Dopo mesi di indiscrezioni e dichiarazioni prudenti, OpenAI compie un passo che segna un cambio di paradigma per ChatGPT: a partire da oggi partono i primi test degli annunci pubblicitari all’interno dell’app. Una scelta che segue una traiettoria ormai familiare nel mondo dei servizi digitali, spesso gratuiti in fase di lancio e poi costretti a cercare nuove forme di sostenibilità economica una volta raggiunta una diffusione globale. La notizia è stata anticipata da CNBC e conferma quanto l’azienda aveva lasciato intendere nelle scorse settimane, ovvero la necessità di affiancare agli abbonamenti un ulteriore modello di monetizzazione.
Secondo quanto emerso, gli annunci saranno chiaramente riconoscibili e posizionati in un’area separata, al di sotto della conversazione. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo l’interferenza con l’esperienza d’uso, evitando che la pubblicità si mescoli alle risposte del chatbot o ne condizioni il contenuto. Almeno in questa fase iniziale, OpenAI sembra voler procedere con cautela, consapevole della sensibilità del pubblico e del valore percepito di ChatGPT come strumento neutro e orientato alla produttività. Le pubblicità riguarderanno esclusivamente gli utenti della versione gratuita e coloro che hanno sottoscritto il piano Go, mentre resteranno escluse le sottoscrizioni di fascia più alta.
Per questi utenti, l’esperienza resterà invariata, senza alcuna novità visibile rispetto a oggi. È una distinzione netta, che mira a preservare il valore degli abbonamenti premium e a evitare un effetto di rigetto da parte degli utenti più esigenti. Uno dei punti più delicati riguarda il rapporto tra annunci e dati. OpenAI ha voluto chiarire che le inserzioni non influenzeranno in alcun modo le risposte fornite da ChatGPT e che le conversazioni non verranno utilizzate a fini commerciali. Resta però il tema della personalizzazione: l’azienda parla di annunci “utili”, ottimizzati in base alle abitudini degli utenti, pur ribadendo che non ci sarà un utilizzo diretto dei contenuti delle chat per finalità pubblicitarie. Una linea sottile, che inevitabilmente continuerà a far discutere, soprattutto in Europa, dove la sensibilità sul tema dei dati è particolarmente alta. Nel frattempo, la concorrenza osserva e coglie l’occasione per differenziarsi.
Nei giorni scorsi Anthropic ha trasmesso uno spot durante il Super Bowl con un messaggio piuttosto esplicito: la pubblicità arriverà nell’intelligenza artificiale, ma non nel suo chatbot Claude. Un chiaro tentativo di intercettare quella fetta di utenti che vede negli annunci un compromesso inaccettabile, almeno in un contesto di produttività e assistenza avanzata. OpenAI, dal canto suo, prova a rassicurare il mercato. Secondo fonti vicine all’azienda, nel lungo periodo la pubblicità dovrebbe rappresentare meno della metà dei ricavi complessivi, con gli abbonamenti e le soluzioni enterprise che continueranno a giocare un ruolo centrale.
Una previsione che oggi appare credibile, ma che la storia recente del digitale insegna a prendere con cautela: quando gli annunci funzionano, la tentazione di spingerli più a fondo è sempre dietro l’angolo. A rendere il quadro ancora più dinamico contribuiscono le voci su nuovi rilasci imminenti. Sempre secondo CNBC, OpenAI sarebbe pronta a presentare un nuovo modello già nei prossimi giorni, a poca distanza dal debutto di una versione più evoluta di Codex. Segnali che indicano come, nonostante l’introduzione della pubblicità, l’azienda continui a puntare forte sull’innovazione tecnologica e sull’espansione delle proprie capacità.