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Pixel 6 e 6 Pro: ufficiali i top gamma di Google con Pixel stand 2 e Pixel Pass

Nel corso dell'attesissimo evento odierno, Google ha finalmente confermato quando di già noto era circolato a proposito dei nuovi top gamma Pixel 6 e 6 Pro, destinati finalmente a competere con i migliori flagship del momento.

Smartphone e Tablet
Pubblicato il 19 ottobre 2021, alle ore 20:30

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Pixel 6 e 6 Pro: ufficiali i top gamma di Google con Pixel stand 2 e Pixel Pass

Dopo una valanga inarrestabile di notizie che ne avevano svelato quasi ogni dettaglio più recondito, Google ha finalmente alzato il sipario (pre-ordini nei mercati supportati da oggi e disponibilità all’acquisto dal 28 Ottobre, con disponibilità per l’Italia confermata per la prima parte del 2022), nel corso di un evento registrato e condotto dal SVD Rick Osterloh, sui Pixel 6 e 6 Pro, veri e propri top gamma telefonici animati da processori proprietari, seguendo una strada seguita anche da Apple per i suoi prodotti.

Attento anche all’ambiente, dato che il 30% delle sue “custodie” (esternamente traslucide e morbide, per assorbire gli urti) è in plastica riciclata, il Pixel 6 (158.6 x 74.8 x 8.9 mm per 207 grammi, nei colori Kinda Coral, Sorta Seafoam, Stormy Black) scende in campo con una certificazione d’impermeabilità IP68 conferita allo chassis in alluminio e la protezione del vetro Gorilla Glass Victus: il display, piatto, è uno smooth display OLED da 6.4 pollici, risoluto in FullHD+ (2380×1080 pixel), con 90 Hz di refresh rate, 20:9 di rapporto d’aspetto, 411 PPI, contrasto a 1.000.000:1, HDR, scanner d’impronte sottostante di Goodix, sul quale visualizzare in un’unica schermata tutte le info importanti (Now Playing e At a Glance con, ad esempio, i principali dettagli del proprio volo o quelli dell’attività fisica, es. da app Adidas, direttamente sull’Always On). Niente Active Edge con funzioni lanciate strizzando i bordi dello schermo: al suo posto arriva il Quick Tap che, nel caso specifico usando un doppio tap sulla coverback, lancerà la fotocamera.

Collocata sul davanti una selfiecamera da 8 megapixel (f/2.0, 1,12 micrometri, grandangolo da 84°, fuoco fisso), sul retro, in questo caso con curvature, ove si può notare il logo G spostato al centro, la sporgente (di qualche mm) camera bar nera orizzontale in vetro attorniata da un frame metallico (vagamente in stile Huawei Nexus 6P) propone una multicamera guidata da un sensore principale da 50 megapixel (Samsung GN1, 1/1.3”, f/1.85, octa PD Quad Bayer, pixel da 1.2 micrometri, grandangolo da 82°, 4K@60fps) che cattura 150 volte più luce, seguito da un ultragrandangolo (114°) da 12 megapixel (Sony IMX386, f/2.2, 1.12 micrometri). Tra le sue funzioni, spicca il Magic Eraser, che cancella ciò che di indesiderato, persone o cose, v’è nello scatto, mentre sulla persona intervengono anche la modalità ritratti (con riduzione effetto blur sui e resa naturale delle tonalità della pelle, e Face Unblur per ridonare nitidezza ai volti (de-sfocandoli) in movimento. La Motion Mode implementerà del movimento dietro i soggetti fermi, donando profondità alla scena, mentre il Real Tone migliora e rende più inclusiva il modo in cui viene reso il tono della pelle.

Ai timoni di comando, con un processore d’immagine custom e la GPU Mali-G78 da 848 MHz (in grado di gestire anche il codec AV1), è il processore proprietario octacore (2.8 GHz) Tensor così chiamato per le Tensor Processing Unit usate nei propri datacenter, realizzato assieme a Samsung che, apportatore dell’80% di velocità in più rispetto ai Pixel 5, permette di svolgere localmente diverse operazioni (es. traduzione in tempo reale di video e audio in 55 lingue, notevoli migliorie nel riconoscimento vocale con digitazione vocale via Assistant su tastiera Gboard, spostandosi tra i vari moduli per l’inserimento del testo e aggiungendo via voce financo le emoji). Arriva in dote anche un migliorato chip crittografato Titan M2, con Security Hub per trovare in un unico punto le impostazioni della sicurezza che, ora, ha controlli precisi (Privacy Dashboard) su quali app possano avere accesso a microfoni e fotocamere: sempre in ambito sicurezza, va annotata la possibilità di ottenere chiamate e registrazioni video automatiche in caso di emergenza, e 5 anni di aggiornamenti di sicurezza. In termini di memorie, la RAM LPDDR5 e lo storage UFS 3.1 si combinano nell’allestimento da 8+128 GB (649 euro).

Il Pixel 6 prevede (non in confezione) un caricatore USB-C a 30W ed è supportato da due modalità di risparmio energetico in favore della batteria da 4.614 mAh: la Adaptive Battery, analizzate le app più usate, evita di disperdere troppa energia su quelle adoperate di rado, mentre la Extreme Battery Saver consente di arrivare a 48 ore di autonomia: non manca una funzione di Battery Share. Sul versante delle connettività, è di stanza il Wi-Fi 6E, il Bluetooth 5.2 (LDAC, aptX e aptX HD), il GPS (Glonass, Galileo, BeiDou, QZSS), la microUSB 3.1 Type-C, il 5G (Sub6 e, negli USA, mmWave) via modem Exynos 5123, e l’NFC

Nel Pixel 6 Pro (163.9 x 75.8 x 8.9 mm per 210 grammi, Sorta Sunny, Cloudy White, Stormy Black), ancora impermeabile IP68, dietro il vetro Gorilla Glass Victus, lo smooth display OLED è da 6.7 pollici, risoluto in QHD+ (1440 x 3120  pixel, 512 PPI), con HDR10+, 89% di screen-to-body, 19,5:9 di aspect ratio e, in quanto Samsung E5 LTPO, permette ridurre i consumi attraverso un refresh rate dinamico da 10 a 120 Hz: anche in questo caso è presente il widget “Live Space”) sopra, la selfiecamera, qui da 12 (grandangolare a 94°, zoom a 0,7x e 1x, Sony IMX663) megapixel, mentre dietro, sempre con le funzioni già viste sul Pixel 6 liscio, la multicamera guadagna un sensore in più, diventando tripla, con i già visti sensori da 50 (Samsung ISOCELL GN1, principale, pixel da 1.2 micrometri, pixel binning 4-in-1, dual-pixel autofocus, messa a fuoco fasica, Pixel Shift, smart ISO, auto HDR, stabilizzazione ottica, video 4K@60 fps) e 12 (Sony IMX386, ultrawide), ora affiancati anche da un sensore telescopico da 48 megapixel (Sony IMX586, ½’’, messa a fuoco fasica, telephoto, zoom ottico 4x, Super Res Zoom 20x).

Annoverato lo stesso processore proprietario Sensor, con sempre il chip Titan M2 la sicurezza, negli allestimenti mnemonici da 12+128 GB (899 euro) o 12+256 GB (999 euro), il fattore autonomia contempla una ricarica rapida (sempre passando per il caricatore USB-C a 30W) che, in 30 minuti, ripristina il 50% d’energia alla batteria, da 5.000 mAh che, via ricarica inversa Battery Share, è capace di ricaricare in wireless altri dispositivi (es. Pixel Buds). Ad animare i due Pixel 6, è il sistema operativo Android 12 con design Material You, che porta in dote il supporto ai Dynamic Colors, ai Live Translate (nelle immagini, nell’app Google Messaggi, nelle conversazioni, senza connessione internet richiesta), sfondi live Bloom (formati da 3 foto, scattate dal fotografo Andrew Zuckerman a tema floreale, divisi in due serie visto che passano automaticamente dalla variante chiara a quella scura, sensibili al movimento del telefono con leggero spostamento in stile parallasse, con profondità customizzabile variando il livello di blur, ad es. sui fiori più arretrati).

In occasione del lancio dei nuovi Pixel Phone, Google ha anche presentato il Pixel Stand di 2a generazione, provvisto di una porta USB Type-C. Quest’ultimo ha un telaio ecologico (in merito ai TPU e policarbonati usati), compatto (113.9 x 82 x 71.6 mm, per 383.6 grammi), variopinto (Rock Candy e Fog), con una bobina appositamente dedicata alla ricarica dei gadget indossabili e, in questa nuova versione, una dissipazione attiva affidata a una ventola. In merito alle funzioni, il Pixel Stand d 2° può trasformare il Pixel Phone di turno in un Nest Hub (controlli musicali e per la domotica, rapido accesso a Google Meet, immagini attinte da Google Foto), ma anche fornirgli ricarica in wireless, secondo una Modalità Massima (rapidamente, a 21W per il Pixel 6 o a 23W per il 6 Pro, usando le ventole), Silenziosa (una Quiet Mode che carica più lentamente, ricorrendo poco alle ventole, ideale per la notte), od Ottimizzata (che funziona in base all’utilizzo dell’utente, ad esempio usando metriche come l’ora in cui si mette il telefono in carica e per quanto tempo lo si lascia in quella situazione), potendo dedicare inoltre 3W alla ricarica dei Pixel Buds e 15W alla ricarica sempre senza fili degli altri dispositivi comunque certificati Wireless Qi.

Sempre a lancio in corso dei nuovi Pixel Phone, Google ha anche varato, negli USA, l’abbonamento Pixel Pass che, ispirato all’Apple One, pagando una tariffa mensile (45 dollari al mese optando per il Pixel 6, 55 dollari per il Pixel 6 Pro), offrirà la scelta tra un Pixel 6 e un 6 Pro, l’accesso ai servizi YouTube Premium/Music, a Google One (200 GB al mese), al Play Pass (un Netflix delle app) e, quanto a tutela dai guasti, l’assicurazione Preferred Care.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Insomma: è stata una presentazione più emozionale che tecnica, tanto che alcuni dettagli è stato impossibile appurarli in prima battuta: è il caso dell'audio, quasi sicuramente stereo su ambedue i modelli. La buona notizia è che questi top gamma arriveranno anche in Italia, visto che Google di recente ha dato mandato di incrementarne la produzione, per poter soddisfare quanti più mercati possibile, almeno in seconda battuta.

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