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Gaudete et Exsultate, la santità della porta accanto

Nell'esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, Papa Francesco parla della santità comune, quella possibile a tutti, dei nemici della santità: gnosticismo e pelagianesimo, delle beatitudini, delle caratteristiche del "santo" e dello stare attenti al Maligno.

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Pubblicato il 10 aprile 2018, alle ore 18:46

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Gaudete et Exsultate, la santità della porta accanto

Chiamata alla santità nel mondo contemporaneo“, questo il tema dell’esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, resa pubblica il 9 aprile 2018. Papa Francesco in cinque capitoli, divisi in 177 paragrafi, invita tutti ad essere santi oggi, perché così vuole il Signore che “non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente“.

Il primo capitolo Papa Francesco lo dedica alla “classe media della santità“, a non pensare che santi siano solo le persone già beatificate o canonizzate. E porta alcuni esempi. La santità è presente “nel popolo di Dio paziente“, e sono i genitori che con amore crescono i loro figli, gli uomini e le donne che lavorano per sostenere la propria famiglia, i malati, le religiose anziane che sanno ancora sorridere. Questa santità è stata definita da Papa Francesco: ‘della porta accanto‘. 

Alcuni modelli di santità possono sembrare irraggiungibili, ma non dobbiamo scoraggiarci, perché il Signore ha pensato a una “via unica” propria per ciascuno di noi e quindi la santità non è riservata solo ad alcune persone come vescovi, sacerdoti, religiose, religiosi o a quelle persone che hanno molto tempo per pregare: “Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno“, scrive il Papa. Sono i piccoli gesti a far crescere la santità: il decidere di non criticare, l’ascoltare i figli quando hanno bisogno di parlare. Sono questi alcuni esempi riportati dal Papa augurando poi a ciascuno: “Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita“.

Papa Bergoglio mette in guardia chi ama il silenzio – tanto prezioso perchè la voce di Dio risuoni -, ma evita l’incontro con l’altro, chi ricerca la preghiera e sottovaluta il servizio, come anche il considerare “distrazioni” dal cammino di santità l’impegno pastorale e nel mondo. Il Papa invita a “non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia”.

Nel secondo capitolo Papa Francesco parla dello gnosticismo e del pelagianesimo, i “soliti” nemici della santità. La sicurezza dottrinale o disciplinare si trasforma in “elitarismo narcisista e autoritario” che analizza e classifica anzichè evangelizzare. Atteggiamento, sottolinea il Papa, che può essere trovato anche all’interno della Chiesa.

Molti falsi profeti, secondo Papa Bergoglio, si nascondono nella pronta risposta ad ogni domanda, mentre Dio è una sorpresa continua che ci supera, perché “non siamo noi a determinare in quale circostanza storica trovarlo” visto che il tempo, il luogo e la modalità dell’incontro non dipendono da noi. Il voler tutto chiaro e sicuro in qualche modo è un “pretende di dominare la trascendenza di Dio”, mentre a questa ci si arriva un po’ per volta e per questo dobbiamo stare in atteggiamento d’apertura che implica anche momenti di dubbio e interrogativi. 

Papa Francesco mette in guardia anche dal un atteggiamento proprio dei pelagiani “tutto si può fare con la volontà umana, come se essa fosse qualcosa di puro, perfetto, onnipotente, a cui si aggiunge la grazia”. La grazia – afferma il Papa Francesco – cammina con noi, ci accompagna, “non ci rende di colpo superuomini“. Chi cerca di vivere una vita santa, scrive il Papa, evita di porre la fiducia nelle proprie azioni, sa di appartenere a Dio e a Lui si offre così che il dono gratuito della grazia cresca e si sviluppi e non divenga un “pezzo da museo o in un possesso di pochi” come accade nei gruppi quando si dà troppa “importanza all’osservanza di determinate norme proprie“. 

La carità, ha scritto il Papa concludendo il secondo capitolo è al centro di tutto: “In mezzo alla fitta selva di precetti e prescrizioni, Gesù apre una breccia che permette di distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello“.

Nel terzo capitolo, Papa Francesco presenta le beatitudini evangeliche come “carta d’identità del cristiano”. Nell’attualizzarle il Papa ha ricordato che la ricchezza non assicura nulla, ottiene un effetto contrario, perché sazio di sé il cuore s’allontana da Dio e dai fratelli, mentre i cieli sono promessi ai “poveri in spirito”.

La mitezza, ricorda il Papa, è necessaria sempre, “anche quando si difende la propria fede”. Ci sono persone che si lasciano trafiggere dal dolore e piangono in cuor loro, queste sono beate perché capaci “di raggiungere le profondità della vita”. Anche cercare la giustizia come chi ha fame e sete, e non per interesse personale, è santità. Chi è misericordioso verso gli altri, troverà misericordia. Sono beati coloro che concretamente operano per la pace. Beati sono coloro che non pretendono una vita comoda, ma anche a costo di persecuzioni operano per la giustizia.

Il quarto capitolo è dedicato da Papa Francesco ad alcune caratteristiche “indispensabili” nello stile di vita del santo e sono la sopportazione, la pazienza, la mitezza, l’umiltà, la gioia e l’humor, l’audacia.

Il Papa allarga il suo pensiero parlando dei rischi che possono correre anche i media cattolici, in particolare i blog e i siti che “possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet…”. E mette dal salvaguardare gli “altri comandamenti, passando sopra l’ottavo” che recita: “Non dire falsa testimonianza”, distruggendo, senza pietà l’immagine di altre persone. Il santo, afferma Papa Francesco, non si fa giudice del fratello.

La novità di Dio – scrive Papa Francesco – ci spinge continuamente a cercarlo oltreverso le periferie e le frontiere… là lo troveremo: Lui sarà già lì”. La testimonianza di molti preti, religiosi e laici ci ricorda che la Chiesa ha bisogno “di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita” e non di burocrati.

Prima di passare all’ultimo capitolo il Papa ricorda che la santità richiede anche un’apertura abituale a Dio attraverso la preghiera e l’adorazione.

Nel quinto capitolo il Papa avverte che il cammino di santità deve mettere in conto anche la lotta “contro il diavolo, che è il principe del male”. Non considerare questo rischio ci porta ad “abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti”. Il discernimento aiuta a capire cosa viene da Dio e cosa invece dal Maligno. Uno strumento quotidiano, molto utile, spiega il Papa è “l’esame di coscienza”.

L’ultimo invito del Papa è quello di rinunciare ai propri schemi, di restare in un atteggiamento di apertura, accoglienza e obbedienza al Vangelo e al Magistero, per un oggi di salvezza.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Credo di aver conosciuto e di conoscere anch'io persone che vivono in santità. Ho visto con i miei occhi bambini pronti e disponibili ad aiutare i compagni, genitori pazienti con il cammino di crescita dei propri figli, ma anche mogli e mariti fedeli in attesa che il partner "ritorni" al primo amore, persone anziane serene e sorridenti... Ho visto volontari che si fanno in quattro per gli altri... Forse non lo sanno, ma appartengono al mondo dei "santi".

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