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Daisy Coleman, la star di un documentario su Netflix si toglie la vita

Daisy Coleman, protagonista di un documentario di grande successo andato in onda su Netflix, decide di suicidarsi. L'allarme è stato dato dalla madre sconvolta per quanto successo alla figlia e che non riesce a darsi pace.

Televisione
Pubblicato il 10 agosto 2020, alle ore 09:24

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Daisy Coleman, la star di un documentario su Netflix si toglie la vita

Alcune volte, quando nella propria vita succedono dei fatti ed episodi tragici che lasciano un segno, non è facile reagire e questi eventi rischiano di prendere il sopravvento. È proprio quello che è accaduto a Daisy Coleman, protagonista e star di un documentario di Netflix che racconta i momenti atroci della sua vita alla quale ha deciso di porre la parola fine. Ecco la sua storia e la terribile notizia giunta. 

Daisy Coleman è stata, insieme ad Audrey Pott, la protagonista di un documentario dal titolo “Audrey and Daisy” andato in onda su Netflix. Le due giovani, in questo documentario che ha ottenuto tanto successo vincendo anche diversi primi, raccontavano tutte le violenze e gli abusi subiti quando erano studentesse al liceo. 

Nella giornata di giovedì 6 agosto, è stato trovato il corpo della ragazza che ha deciso di suicidarsi in quanto non riusciva a continuare a vivere in quel modo. A dare la triste notizia, è stata la madre che ha raccontato alla polizia quanto fosse preoccupata per il suo stato di salute. Proprio su Facebook, la madre ha scritto queste toccanti parole: “Mia figlia Catherine Daisy Coleman si è suicidata stanotte. Era la mia migliore amica ed una figlia straordinaria. Credo pensasse che avrei potuto vivere senza di lei. Ma non è così. Non si è mai ripresa da quello che le hanno fatto quei ragazzi, e non è giusto. La mia bambina non c’è più”.

Il documentario, andato in onda un paio di anni fa, diretto da Bonni Cohen e John Shank e presentato anche al Sundance Film Festival nel 2016, raccontava in modo violento le violenze e gli abusi sessuali delle due ragazze da parte di Matthew Barnett che, allora aveva 17 anni e che ha stuprato Daisy all’età di 14 anni durante una festa. 

Barnett non ha assolutamente pagato per quanto fatto perché la famiglia aveva legami con i politici della zona. La notizia ha avuto ampi strascichi, al punto che la famiglia Coleman se ne è andata dal Maryland dal momento che ha subito anche minacce e intimidazioni. Audrey Pott è stata aggredita nel lontano 2012 per poi uccidersi alcuni giorni dopo. 

In seguito, Daisy si è iscritta al college e si è anche impegnata in una associazione che ha lo scopo di aiutare tutte le giovani ragazze che sono vittime di stupri e violenze, per riuscire ad affrontare quei momenti, soprattutto dopo e cercare di costruirsi una vita. 

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Cosa ne pensa l’autore
Simona Bernini

Simona Bernini - Per quanti sforzi una persona faccia per dimenticare quanto ha subito, gli abusi e i segni, soprattutto psicologici rimangono. Dispiace molto per Daisy che non è riuscita a farcela e per la sua mamma che deve sopravvivere senza la sua figlia. Una storia drammatica e difficile. Assurdo e sconvolgente che il responsabile non abbia mai pagato per il reato commesso.

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