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Hollywood, perdona Mel Gibson: l’appello sul Deadline

La giornalista ebrea che attaccò duramente la stella del cinema Mel Gibson, chiede ora a Hollywood di perdonare l'attore e regista con un lungo ed accorato articolo sul Deadline

Cinema
Pubblicato il 26 marzo 2014, alle ore 14:31

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Hollywood, perdona Mel Gibson: l’appello sul Deadline

La giornalista ebrea Allison Hope Weiner, autrice di diversi articoli sul New York Times e Entertainment Weekly in cui criticava duramente la stella del cinema Mel Gibson, in un recente articolo sul Deadline prega Hollywood di perdonare il noto attore e regista: “E’ tempo di dargli un’altra possibilità. E’ stato nella cuccia abbastanza a lungo” scrive.

Dopo averlo accusato di antisemitismo, di razzismo, di essere misogino e ubriacone, la Weiner afferma che ogni volta in cui lo descrisse in questo modo, avrebbe voluto che i suoi agenti l’avessero chiamata per dirle che non conosceva affatto la persona su cui scriveva. Perchè, solo dopo averlo incontrato personalmente per un’ intervista nel 2006, dopo averne potuto apprezzare l’intelligenza e la sincera empatia verso le persone che aveva ferito, “ho capito che la mia valutazione giornalistica su di lui era sbagliata”.
La Weiner racconta la nascita dell’amicizia con Mel Gibson, alquanto imprevedibile e rara: difficilmente nasce infatti questo legame in un contesto giornalistico, “ancora di più se si tratta di un uomo disprezzato dai miei colleghi, amici e dalla mia famiglia che, come me, sono ebrei osservanti” scrive. “Da allora , ho imparato a conoscere Gibson molto bene: è stato sorprendentemente onesto e fiducioso, non ha mai vacillato quando l’ho affrontato, neppure se l’argomento era il suo problema con l’alcool, la politica, la sua religione o le sue relazioni con le donne”.

Mel Gibson non è un uomo che grida ai quattro venti di non essere un antisemita, che tiene una conferenza stampa per difendersi e raccontare la sua verità. E infatti, nessuno sa che è stato lui a voler incontrare la famiglia della Weiner in occasione del bar mitzvah di suo figlio. “Immaginate la scena: una stanza piena di ebrei. Ed ecco che entra la persona che, nel loro immaginario, potrebbe essere il più celebre antisemita d’America”. Eppure alla fine della serata molti dei parenti ebrei avevano capito di avere “davanti un uomo divertente, gentile e affascinante, non il demonio di cui avevano letto”.

Inoltre, racconta la giornalista, Gibson ha imparato molto circa la religione ebraica, ha stretto amicizia con un certo numero di rabbini, frequentato cene di Shabbat, e ha voluto incontrare di persona molti leader ebrei. Scrive ancora la Weiner: “Gibson ha donato milioni di dollari per cause benefiche ebraiche, ma i destinatari non conoscono la sua identità”.

Gibson è andato ben oltre un semplice mea culpa. Ci vuole un tipo di persona come lui per fare film con l’intensità di Braveheart, La Passione di Cristo e Apocalypto. Eppure quando gli viene chiesto se secondo lui la Storia del Cinema lo ricorderà come il regista da Oscar di Braveheart, quello controverso di La passione di Cristo o come l’interprete in Arma Letale, risponde: Per un film che ancora devo realizzare. Ho ancora molto da esprimere. Ma devo essere selettivo, perché oltre cinquant’anni se sono andati e il tempo che resta va impiegato nelle cose in cui credi”.

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