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L’assicurazione diventa Insurer of Things ed offre polizze profilate

Secondo le stime di settore, sempre più assicurazioni investono in tecnologie Internet of Things per poter meglio profilare gli utenti. Si va verso l'Insurer of Things che offrirà polizze iperpersonalizzate ed eviterà le frodi assicurative. E la privacy?

Hi-Tech
Pubblicato il 16 dicembre 2015, alle ore 12:28

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L’assicurazione diventa Insurer of Things ed offre polizze profilate

Il settore delle assicurazioni, per molto tempo, è risultato essere uno degli ambiti di business più refrattari all’introduzione di innovazione: i contatti, sino a poco fa, avvenivano ancora con telefonate e porta a porta, i dati venivano schedati in archivi cartacei, le proposte assicurative erano – grosso modo – standardizzate. Secondo diversi studi di settore, però, l’assicurazione starebbe per tramutarsi in “Insurer of Things” grazie all’influsso della Internet of Things. Procediamo con ordine.

L’internet of things è una prassi tecnologia molto attuale che mira a rendere smart, interattivi, tutti gli elementi che ci circondano. Questi ultimi raccolgono dati sul loro funzionamento, su ciò che ospitano o su quello che li circonda (in termini anche ambientali): tutto questi dati, registrati, vengono scambiati tra di loro, per generare ulteriori implementazioni, e vengono comunicati in remoto alle persone, tramite gli smartphone o altri device mobili. La finalità di un tal sistema, di connessione always on delle cose è semplice da intuire: l’ottimizzazione della gestione della cosa quotidiana.

Possiamo, con l’Internet of Things, avviare da remoto il riscaldamento di casa solo quando stiamo per tornarvi, monitorare i paraggi pur essendo al lavoro in ufficio, venir avvertiti dal frigo se il latte è finito o è in scadenza. In modo da passare al più vicino supermercato per prendere quello che il frigo, ed il nostro appetito, vorrebbe “digerire”. Tutto molto comodo.

A beneficiare di questa comodità, però, potremmo non essere solo noi utenti finali ma anche qualche intermediario come, appunto, le società di assicurazione che, acquisendo i dati registrati dall’internet of things, potrebbero conoscerci meglio e varare offerte più personalizzate. Un po’ come i banner ad hoc che vediamo su Google dopo aver visitato Amazon. Il concetto è lo stesso e lo han ben espresso anche Valter Trevisani, group head of Insurance & Reinsurance di Generali, il quale ha spiegato – a margine dell’acquisizione di MyDrive Solutions, una startup inglese specializzata nel profilare stili di guida mediante sensori e “scatole nere” per auto – che “l’impiego dell’IOT nel settore assicurazione fornisce molti dati utili che permettono un’offerta ritagliata esattamente sulle esigenze di ogni singolo cliente”. In pratica l’utente finale potrebbe beneficiare di offerte tarate sulla sua persona, sul suo comportamento effettivo, non pagano più di quanto potrebbe con un profilo generale: d’altro canto, le assicurazioni potrebbero, avendo dati reali, evitare diverse frodi e pagare a ciascuno solo quello che davvero gli spetta, quando è il caso.

E la privacy? Nel caso le assicurazioni si evolvessero in “Insurer ot Things” grazie all’Internet of Things, il problema non si porrebbe. E sempre, il dottor Trevisani della Generali a spiegarcelo, in calce al suo intervento, allorché assicura che i dati raccolti con queste nuove modalità sono gestiti in un rapporto esclusivo, one to one, tra azienda e cliente, e vengono elaborati e trattati garantendo la miglior tutela della sicurezza e della privacy.  .

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Ricordo che, un tempo fa, c'era la società di assicurazione "Sara Assicurazioni" che prometteva di far pagare gli automobilisti solo per l'uso effettivo delle loro auto. Polizze assicurative tagliate al metro. Come le pizze. Scherzi a parte, da allora il settore assicurativo si è sempre più interessato alla profilazione del cliente e., se prima certe pratiche potevano sembrare "pittoresche" trovate di qualche società di nicchia, oggi - invece - tali prassi rischiano di diventare davvero uno standard. Non solo nelle assicurazioni auto, anche in quelle sanitarie, sulla vita e via discorrendo. E' un vantaggio? Certo. Ma, come anticipavo, è anche un rischio. E se capitasse, infatti, che nessuna società volesse assicurare un paziente perché soggetto spesso a certi problemi fisici? Insomma, l'insurer ot things, per affermarsi presso la clientela, dovrà esibire qualcosa di più di un semplice e allettante sconto sulle polizze. Dovrà dimostrare di saper badare a tutti, senza discriminazione alcuna.

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