Il mondo del multimedia continua a evolversi rapidamente e due delle piattaforme più influenti del settore, Spotify e YouTube, stanno introducendo novità che vanno in direzioni apparentemente opposte ma accomunate da un unico obiettivo: ridefinire l’esperienza utente. Da una parte c’è chi punta a semplificare e riportare il focus sull’audio, dall’altra chi accelera sull’intelligenza artificiale e sulla creazione di contenuti avanzati.
Partendo da Spotify, la novità più interessante riguarda l’introduzione della possibilità di disattivare completamente tutti i contenuti video. Una scelta che segna un cambio di passo significativo rispetto agli ultimi anni, in cui la piattaforma aveva investito sempre di più su videoclip, Canvas e soprattutto podcast in formato video. Con il nuovo aggiornamento, gli utenti potranno finalmente scegliere se mantenere un’esperienza puramente audio, eliminando qualsiasi elemento visivo.
Le nuove opzioni saranno disponibili nelle impostazioni e permetteranno di intervenire in modo granulare: si potranno disattivare solo i video musicali oppure bloccare ogni tipo di contenuto video, inclusi podcast e formati verticali. Una volta attivata questa modalità, non ci saranno eccezioni: i video spariranno completamente dall’esperienza d’uso.
Le motivazioni dietro questa scelta sono molteplici. In primo luogo, c’è una questione tecnica: meno video significa minore consumo di batteria e dati, oltre a migliori prestazioni su dispositivi meno recenti. Ma c’è anche un aspetto legato all’esperienza: molti utenti preferiscono un ambiente più pulito e meno dispersivo, dove la musica resta protagonista assoluta. Non meno importante è il controllo offerto agli account Family, che potranno applicare queste restrizioni in modo indipendente sui vari profili.
Sul fronte opposto, YouTube continua invece a spingere sull’innovazione legata all’intelligenza artificiale. La piattaforma ha annunciato l’arrivo degli “AI Avatar” per YouTube Shorts, una funzione che permette agli utenti di creare una versione digitale di sé stessi da utilizzare nei video.Il funzionamento è tanto semplice quanto avanzato: basta registrare un breve video selfie seguendo precise linee guida, e il sistema elaborerà un avatar realistico capace di replicare aspetto, voce e movimenti. Questo avatar potrà poi essere utilizzato per generare nuovi contenuti a partire da semplici prompt testuali o per arricchire video già esistenti.
L’obiettivo è chiaro: abbattere le barriere alla creazione di contenuti e rendere la produzione video più accessibile e veloce. Tuttavia, trattandosi di una tecnologia potenzialmente sensibile, Google ha introdotto diverse limitazioni. Gli avatar potranno essere utilizzati solo dal creator originale, saranno chiaramente etichettati come contenuti generati da AI e includeranno watermark e sistemi di tracciamento per garantirne la trasparenza. Inoltre, verranno eliminati automaticamente dopo tre anni di inattività. Il rollout sarà graduale e inizialmente limitato agli utenti maggiorenni con un canale attivo, a dimostrazione della cautela con cui la piattaforma sta gestendo questa innovazione.