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Apple: Siri è diventato l’obiettivo di una class action per presunta ‘violazione della privacy’. Ecco perchè

Siri, l'assistente vocale di Apple, sarebbe finito nel mirino di una class action per violazione della privacy. Alcuni dipendenti di Apple ascolterebbero gli utenti, per motivi di ricerca e sviluppo, senza il loro esplicito consenso.

Software e App
Pubblicato il 10 agosto 2019, alle ore 13:03

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Apple: Siri è diventato l’obiettivo di una class action per presunta ‘violazione della privacy’. Ecco perchè

Al giorno d’oggi, gli assistenti vocali rivestono una notevole importanza nel nostro quotidiano. Mediante semplici comandi vocali, essi permettono lo svolgimento di molte operazioni come aprire un’applicazione, mettere della musica, comandare la nostra ‘smart home’, e molto altro ancora. Tutto ciò si basa, per l’appunto, sul riconoscimento della voce dell’utente.

La domanda, però, sorge spontanea: come fanno gli assistenti virtuali ad essere così precisi? La risposta, in realtà, è abbastanza semplice: alcune registrazioni vengono ascoltate dai dipendenti delle società che gestiscono tali IA (come Apple od Amazon, ad esempio). È proprio su questo aspetto che verte una class action ai danni di Apple, resa nota appena qualche giorno fa e depositata in un tribunale della California. Ecco tutti i dettagli.

Apple ascolterebbe i comandi degli utenti anche senza il loro esplicito consenso

Bisogna precisare, prima di tutto, che tale class action è sorta solo dopo la decisione, da parte del colosso di Cupertino, di sospendere il programma ‘controverso’ volto al miglioramento di Siri. In particolare, l’accusa ai danni di Apple consiste nel fatto che essa non abbia debitamente informato i propri utenti circa queste registrazioni, le quali avvengono senza l’esplicito consenso dell’interessato.

Oltre a ciò, la stessa class action sosterrebbe che le registrazioni avvengano non solo dopo l’avvio del comando ‘Hey Siri’ ma anche in tutti quei casi in cui tale espressione non sia esplicitamente comunicata all’assistente vocale. La richiesta, quindi, prevede che Apple informi debitamente circa queste registrazioni tutti gli utenti, i quali potranno decidere se rilasciare o meno il proprio consenso, che l’azienda di Cupertino cancelli tutte le registrazioni finora salvate, e che tutti gli utenti coinvolti siano rimborsati con una somma pari a 5.000 euro.

Apple: meno dell’1% dei comandi era oggetto di ascolto

Apple si difende da tali accuse sostenendo che meno dell’1% dei comandi vocali era oggetto di ascolto, sempre ai fini del programma di miglioramento di Siri. Inoltre, nessun uso illecito sarebbe stato compiuto in quanto, secondo la propria privacy policy, le registrazioni sono completamente anonime e, in ogni caso, sono volte solo al miglioramento di Siri.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabio Attardo

Fabio Attardo - La class action mossa contro Apple appare, almeno secondo me, abbastanza fondata. Anche in questo caso il fulcro è il concetto della privacy, sempre più 'a rischio' nella vita digitale. Per carità, magari Apple uscirà indenne da tale causa, ma ritengo più che opportuno farsi delle domande su ciò. Ricordiamo, per esempio, che in passato il caso di Cambridge Analytica (che riguardò Facebook) si è tradotto in un esodo gigantesco di dati personali. Di conseguenza, avere qualche dubbio lo considero perfettamente lecito.

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