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Stop alle foto ritoccate e alle fake news: da Google arriva Assembler

Basta immagini ritoccate e notizie virali che poi si rivelano false: Jigsaw- incubatore tech di Google - lancia un tool per garantire l'autenticità delle fotografie.

Software e App
Pubblicato il 12 febbraio 2020, alle ore 12:28

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Stop alle foto ritoccate e alle fake news: da Google arriva Assembler

In un’epoca in cui la trasformazione della propria fisionomia con piccoli ritocchini o veri e propri interventi, o banalmente con i filtri dei social network, sta diventando sempre più la normalità, direttamente da Jigsaw, ex Google Ideas, arriva Assembler.

Combinando sette diverse tecnologie, il software permette di individuare immagini comuni manipolate o ritoccate, sia in maniera superficiale che più profonda. Ad esempio, è in grado di identificare modifiche della brillantezza, anomalie nello schema dei colori dell’immagine, oggetti manomessi, ma anche di smascherare tutti i profili fake con facce immaginarie e nemmeno esistenti. 

L’idea è stata pensata per aiutare i giornalisti e chi svolge attività di fact checking (verifica dei fatti) a controllare la correttezza e l’autenticità delle foto che diffondono. Il lavoro di accertamento degli avvenimenti raccontati e dei dati usati, infatti, è certosino e richiede particolare attenzione, visto che si tratta di notizie comunicabili potenzialmente in tutto il mondo in modo virale.

Clamoroso il caso della foto fake e ritoccata dell’ex presidente americano Barack Obama che stringe la mano a quello iraniano Hassan Rouhani. Lo stesso Assembler si può poi utilizzare per analizzare l’autenticità dei video estrapolando i fotogrammi più importanti dai filmati o gli screenshot di informazioni sbagliate attribuite però a fonti autorevoli.

Attualmente, Assembler è in fase sperimentale: sono già più di 10 i siti e le testate giornalistiche in tutto il mondo che lo stanno testando nella lotta contro il falso e la manipolazione delle comunicazioni, ma per ora si pensa ancora ad usarlo come strumento ad hoc per le testate, e non per i lavoratori free-lance.

Oggi, l’unico strumento simile è Fotoforensics: gratuito e fruibile dai browser più comuni. Non fornisce però un esito al termine dell’analisi, ma lascia all’utente il compito di analizzare i parametri e trarne le relative conclusioni. Tra le cose che analizza, ritroviamo: dimensioni, formato, tipologia di colori, diversi livelli di compressione, ed eventuali altre modifiche via software o metadati. In più, consente anche di avere informazioni più banali, come il giorno, l’ora, e il dispositivo che ha scattato una specifica foto.

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Cosa ne pensa l’autore
Laura Biscontin

Laura Biscontin - Sicuramente si tratterà di un grande aiuto per evitare la diffusione di bufale giornalistiche colossali, ma resta chiaro però che l'ultima analisi spetta sempre al lettore finale: ogni immagine, anche vera, contestualizzata in un determinato modo, può trasmettere un messaggio opposto. Anche i video, che sfruttano l'emotività e l'empatia delle persone, possono veicolare messaggi opposti, non solo con fotogrammi fake, ma anche con montaggio e altre tecniche.

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