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Vieni da Me, Giovanni Galli sul figlio morto nel 2001: “Una perdita del genere è una bomba a orologeria”

Ospite di “Vieni da Me”, l’ex portiere del Milan e della Nazionale ha ricordato il figlio Niccolò, tragicamente scomparso nel 2001 all’età di 17 anni.

Televisione
Pubblicato il 20 dicembre 2019, alle ore 10:32

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Vieni da Me, Giovanni Galli sul figlio morto nel 2001: “Una perdita del genere è una bomba a orologeria”

Giovanni Galli, l’ex portiere del glorioso Milan di Arrigo Sacchi, intervenuto come ospite del programma Vieni da Me, ha avuto modo di parlare del figlio Niccolò morto nel 2001 a seguito di un incidente stradale.

Di fronte a Caterina Balivo, padrona di casa della trasmissione, l’ex estremo difensore si è commosso ricordando il dramma del ragazzo scomparso all’età di 17 anni. Così come il padre, anche Niccolò aveva una grande passione per il calcio, tanto che all’età di 16 anni si trasferì a Londra, dove voleva capire se le attenzioni che il mondo del calcio gli stavano rivolgendo erano legate alla sua bravura, o solo al fatto che fosse il figlio di uno dei portieri italiani più famosi degli anni Ottanta.

Tornato in Italia è poi riuscito a debuttare giovanissimo in serie A, giocando i suoi unici sette minuti contro Gabriel Batistuta, uno degli idoli più acclamati del momento. Poi il 9 febbraio del 2001 lo chiamarono per dirgli che il ragazzo aveva avuto un incidente. “Quando arrivammo in ospedale capimmo che non c’era più vedendo tutti i suoi compagni piangere” ha mestamente aggiunto il 61enne ex calciatore di origini toscane.

Lui che aveva perso il padre all’età di 19 anni, mai e poi mai si sarebbe immaginato di dover portare i fiori al cimitero anche sulla lapide del figlio. Il dramma e il dolore vissuto sono stati fortissimi, ma a quanto pare, ad oggi non è ancora stato in grado di esternare tutta quella disperazione che cova ormai da quasi vent’anni. 

Una perdita del genere è una bomba a orologeria, non sai mai quando esplode. Forse in me non è ancora esplosa” ha sentenziato il ragazzo cresciuto con il sogno di poter diventare calciatore. “Puoi solo impararci a convivere, mi è mancato poter piangere, lo facevo di nascosto sotto la doccia” ha concluso aggiungendo che tuttora non ha perso la speranza di vederlo sbucare da qualche spogliatoio, ma ad ogni modo cerca di darsi pace pensando che un giorno avrà modo di raggiungerlo per rivederlo e riabbracciarlo.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Non è facile superare il dolore causato dalla perdita di un figlio. In molti casi non lo si supera mai, segnando per sempre la propria vita. Penso che in casi come questi sia opportuno cercare di ritornare al più presto alla propria vita, diversamente si corre il rischio di finire nella spirale della depressione, un altro male che può silenziosamente abbattere chiunque.

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