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Il direttore scientifico dell’IRCCS dice la sua sul ricovero di Schumacher a Parigi

Negli ultimi giorni ha fatto molto discutere il ricovero di Michael Schumacher presso l’ospedale Georges Pompidou di Parigi. A voler esprimere un suo parere in merito è stato Angelo Vescovi, direttore scientifico dell’IRCSS.

Formula 1
Pubblicato il 11 settembre 2019, alle ore 10:54

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Il direttore scientifico dell’IRCCS dice la sua sul ricovero di Schumacher a Parigi

Dopo diversi mesi in cui nulla è trapelato sulle condizioni di salute di Michael Schumacher, a riaccendere i riflettori sul sette volte campione del mondo è stata la recente notizia del suo ricovero presso l’ospedale Georges Pompidou di Parigi.

Giunto nella struttura a bordo di un’ambulanza con targa svizzera, l’ex ferrarista è stato trasferito nell’unità di monitoraggio continuo del dipartimento di chirurgia cardiovascolare. Ricoverato sotto falso nome, stando a quanto diffuso dal quotidiano Le Parisien, “beneficerà di infusioni di cellule staminali diffuse nell’organismo per ottenere un’azione antinfiammatoria sistemica, cioè in tutto il corpo”. A seguirlo ci sarà Philippe Menasché, considerato un pioniere della terapia cellulare per la cura dell’insufficienza cardiaca.

Al momento non si conoscono i dettagli sul trattamento a cui verrà sottoposto il pilota più titolato della storia della Formula 1. Il massimo riserbo della famiglia e dello staff medico non permette nemmeno di capire come proceda la convalescenza. Da qui l’unica possibilità per saperne di più, rimane quella di affidarsi alla parola di qualche esperto del settore. Ed è questo il caso di Angelo Vescovi, direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, che ha spiegato che molto probabilmente avremo a che fare con un intervento sperimentale con cellule staminali.

Come da lui rivelato, un simile approccio fu tentato qualche anno fa anche in Italia. In quella circostanza il paziente era in coma, così come è ragionevole pensare che lo sia oggi Schumacher. Anche perché lo stesso direttore, aggiunge che “circa 5-6 anni fa ero stato contattato da una persona che conosceva la famiglia di Schumacher, che mi aveva chiesto se si poteva fare qualcosa, ma poi non se ne fece più nulla”. All’epoca il suo team era riuscito a raggiungere dei risultati confortanti, iniettando nel cervello di un ragazzo in coma le stesse cellule utilizzate per la cura della sclerosi multipla. La terapia però non fu più praticata dopo il caso Stamina.

Al momento si può quindi solo ipotizzare cosa sia stato deciso di fare per migliorare il quadro clinico del tedesco. Non essendoci dati sufficienti sull’uso delle staminali su persone in coma, resta però difficile poter fare delle previsioni. Dal suo punto di vista, qualora non esistano delle alternative, è giusto seguire questa strada attenendosi ai principi dell’etica e della sicurezza del paziente. Anche perché tecnicamente non è difficile far giungere queste cellule al cervello. A livello teorico questo trattamento potrebbe ridurre l’infiammazione, ma c’è il rischio che il caso mediatico sollevato possa dar adito alla nascita di cliniche che offrano delle soluzioni poco ortodosse e prive di fondamento scientifico.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - È davvero difficile arrivare a pensare qualcosa sul caso di Schumacher. Non conoscendo le sue reali condizioni di salute a più di cinque anni e mezzo da quel tragico incidente, chiunque può dire la sua, speculando su quella che è la sua convalescenza. La cosa più preoccupante fatta intendere dal dottor Vescovi, è che Schumacher è in condizioni critiche e gli stessi medici possono ben poco. Da qui l’unica soluzione sembra essere quella di una terapia sperimentale. Il che vuol dire che tutto quello fatto finora non ha raggiunto gli obiettivi sperati.

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