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Hideo Azuma racconta la sua vita di senzatetto nel suo nuovo manga

Hideo Azuma, noto come creatore di "Pollon", racconta la sua vita di senzatetto e il coraggio di riprendere in mano la propria vita nel manga "Il diario della mia scomparsa". Una storia che riguarda moltissimi altri in Giappone.

Libri
Pubblicato il 25 agosto 2019, alle ore 17:09

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Hideo Azuma racconta la sua vita di senzatetto nel suo nuovo manga

Forse il nome di Hideo Azuma, a molti non dirà molto, ma è stato il creatore di Pollon, la bambina che voleva avere i poteri come suo nonno Zeus. Oggi, il creatore, racconta la sua vita da senzatetto in un manga dal titolo Il diario della mia scomparsa, pubblicato in Italia da J-Pop Manga, tradotto da C. Spiga.

Azuma è nato nel 1950 in Giappone, per la precisione a Hokkaido, per poi trasferirsi molto giovane nella capitale per realizzare il suo sogno. Verso gli anni 70, comincia a diventare noto e si fa conoscere, soprattutto, per due manga, ovvero Nanako SOS e Olympus no Pollon, trasposizione di due cartoni animati molto conosciuti e amati anche in Italia, rispettivamente Nana Super Girl e Pollon. 

Man mano che il successo comiciava a farsi sentire, non è riuscito a reggere il peso delle case editrici e ha cominciato ad avere problemi di depressione. Nella sua opera Il diario della mia scomparsa, racconta di essersene andato di casa senza dire nulla a nessuno. Abbandona la moglie e i due figli piccoli che, al momento del ritorno a casa, non lo riconoscono. Ritorna a casa grazie a un fan che lo riconosce e alla polizia che lo vede vagabondare per strada.

In casa fa fatica ad accettare il tutto, in quanto i fantasmi lo perseguitano nuovamente e, quindi, decide di andarsene nuovamente. Nell’intervista che ha rilasciato, in chiusura del manga, dice che: “Se si riesce a superare la fame e il freddo, la vita da senzatetto è piena di momenti piacevoli, visto che si è completamente liberi, non si hanno obblighi, né limitazioni”.

La sua vita da senzatetto ha ritmi regolari, sveglia prestissimo, ricerca di qualcosa di commestibile che solitamente si trova nella spazzatura, lavarsi nei bagni pubblici e poi recarsi in biblioteca per poter soddisfare la voglia di sapere e imparare. A un certo punto, qualcosa cambia. E’ assunto come operaio, riesce a guadagnarsi da vivere, cosa che gli permette di essere nuovamente accolto in famiglia e continuare la sua passione e lavoro.

Infine, a causa di alcuni problemi di salute, è ricoverato in un centro psichiatrico, una esperienza terribile di cui parla nel libro. Il suo caso, la sua storia non è isolata, perché sono tantissime, in Giappone, le persone che, stanche del troppo lavoro e oppresse da debiti, decidono di abbandonare la loro vita e vivere da senzatetto. Molti riescono a ricostruirsi una vita, proprio come Azuma, mentre altri tendono a perdersi lontano da tutto e tutti.

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Cosa ne pensa l’autore
Simona Bernini

Simona Bernini - Che triste realtà. Credo ci voglia grande coraggio da parte di Azuma per raccontarsi, non sia facile spiegare e vivere la propria vita di senzatetto, anche perché non tutti riescono a capirla. Azuma è stato bravo a reinventarsi, a riprendere in mano la sua vita e trovare una nuova via d'uscita.

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