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Coronavirus: quali rischi comporta la perdita delle libertà e della privacy?

In una pandemia, la priorità è senza dubbio cercare di contenere i contagi, e mettere in pausa libertà come quella di movimento può essere un sacrificio necessario. Ma le intromissioni nella sfera dei dati personali quali rischi può comportare?

Hi-Tech
Pubblicato il 25 marzo 2020, alle ore 03:18

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Coronavirus: quali rischi comporta la perdita delle libertà e della privacy?

L’11 gennaio scorso la Cina dichiarava il primo decesso causato dal coronavirus Covid-19. Dieci settimane dopo il mondo intero si è fermato di colpo e quando si rimetterà in moto non sarà più lo stesso. Vivremo in un nuovo ordine mondiale, con nuove norme di prevenzione e controllo figlie delle misure che gli stati stanno adottando per combattere un nemico invisibile che si diffonde rapidamente. In una pandemia la priorità è cercare di contenere i contagi. La storia ci insegna che il rischio è elevato: la pandemia del 1918 o influenza spagnola causò la morte di 50/100 milioni di persone. Per questo molti Stati sono disposti a ricorrere a qualsiasi mezzo per cercare di bloccare il coronavirus.

Le compagnie telefoniche stanno fornendo ai Governi gli strumenti per controllare gli spostamenti delle persone che sono in quarantena. In Cina, il governo ha adottato misure tecnologiche estremamente invasive. In Corea del Sud, oltre a fare più tamponi che in qualsiasi altro paese, il ministero della Salute ha pubblicato informazioni su ciascun individuo infetto. Negli Stati Uniti, la Casa Bianca ha contattato Google, Facebook e altre società per riuscire ad utilizzare i dati sulla posizione dei telefoni cellulari.

Sono misure che restringono le libertà individuali fino a limiti inimmaginabili in una democrazia liberale e allo stesso tempo rafforzano lo Stato-nazione a scapito della cooperazione internazionale senza la quale è impossibile sconfiggere il virus. Oggi tutto è giustificato dall’emergenza sanitaria, ma cosa succederà domani? Intensificare la sorveglianza per combattere l’epidemia oggi potrebbe aprire le porte a forme permanenti e più invasive di ingerenza domani.

L’isolamento: è la misura più radicale di tutte, un esperimento mai provato in tanti paesi allo stesso momento. Lo Stato annulla la libertà di movimento dei cittadini. Il costo sociale ed economico è incalcolabile, ma è giustificato perché la Cina, che il 23 gennaio ha ridotto gli spostamenti di 750 milioni di persone e messo in quarantena altri 150 milioni, ha ridotto il numero di contagi.

Quello della protezione dei dati personali è stato un tema molto dibattuto negli anni scorsi. Ma ora in nome della lotta al coronavirus le intromissioni dello Stato nella privacy sono legittime anche nelle democrazie, dove c’è il rischio che si consolidino.

Il coronavirus si è già stato portato via tante vite. Ci ha privato del sonno, sta danneggiando la nostra economia, ha cancellato i nostri programmi. Non possiamo permettere che ci porti via anche i nostri diritti. La privacy deve essere curata, anche in periodi di pandemia.

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Cosa ne pensa l’autore
Rita Piras

Rita Piras - Nel tentativo di contenere la pandemia, molti Stati stanno utilizzando strumenti di sorveglianza digitale. È comprensibile che le autorità siano disposte a ricorrere a qualsiasi mezzo per cercare di bloccare il virus, ma intensificare la sorveglianza per combattere l'epidemia oggi potrebbe aprire le porte a forme permanenti e più invasive di ingerenza domani. La fiducia nella classe politica era già precaria prima dello scoppio della pandemia, e l'emergenza sanitaria l'ha sicuramente aggravata.

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