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Manchester By The Sea: quando il cinema esplora la sofferenza umana

Alla sua terza regia, Kenneth Lonergan ci racconta una storia dall'intreccio narrativo spontaneo volto ad indagare, ma non troppo, la sofferenza e la tragedia vissuta da un uomo che non sa come liberarsi da una ferita indelebile della sua coscienza.

Cinema
Pubblicato il 19 febbraio 2017, alle ore 22:48

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Manchester By The Sea: quando il cinema esplora la sofferenza umana
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Manchester By The Sea ha carattere da vendere e affonda le sue radici in una struttura narrativa solida e intensa, volta a fornire allo spettatore una proiezione intima e straziante di ciò che è la sofferenza umana: qualcosa che può colpirci e cambiare la nostra vita da un momento all’altro, prorompendo fatalmente come un fulmine a ciel sereno. 

Lee Chandler (Casey Affleck) è un idraulico e portiere-tuttofare di Quincy (Massachussets) che conduce un’afasica esistenza, tra sbronze e risse nei pub e difficoltà di interazione sociale. Tuttavia l’improvvisa morte del fratello Joe (Kyle Chandler), affetto da cardiopatia degenerativa, lo costringe a fare ritorno nella piccola e fredda città natale di Manchester-by-the-sea, affrontando le relative faccende burocratiche e scoprendo dal testamento di essere stato eletto per volontà del fratello come tutore di suo nipote Patrick (Lucas Hedges).

Casey Affleck è monumentale. Silenzioso, freddo, brusco e misterioso. Un uomo che si emargina da sé, rendendosi incapace di accogliere come si deve le opportunità che gli si parano davanti e reagendo di conseguenza con repentini attacchi d’ira. Potrebbe dare una svolta alla sua vita, così come in molti sembrano riuscirci ricominciando tutto da capo. Tuttavia non è facile come sembra guardare dritto in faccia il proprio passato e cambiare il corso degli eventi con un semplice schiocco delle dita.

Affleck altro non è che una perfetta concentrazione di tensione e rabbia repressa, pronta ad esplodere da un momento all’altro; alla continua ricerca di un cammino catartico che possa liberarlo dalla sua misera condizione.

Attraverso un ritmo meccanico e montaggi alternati con flashback, inseriti egregiamente in scene di spessore, il regista Kenneth Lonergan si avvale di una storia dall’andamento rilassato, quasi pigro, in continuo bilancio tra il passato e il presente; al fine di attenuare la gravità degli eventi tramite l’intimità del rapporto tra nipote e zio, incluse le relative difficoltà. Un rapporto complicato che sembra deteriorarsi, ma a volte sul punto di ricostruirsi in favore dell’umana comprensione.

Michelle Williams, nei panni della ex-moglie del protagonista, riconferma il suo talento stravolgendo qualsiasi convenzione espressiva ed accentuando i toni con una più che severa tragicità; spiazzando letteralmente lo spettatore anche grazie a una singola scena. Lucas Hedges stupisce per una prestazione convincente e impegnata nei panni del nipote Patrick, custode di un dolore lacerante per la morte del padre, ma al contempo dimostrandosi apparentemente stabile.

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Cosa ne pensa l’autore
Andrea Indovino

Andrea Indovino - Candidato a sei premi Oscar, "Manchester By The Sea" ha la grazia di saper coinvolgere lo spettatore in una storia dai ritmi decisamente e intenzionalmente smorzati; indirizzandoci in una città fredda e silenziosa, in cui nessuno sembra cogliere i veri bisogni dell'altro e incappando di conseguenza in evidenti difficoltà di interazione e di riconciliazione. Quest'ultima, infatti, è una tematica fondamentale del film, in quanto una riconciliazione con se stessi e con chi ci sta accanto può soltanto causare l'effetto benefico di scacciare via colpe e tragedie personali.

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