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Ringiovanimento digitale: l’ultima tecnica cinematografica di Hollywood imperversa

Ad Hollywood imperversa la moda del ringiovanimento digitale. Questa tecnica è già stata usata per film come "Gemini Man" e "The Irishman", ma c'è il rischio dell'utilizzo "Post-mortem" e del "Deep Fake" degli attori.

Cinema
Pubblicato il 29 novembre 2019, alle ore 23:45

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Ringiovanimento digitale: l’ultima tecnica cinematografica di Hollywood imperversa

Nell’industria cinematografica gli effetti speciali sono molto comuni e all’ordine del giorno, eppure ci sorprendono ancora. Le tecniche cinematografiche ci permettono di creare mondi che non esistono, generare scene altrimenti impossibili e creare degli spettacoli totalmente inimmaginabili senza l’ausilio di queste moderne tecniche.

Il ringiovanimento digitale è l’ultima tecnologia disponibile ad Hollywood, già vista in film come “Gemini Man“, dove Will Smith affronta una versione più giovane di se stesso di oltre 30 anni, o in “The Irishman“, dove l’attore Robert de Niro appare più giovane di 20 anni. La particolarità di questa tecnica risiede nella perfezione dei risultati ottenuti, rendendo l’immagine praticamente indistinguibile dalla realtà stessa.

Fino ad oggi Hollywood ha usato diverse tecniche quali trucco, luci ed ombre per ringiovanire gli attori ma queste tecniche hanno dei limiti, perché permettono di aggiungere materiale ma non di rimuoverlo. Alcuni attori stanno già speculando sulla possibilità di vendere i loro diritti “post-mortem“, cioè di continuare a fare film con le loro facce digitali una volta morti, mentre altri sono più preoccupati per i cosiddetti “deep-fake” che consistono nell’utilizzare effetti speciali per mettere i volti delle persone in ogni situazione in modo iper-realistico.

Secondo la critica, se questa tecnica può essere utile e straordinaria nei due film sopra citati, come per tutte le cose non se ne deve abusare. Questa nuova tecnica viene definita come inquietante, poichè permette di vedere nuovi film interpretati da attori morti magari cinquant’anni fa, come se fosse una cosa normale, ma anche perché si tratterebbe di avatar digitali che hanno soltanto le sembianze delle persone reali, senza la loro anima.

Secondo gli esperti, se questa tendenza prendesse piede molti attori diventerebbero immortali, pensando di poter continuare a guadagnare senza spendere materialmente i propri soldi o ritrovandosi materializzati nei posti e nelle situazioni più impensabili, senza poter fare nulla per controllare lo sfruttamento della loro immagine. Il rischio è la sostituzione della realtà con un mondo via via sempre più finto ed artificiale, che con le sue illusioni e creazioni perfette può finire col danneggiare il benessere e la salute mentale delle persone.

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Cosa ne pensa l’autore
Carlo Crescenzi

Carlo Crescenzi - Preferisco le novità e perciò non sono molto propenso al riciclo di attori ormai morti. Tuttavia - in alcune occasioni - la cosa potrebbe essere interessante per far rivivere più che l'attore, il personaggio da lui interpretato e a cui il pubblico è affezionato, perché lo identifica con quel volto. Cito ad esempio il film "Rogue One", dove sono stati ricreati digitalmente il comandante Tarkin e la principessa Leia. Tuttavia, preferirei che si facesse più leva su nuovi talenti e nuove storie piuttosto che sempre sugli stessi volti.

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