È sempre difficile parlare di un fallimento, poiché rappresenta una sconfitta, soprattutto per chi vi lavora all’interno di un’azienda. Tuttavia, il destino di “Games and Movies” era già nell’aria almeno dalla metà dell’anno scorso: il sito cercava di rompere il mercato con prezzi che nessun altro rivenditore, nemmeno giganti con le spalle coperte come Amazon o GameStop (oggi Gamelife), poteva permettersi di sostenere.
Rivisitando ironicamente la massima di Harry Gordon Selfridge, potremmo dire che il cliente ha sempre ragione finché non ha torto, ma in questo caso l’utenza era totalmente dalla parte della ragione. Basta semplicemente visitare un qualsiasi gruppo dedicato ai videogiochi per leggere di come numerosi titoli prenotati dai videogiocatori, come per esempio “Pokemon Z-A” e altri titoli di casa Nintendo, solamente per citarne alcuni.
Per molti si è trattato di un vero e proprio ‘schema Ponzi’: il portale, infatti, generava liquidità soprattutto attraverso i preordini di titoli mai annunciati ufficialmente, come The Last of Us III o l’ipotetico remake di Resident Evil CODE: Veronica X. Nonostante Capcom non avesse mai confermato la lavorazione di quest’ultimo, il sito lo proponeva a un prezzo di circa 40 euro: praticamente la metà rispetto a un normale titolo ‘Tripla A’ su PlayStation, Xbox o Steam. Si citano questi due titoli, ma erano numerosi i giochi messi in vendita basati solamente su dei rumors.
L’utente quindi, ingolosito dal prezzo basso di giochi con un importante hype, acquistava alla cieca, con la speranza che il titolo sarebbe uscito sul mercato il prima possibile. Per questo si ipotizza allo schema Ponzi, dove i soldi dei nuovi preordini servono a pagare i debiti pregressi con i fornitori o acquistare, almeno fin quando è stato possibile come si può vedere dalle ultime recensioni su Trustpilot, copie per i clienti che urlano più forte o che hanno aperto contestazioni PayPal.
Purtroppo, come evidenziato anche da un’inchiesta di Altroconsumo, nell’ultimo periodo la consegna dei prodotti era diventata un evento sempre più raro. Resta il fatto però che molti acquirenti, fiduciosi che il proprio titolo sarebbe prima o poi arrivato nelle loro mani, hanno commesso l’errore fatale di lasciar trascorrere i 180 giorni previsti da PayPal per aprire una contestazione. Superato questo termine, la protezione acquisti decade, lasciando l’utente senza alcuna possibilità di recupero immediato tramite la piattaforma.
Purtroppo la sorte sembra scritta, visto che con l’istanza di fallimento avvenuta in questi giorni, difficilmente il cliente otterrà indietro la propria cifra. L’utente infatti deve entrare nella procedura fallimentare come creditore, in cui verrà nominato un curatore fallimentare e fare una richiesta ufficiale (insinuazione al passivo) e sperare fortemente che siano rimasti dei soldi in cassa.
Resta il fatto che, in caso di liquidazione, la legge parla chiaro: gli utenti saranno gli ultimi a essere pagati. Infatti per primo vengono saldate le spese della procedura (avvocati e tribunale); a seguire i dipendenti, per stipendi arretrati e TFR; poi le tasse e i contributi dovuti allo Stato; infine le banche e i creditori privilegiati. Solo all’ultimo posto si trovano i clienti, categoria in cui rientrano tutti coloro che hanno preordini mai consegnati o rimborsi richiesti e mai ricevuti.
L’ultimo comunicato di “Games and Movies”
Nella giornata di oggi, 18 marzo, i vertici di “Games and Movies” hanno rotto il silenzio con un lungo comunicato ufficiale. Tuttavia, quella che doveva essere una nota di chiarimento si è trasformata, in un estremo tentativo di “scaricabarile”. Nel testo rilasciato su Instagram, la proprietà ripercorre le tappe di un declino iniziato nel 2025, attribuendo il fallimento a criticità strutturali e fornitori inadempienti.
Le loro idee di espansione sarebbero saltate a causa di un mancato accordo con una presunta multinazionale, tra cui noti imprenditori di Milano e Brescia, che avrebbe portato a un investimento complessivo di 5 milioni di euro, che avrebbe compreso un’apertura 100 punti vendita in 5 anni, partecipazione a oltre 60 fiere nazionali, coinvolgimento di influencer importanti e molto altro.
Tra l’altro nel comunicato ammettono esplicitamente di aver operato in perdita, il che conferma l’insostenibilità del loro progetto, con la speranza che i problemi si sarebbero risolti con il tempo: “Per onorare gli impegni verso i clienti finali l’azienda ha acquistato prodotti attraverso distributori alternativi italiani a condizioni economiche nettamente più onerose, compromettendo in modo significativo la liquidità.I tentativi di risanamento da parte dell’amministrazione e del reparto operativo sono stati numerosi e incessanti, con contributi personali significativi volti ad una speranzosa conclusione positiva dei disagi”.
Una piccolissima speranza per ricevere il rimborso
Uno YouTuber che può riassumere brevemente la storia del portale è sicuramente LaFrecciaBlu, che ha raccontato prima in un video del 6 gennaio dei problemi che aveva riscontrato con G&M e poi successivamente, in un altro video di 3 settimane fa, annuncia candidamente la rara possibilità di recuperare i suoi soldi.
Una piccola speranza di recupero rimane legata alle richieste di rimborso tramite PayPal o alla procedura di chargeback, sebbene quest’ultima dipenda strettamente dalle politiche interne della propria banca. Per chi volesse tentare di salvare il salvabile, su Telegram esiste il gruppo @gamesandmoviesutenti, dove è stata messa a disposizione una guida dettagliata per supportare chi non ha ricevuto né i prodotti né il rimborso.