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Polansky, accusato di violenza, vince il César tra le proteste e le polemiche

Il regista Roman Polansky ha vinto il César per la regia con il film J'accuse. La premiazione del regista, accusato di violenza sulle donne, ha provocato proteste in teatro e uno strascico di polemiche.

Cinema
Pubblicato il 1 marzo 2020, alle ore 11:56

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Polansky, accusato di violenza, vince il César tra le proteste e le polemiche

Ancor prima dell’assegnazione dei César, gli Oscar francesi, le nomination per il film del regista Roman Polansky, “L’ufficiale e la spia” (J’accuse), avevano provocato polemiche e imbarazzi. Il regista, contestato per non mai scontato la pena per la condanna di stupro di una tredicenne negli Stati Uniti, nel ’77, è stato accusato nel corso degli anni di violenze e molestie da parte di altre donne.

L’accostare il suo nome ai César non poteva essere un’operazione indolore, tanto che all’atto delle nomination (ben 12) l’intero consiglio direttivo dell’Accademia si era dimesso e anche il ministro Cultura, Franck Riester, si era espresso negativamente nei suoi confronti.

Le proteste

Nonostante tutto ciò, venerdì sera a Parigi il César per la regia è stato assegnato a Polansky, che non era presente nel teatro, per il suo J’accuse. Le reazioni sono state immediate: l’attrice Adèle Haenel, candidata come miglior attrice per “Ritratto di una giovane in fiamme”, si è alzata e ha lasciato il teatro urlando “vergogna”, seguita subito dopo dalla regista Céline Sciamma e da diversi uomini e donne.

Adèle Haenel aveva confessato recentemente di essere stata lei stessa molestata, quando era ragazzina, dal regista che l’aveva diretta in “Devils” e per questo si era dichiarata contraria all’assegnazione di un premio al Polansky: “Dargli un premio sarebbe come sputare in faccia alle vittime“. La stessa presentatrice della serata, Florence Foresti, si è espressa con un post su Instagram con la scritta: “Disgustata”.

Non sono mancate le proteste delle femministe, che avevano tappezzato i muri di Parigi con slogan come “Violanski”, e che alla notizia del premio sono degenerate tanto da richiedere l’intervento della polizia con i fumogeni.

Le accuse di violenza

Il motivo principale delle proteste riguarda una condanna per violenza mai scontata. Nel 1977 negli Stati Uniti venne condannato per violenza sessuale sulla tredicenne Samantha Geimer, “drogata” con champagne e sonniferi e poi abusata. Polansky ammise la violenza a seguito di un patteggiamento, ma fuggì in Francia alla vigilia della sentenza. Nel corso degli anni altre cinque donne lo hanno accusato: da ultima l’attrice Valentine Monnier che ha raccontato di una brutale violenza avvenuta nel 1975, reato ormai prescritto.

Nel modo dello spettacolo, a dispetto di tutto, Polansky ha sempre trovato qualcuno disposto ad appoggiarlo, come Quentin Tarantino e, recentemente, Alberto Barbera, direttore della Mostra di Venezia che ha dichiarato che bisogna distinguere l’uomo dall’artista e l’ha paragonato a Caravaggio, un assassino che tutti apprezziamo per le sue opere. E proprio questo paragone è lo spunto che in queste ore è usato su Twitter per criticare Polansky e chi lo difende. 

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Cosa ne pensa l’autore
Monica Pozzoli

Monica Pozzoli - Condivido l'opinione di Adèle Haenel: Polansky è un uomo che ha drogato una minorenne per abusare di lei e sarebbe dovuto finire in prigione. Il fatto che sia un artista apprezzato non può garantirgli l'impunità e premiarlo è un modo per minimizzare il reato. Il paragone con Caravaggio è totalmente fuori luogo.

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