebook, a quanto pare, fa sul serio in merito al varo della sua criptovaluta ufficiale, almeno secondo le rivelazioni che giungono da oltreoceano: nel frattempo, prende quota il progetto di studio sull’interazione tra social ed elezioni politiche, e prosegue la lotta ai contenuti discriminanti ed a chi semina odio.

Circa un anno fa, Facebook promise l’avvio di un’iniziativa di studio che accertasse il ruolo dei social media nel condizionare l’esito delle elezioni: finalmente il progetto è partito, dopo che due organizzazioni indipendenti hanno scelto i 60 studiosi, di 30 università presenti in 11 paesi (tra i quali l’Italia, con la prestigiosa Carlo Bo di Urbino), ai quali gradualmente saranno messi a disposizione dati, anche “privacy-protected”, comunque resi anonimi per tutelare la riservatezza dei diretti interessati.

Tra le informazioni condivise dal social, che non avrà alcun ruolo nell’indirizzare le ricerche degli studiosi, ma che fornirà strumenti per valutare la popolarità dei post pubblici, vi saranno quei link verso pagine esterne che siano stati condivisi da almeno 100 utenti, e tutto quanto ruota alle inserzioni politiche

Di sicuro, fatta luce su quest’aspetto, si dovrà fare di più di quanto ad oggi messo in campo per combattere le fake news, quanto meno in alcuni paesi che, come l’India, ne sono atavicamente affetti: dall’11 Aprile fino a 19 maggio (39 giorni), sono in corso le elezioni per scegliere i nuovi deputati del locale parlamento e, allo scopo, Facebook ha scelto 7 media agency del luogo per analizzare e rimuovere tutte le fake news individuate, in almeno 10 dei 23 idiomi parlati nell’immenso paese con capitale Nuova Delhi. Il problema, come segnalato da Bloomberg, è che le risorse investite sono davvero poche, come dimostrato dal fatto che una delle società scelte, Boom Live, ha appena 11 dipendenti all’attivo per rimuovere post, e chiudere profili che, immancabilmente, poche ore dopo vengono riaperti sotto mentite spoglie per pubblicare gli stessi discutibili post, sovente causa anche di stress per i revisori. 

Qualcosa, va detto, è stato fatto quanto meno contro i profili di alcuni seguitissimi personaggi che, con i loro post, seminano odio: a tal proposito, il social ha fatto sapere d’aver chiuso (oltre alle Pagine dei gruppi ad essi affiliati e dei fan) i profili del leader mussulmano statunitense Louis Farrakhan, dell’ideologo Milo Yannopoulos (vicino a Steve Bannon), del suprematista Paul Nehlen, dell’oltranzista ebrea Laura Loomer, e dell’arcinoto cospirazionista Alex Jones. 

Infine, la criptomoneta di Facebook. Il Wall Street Journal ha rivelato che il progetto in questione esiste (benché necessiti della cifra monstre di 1 miliardo di dollari come investimenti), sotto il nome di “Progetto Libra” e che, ormai da un anno, impiega una decina di persone, provenienti dai servizi finanziari e dall’e-commerce, per creare una criptovaluta, simile al BitCoin, rispetto al quale sarà esente da fluttuazioni e, quindi, stabile. Quest’ultima potrà essere usata in Facebook, per scambiare denaro tra utenti, ma anche per effettuare acquisti (senza alcuna commissione) su siti esterni, come su Amazon, con cui sono in piedi trattative, grazie all’appoggio dei circuiti Visa e MasterCard ma, probabilmente, non di Unicredit che, secondo il proprio comunicato stampa, abbandona Menlo Park, visto che dal di 1° Giugno chiuderà i profili su Facebook, Instagram, e Messenger per “valorizzare i canali digitali proprietari”.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Personalmente, non sono molto convinto delle iniziative di Facebook per contrastare le influenze esterne sulle elezioni, per combattere la disinformazione, o i contenuti impropri: quanto meno, ritengo che gli sforzi profusi siano poco commisurati alla vasta entità di questi problemi. Non mi stupisce, quindi, che anche Unicredit (dopo Lush) abbia abbandonato le piattaforme di Zuckerberg: più interessante, invece, la notizia sulla criptomoneta con la quale, ancora una volta, il giovane CEO americano rivoluzionerà il mondo, ed il modo di fare le cose.

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