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Primo Levi e la sua lettera inedita in cui spiegò Auschwitz ad una bambina

L'autore di "Se questo è un uomo" ebbe il coraggio e l'abilità di saper spiegare gli orrori dell'Olocausto ad una bambina di soli 11 anni con una lettera inedita.

Libri
Pubblicato il 14 agosto 2018, alle ore 10:25

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Primo Levi e la sua lettera inedita in cui spiegò Auschwitz ad una bambina

Negli ultimi tempi è stata resa nota una storia che ha a che fare con Primo Levi, il famoso scrittore torinese che scrisse “Se questo è un uomo“. Su La Stampa, Monica Perosino ha raccontato, qualche tempo fa, un episodio di quando era bambina. Da piccola, infatti, lesse il romanzo “Se questo è un uomo” e, dopo averlo letto, sentì il bisogno di scrivere una lettera a Primo Levi per chiedergli alcune spiegazioni in merito alle vicende raccontate nel libro e non solo, con tutta la tipica ingenuità che poteva avere una bambina di soli 11 anni.

Primo Levi rispose a questa lettera e lo fece in un giorno molto particolare: il 25 aprile, il giorno della Festa della Liberazione italiana dal neofascismo. Monica Perosino scrisse a Primo Levi per una ragione ben precisa: voleva capire per quale motivo nessuno fosse riuscito a fermare prima l’Olocausto e se i tedeschi erano davvero cattivi.

Nella sua lettera di risposta, Primo Levi dichiarò: “A mio parere sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora […] È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato ed applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva, non solo nei Lager, ma in tutti i territori occupati, e specialmente in Europa Orientale. Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere, anche senza correre eccessivi rischi.

E’ proprio in quell’ “ignoranza volontaria” che si può ritrovare e riconoscere la banalità del male, quella che si appoggia e si adagia ad una situazione perché essa non tocca da vicino e personalmente. Primo Levi si diplomò e si laureò in fisica durante l’epoca del Fascismo.

Levi aveva origine ebraiche, per cui dovette affrontare non poche difficoltà a causa delle leggi razziali, ma riuscì a discutere la sua tesi in fisica e successivamente si alleò con i partigiani. Fu catturato dai nazisti e fu mandato ad Auschwitz, dove fu uno dei venti sopravvissuti.

Primo Levi morì poi nel 1987. Fu trovato morto nella tromba delle scale, non si sa se a causa di un’incidente o per un suicidio.

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Cosa ne pensa l’autore
Olga Dolce

Olga Dolce - Appena ho trovato questa notizia su internet ho sentito il bisogno di condividerla. Penso che personaggi del taglio di Primo Levi difficilmente possano ritrovarsi ai giorni nostri. Una persona che ha vissuto sulla propria pelle gli orrori dell'Olocausto e che con parole semplici cerca di spiegare tutto questo a una bambina innocente di soli 11 anni è senz'altro da ammirare. Resta e sarà sempre uno dei miei scrittori preferiti.

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