Con la famosa frase dove eravamo rimasti, Enzo Tortora torna a condurre Portobello dopo l’assoluzione definitiva. Le stesse parole pronunciate all’epoca dal conduttore aprono la serie diretta da Marco Bellocchio e suonano meglio di un saluto: le sue parole, infatti, appaiono come un invito collettivo a fare i conti con una pagina dolorosa della storia italiana.
La produzione, primo titolo italiano realizzato per HBO Max nel nostro Paese, ricostruisce con rigore uno dei più discussi abbagli giudiziari degli anni Ottanta. Il celebre conduttore, fermato dalle forze dell’ordine il 17 giugno 1983, percorre un capitolo della sua vita che lo segnerà per sempre. Le contestazioni, fondate sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su elementi rivelatisi fragili, come un nome annotato in modo impreciso su un’agenda, pesano su di lui come un macigno.
Nonostante incongruenze evidenti, nel 1985 arriva una pesante sentenza di primo grado; l’anno successivo la Corte d’Appello ribalta tutto e nel 1987 la Cassazione conferma l’innocenza.Bellocchio non si limita alla cronaca. Il suo sguardo indaga il clima di quegli anni, quando l’opinione pubblica si divise rapidamente, trasformando il processo in uno spettacolo parallelo a quello televisivo.
La serie mostra un sistema procedurale antecedente alle riforme che avrebbero introdotto maggior equilibrio tra accusa e difesa e il principio del “ragionevole dubbio”. All’epoca, molte garanzie oggi considerate essenziali non erano ancora previste. Visivamente potente è il simbolo del castello di carte che cresce nello studio: un’immagine che richiama la fragilità di una reputazione messa in discussione sotto gli occhi di milioni di spettatori.
Ogni episodio interroga lo spettatore su quanto sia sottile il confine tra fiducia e sospetto. Straordinaria l’interpretazione di Fabrizio Gifuni, che restituisce un Tortora fiero, ferito ma determinato a difendere la propria dignità. Il risultato è un racconto civile e attuale, capace di parlare al presente e di ricordare quanto sia prezioso il dubbio in una democrazia.