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"La fine della fine della terra", l’ultimo libro di Jonathan Franzen

La recente pubblicazione dell'americano Jonathan Franzen è un saggio su un tema in voga da sempre: il desiderio di capire il mondo. Lui ci prova e informa i suoi lettori dei risultati raggiunti.

Libri
Pubblicato il 28 aprile 2019, alle ore 16:05

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"La fine della fine della terra", l’ultimo libro di Jonathan Franzen

Lo scrittore e saggista statunitense si presenta in questa primavera con “La fine della fine della terra“, edito da Einaudi e pubblicato il 2 aprile 2019. Fra i grandi successi letterari dell’americano, si ricordano: “La ventisettesima città” del lontano 1988, “Forte movimento”, del 1992, “Le correzioni”, del 2002, “Libertà” del 2010 e “Purity”, del 2015. Dei saggi è utile citarne almeno due, quelli che presentano una caratterizzazione particolarmente incisiva: “Come stare soli” e “Più lontano ancora”, rispettivamente del 2002 e 2012.

“La fine della fine della terra” è, fra le due categorie predilette e frequentate da Jonathan, il romanzo e il saggio, uno scritto che si attaglia perfettamente alla seconda. E, visto il tema svolto fra le sue pagine, è indubbio che possa assurgere al successo dei suoi precedenti lavori. In estrema sintesi, il quesito del saggista mirerebbe a capire – cosa comune a un grande numero di individui – il mondo che lo circonda.

Uno degli aspetti che caratterizzano la scrittura di questo autore nato nell’Illinois (per i più curiosi il nome della cittadina in provincia di Chicago che gli ha dato i natali è squisitamente, per così dire, di gusto di frontiera: Western Springs) è sicuramente lo stile. Uno stile che annuncia i suoi pensieri con approccio schivo e trattenuto; le sue frasi si propongono con andamento pacato e meditato.

Il libro fa uso, va da sé, di narrazioni. Se si vuole, anche un semplice tweet è una narrazione. Ma ciò che porta a dare a questo autore attenzione è, in questo suo nuovo lavoro, la capacità di instillare nel lettore il piacere della meditazione. Meditazione e selezione verso la miriade di informazioni alle quali l’individuo è costretto da quando abbandona le coltri notturne, diretto verso le sue attività consuete.

Insomma, su cosa lo scrittore e saggista del Nuovo Mondo vuole informarci, pur senza strepiti e tentativi di avere ad ogni costo l’attenzione, è presto detto: si tratta di valutare l’effettivo valore della comunicazione, di un certo modo di comunicare.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesca Guglielmini

Francesca Guglielmini - Per ritornare al tweet citato nell’articolo, il suo uso è diventato abitudine comune anche per molte persone che rivestono cariche importanti. Il grande merito che ha Franzen in questo frangente è la capacità di soffermarsi a distinguere: probabilmente di primo acchito si potrebbe dire che la differenza maggiore tra un tweet di Trump e uno scritto di Jonathan è nella lunghezza. La risposta giusta è un'altra: il Presidente tende a semplificare la realtà, il saggista vuole analizzare la complessità.

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