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L’ultimo regista di 007: “Il James Bond di Sean Connery era uno stupratore”

Cary Fukunaga, regista dell’ultimo film di James Bond intitolato “No Time To Die”, si scaglia contro la spia inglese degli anni Sessanta interpretata da Sean Connery: a sua detta, in quel periodo il personaggio di Ian Fleming altro non era che uno stupratore.

Cinema
Pubblicato il 24 settembre 2021, alle ore 10:43

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L’ultimo regista di 007: “Il James Bond di Sean Connery era uno stupratore”

Dopo i continui rinvii causati dalla pandemia, l’ultimo e attesissimo film di James Bond intitolato No Time To Die si appresta a uscire nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. In Italia i fan della celebre spia inglese aspettano già con trepidazione il 30 settembre, data in cui avranno modo di assistere all’ultima missione dell’iconica saga nata dai romanzi di Ian Fleming.

Per l’occasione, il regista Cary Fukunaga – scelto dalla produzione per rimpiazzare Danny Boyle, lo sceneggiatore britannico conosciuto per aver diretto il film The Millionaire e che stando alle indiscrezioni avrebbe voluto far morire l’agente con licenza di uccidere per dar avvio ad un “nuovo Bond” – ha rilasciato un’intervista all’ Hollywood Reporter

Classe 1977, il regista figlio di padre giapponese e madre svedese, è entrato nel merito della realtà post #MeToo, soffermandosi su alcuni personaggi cinematografici del passato, contraddistinti da più che evidenti accenni misogini. Tra costoro, a suo modo di vedere rientra di diritto il personaggio di James Bond che Sean Connery interpretò negli anni Sessanta

Scomparso lo scorso mese di ottobre, l’attore scozzese considerato un’icona irresistibile in fatto di fascino ed eleganza, in verità interpretava un ruolo che al giorno d’oggi sarebbe oggetto di aspre critiche. A conferma di ciò, il regista cita una scena di Operazione Tuono, la quarta pellicola della serie girata nel 1965 da Terence Young, conosciuta anche con il nome di Thunderball

Ricordando le scene iniziali in cui si vede Sean Connery baciare con prepotenza un’infermiera, Cary Fukunaga afferma senza mezzi termini che in quella circostanza “il personaggio di Sean Connery violenta una donna. Lei dice: No, no, no. E lui dice: Sì, sì, sì. Oggi tutto ciò non sarebbe possibile”. Come se non bastasse, in una scena successiva, apprendendo che l’infermiera avrebbe potuto perdere il suo posto di lavoro se fosse stata scoperta in intimità con un paziente, Bond le propone il suo silenzio, ma a patto di dare seguito alle sue avances. A questo punto facendo presente che tutto ha un prezzo, Bond la porta in sauna e le toglie i vestiti. Proprio a tal proposito, il regista afferma che quel Bond di oltre mezzo secolo fa era “fondamentalmente uno stupratore”, e che ai giorni d’oggi non sarebbe più possibile riproporlo alla stessa stregua di quello che era allora.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - James Bond è universalmente conosciuto per essere un inguaribile donnaiolo, ma in 25 episodi che hanno attraversato 60 anni, è sempre stato in grado di trasformarsi per adeguarsi alla realtà del momento. Se all’inizio della saga era un inguaribile donnaiolo, con il tempo, con le rivoluzioni culturali e sociali della fine degli anni Sessanta e con l’arrivo di nuovi interpreti, ha saputo trasformarsi: un esempio è stato Timothy Dalton, che con il terrore dell’AIDS diffusosi prepotentemente negli anni Ottanta, fece cambiare registro al personaggio che smise di essere un irrefrenabile dongiovanni. Anche Daniel Craig ha radicalmente rivoluzionato James Bond, rendendolo meno infallibile e più vulnerabile.

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