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Spotify: critiche per la nuova Libreria, per le inserzioni mirate sui Podcast e per il benservito alla musica indie

Il colosso svedese della musica on demand e in streaming, sino ad oggi vanamente inseguito da YouTube Music, è finito al centro di polemiche per alcune recenti iniziative che hanno indotto i propri iscritti a chiedere una totale o parziale retromarcia.

Software e App
Pubblicato il 2 luglio 2019, alle ore 08:58

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Spotify: critiche per la nuova Libreria, per le inserzioni mirate sui Podcast e per il benservito alla musica indie

Spotify è certamente una delle applicazioni musicali più apprezzate al mondo, sia per numero di brani supportati, che per funzionalità vantate. Ciò nonostante, le ultime decisioni prese dalla piattaforma svedese di music on demand e streaming audio sono finite al centro di aspre critiche da parte degli iscritti che, in molte polemiche online, si sono detti pronti ad abbracciare la concorrenza (precisamente, Apple Music).

Di recente, Spotify ha attuato un piccolo restyling dell’interfaccia nella sezione Libreria per fare spazio ai Podcast: ciò ha reso, però, la prima poco gestibile nel caso di archivi con molte canzoni, stante la rimozione della barra di scorrimento laterale con ordinamento alfabetico, e priva di preziose opzioni prima presenti ed ora rimosse (la scheda Songs) o spostate/ridimensionate (Riprodotte di recente, ora in Home, senza la possibilità di riorganizzare i contenuti rimuovendo artisti e playlist, con il click su una canzone che – d’ora innanzi – porta alla scheda dell’artista e non più all’elenco delle ultime sue tracce riprodotte). 

Non meno soggetto a disapprovazione è stato quanto confermato da Spotify alla rivista The Verge, secondo cui a partire da 10 mercati, tra i quali l’Italia, gli annunci pubblicitari che gli utenti di Spotify free ascoltano tra un brano e l’altro, a partire da oggi, saranno più specifici: prima, infatti, erano personalizzati solo sulla base del genere preferito, delle playlist apprezzate, o delle canzoni ascoltate, mentre da qui in avanti si terrà conto anche dei podcast fruiti. L’obiettivo, potendo così vantare inserzioni più mirate, è quello di monetizzare ancora di più il successo della variante gratuita della piattaforma.

Poco meno di un anno fa, il 21 Settembre del 2018, Spotify annunciò un’iniziativa per supportare gli artisti indipendenti, che avrebbero potuto caricare la propria produzione su Spotify, potendo anche programmare il giorno preciso per il lancio ideale di un loro brano, e ricevendo royalties a seconda degli stream. Ebbene, tale iniziativa non si è rivelata adeguatamente proficua, e la piattaforma ha deciso di interromperla, sostenendo che avrebbe supportato in altro modo gli artisti “indie“.

Entro la fine di Luglio, non si potranno più uploadare i propri brani in-platform e sarà anzi necessario migrare altrove i propri caricamenti, con il team della grande S nordica che assicura assistenza a che l’intera fase sia gestita con la maggior facilità possibile. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Credo che nessuna di queste iniziative annunciate da Spotify passerà indenne le Forche Caudine del malcontento popolare: l'introduzione della sezione Podcast, inserita con la stessa delicatezza di un elefante in un negozio di cristalli, è stata gestita molto male, con ricadute anche sulle altre sezioni e sul targeting pubblicitario, ora molto più forte. L'uscita di scena degli artisti indie, poi, è davvero una brutta botta.

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