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Dal progetto Rocsafe, i droni in grado di riconoscere le armi chimiche

Grazie a nuovi progetti europei, come Rocsafe, verranno realizzati droni in grado di riconoscere sostanze nocive e tossiche, e di operare sul campo.

Hi-Tech
Pubblicato il 30 marzo 2018, alle ore 19:13

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Dal progetto Rocsafe, i droni in grado di riconoscere le armi chimiche

La prima fase progetto europeo Rocsafe (Remotely Operated CBRN e Scene Assessment & Forensic Examination), coordinato dall’Università nazionale d’Irlanda con sede a Galway, ha permesso di realizzare dei droni in grado di riconoscere sostanze pericolose e addirittura armi chimiche, come gas nervino, antrace o polonio. Si tratta di droni appartenenti alla flotta “Sherlock Holmes”, creata per raccogliere prove in una scena pericolosa, in modo da garantire la sicurezza degli investigatori o degli operatori

Il Cnr e il Centro di ricerche elettro-ottiche rappresentano il nostro paese nel progetto europeo. Il progetto, come accennato, prevede due fasi: la prima appunto è quella di creare droni con sensori, controllati da remoto e specializzati nell’individuare sostanze tossiche. La seconda consiste nella creazione di robot terrestri, in grado di raccogliere sulla scena del crimine prove da analizzare successivamente in laboratorio.

Intanto, per elaborare tutte le informazioni che arriveranno alla centrale di comando, i ricercatori stanno cercando di sviluppare un software apposito, in grado di mostrare le informazioni raccolte velocemente. Le creazioni non finiscono qui: è in realizzazione di un prototipo di un robot dotato di sei ruote e lungo 1.5 metri, capace di muoversi su terreni “scomodi” e accidentati, per raccogliere e imbustare le prove.

Il progetto Rocsafe finirà nel 2019, ma non è l’unico progetto europeo. Infatti, si parla anche di Gift Cbrn. Si tratta di una specie di “cassetta degli attrezzi” in grado di riconoscere tossine pericolose o radioattive, in sole 1-2 ore. Questo potrebbe aiutare la polizia scientifica nel riconoscere e operare con le armi chimiche.

Questi progetti, una volta realizzati, saranno in grado di aiutare e migliorare il servizio sul campo, su uno scenario pericoloso, in cui normalmente opererebbero persone specializzate, rischiando la vita. Sfortunatamente, i droni non vengono solo utilizzati in campo investigativo per monitorare la situazione, ma anche in campo militare come armi: per questo motivo, bisogna incentivare progetti come questi.

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Cosa ne pensa l’autore
Giada Corradini

Giada Corradini - Penso che progetti come questi aiutino lo sviluppo tecnologico, soprattutto in questo campo.È un bene che il progetto sia a buon punto, realizzare un buon software per migliorare le comunicazioni e per trasmettere le informazioni: penso che migliori la qualità del lavoro. Appena sarranno pronti, questi droni potranno aiutare in molti scenari.

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