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"Age of Empires: Definitive Edition": una storia lunga venti anni

L'ultima operazione per riportare alla luce "Age of Empires", uno dei più grandi videogiochi strategici, ha ridato vita al videogioco che vent'anni fa ha cambiato i canoni del raccontare la storia attraverso le battaglie: un ritorno poco riuscito.

Games
Pubblicato il 20 febbraio 2018, alle ore 12:54

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"Age of Empires: Definitive Edition": una storia lunga venti anni

Con “Age of Empires: Definitive Edition“, Microsoft riporta i giocatori alle origini del gioco che ha aperto, a metà degli anni Novanta, una nuova serie di strategia di successo che ha saputo sopravanzare anche i concorrenti più agguerriti dell’era, come le serie di Warcraft e di Command & Conquer.

Age of Empires” proponeva la nascita e la crescita dell’accampamento di una società dell’era classica (greca, romana, etc) e, partendo da una piccola struttura, si preparavano unità ed edifici in grado di rendere forte il proprio popolo nel contesto di alcune missioni da portare a termine: in questo senso, il gioco di Microsoft era anche più semplice dei concorrenti come funzioni, ma molto attento alla qualità delle sfide.

“Age of Empires: Definitive Edition” riporta agli occhi di giocatori del tempo e giovani neofiti il primo capitolo con elementi di Age of Empires II e III, di cui viene ripreso soprattutto l’aspetto grafico. La grande innovazione del titolo era il fatto che alla strategia si aggiungeva l’evoluzione della popolazione di Civilization.

La trasposizione odierna e la grafica dei titoli successivi, a parte un miglioramento della schermata di avvio, finisce qui: i programmatori hanno pensato, sbagliando di netto, di mantenere i canoni di più di venti anni fa, come il movimento delle unità, che spesso si incastrano e non trovano la via e, una volta scontrati con l’avversario di turno, si fermano, necessitando un nuovo intervento del giocatore con il mouse.

Le campagne sono tante e del tutto simili a quelle originali ma, anche qui, si vede lo scarso impegno della trasposizione dei programmatori di Forgotten Empires, i quali hanno sostituiti le sequenze del tempo con schermate fisse senza vitalità e con la voce esterna che narra gli obiettivi da raggiungere: troppo poco per dare i giusti meriti ad un grande titolo del passato.

L’unico dato tecnico migliorato è rappresentato dalla popolazione massima delle unità, portata a 250, che permette al nemico di scatenare attacchi più importanti in termini di difficoltà. Ma, anche qui, basta anteporre una buona difesa, predisporre un esercito di unità potenti e sferrare l’attacco decisivo per vincere. Pochi cambiamenti, anzi, nessuno, all’intelligenza artificiale, la quale si rifà a standard molto datati.

“Age of Empires: Definitive Edition” è quindi una semplice operazione nostalgica che rievoca i fasti di un titolo, poco denotabili a causa di un impegno quasi nullo dei programmatori ad adeguare il classico gameplay agli standard moderni.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - "Age of Empires: Definitive Edition", invece che dare i giusti allori al gioco strategico targato Microsoft, lo marchia in negativo: venti anni fa questo gioco combinava la strategia in tempo reale con l'evoluzione della civiltà, per la prima volta. Oggi, "Age of Empires: Definitive Edition" appare una semplice "operazione nostalgia", identica a quelle che in tutto e per tutto compaiono spesso sulla tv pubblica: i miglioramenti sono ridotti all'osso (schermata di avvio e limite delle unità potenziato): per il resto non si sono allineati gli standard di allora a quelli di oggi, lasciando un gameplay con tantissimi limiti frustranti. "Age of Empires: Definitive Edition" è una vera e propria occasione persa, e merita due stelle di valutazione su una scala massima di cinque stelle.

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