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Ma cosa ci fa uno smartphone in un dipinto del 1937?

Negli ultimi giorni, circolano sul web le foto di un’opera di Umberto Romano. Nel suo murales, realizzato nel 1937, è presente un uomo che ha tutta l’aria di tenere in mano uno smartphone. Ci si domanda, quindi, quale spiegazione si nasconda dietro a tale mistero

Arte
Pubblicato il 1 settembre 2017, alle ore 17:41

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Ma cosa ci fa uno smartphone in un dipinto del 1937?
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In questi giorni, sul web molti si interrogano su quello che è il contenuto di un dipinto realizzato nel 1937 dal pittore Umberto Romano. Parliamo per la precisione di un murales intitolato “Mr. Pynchon and the Settling of Springfield”. L’opera d’arte vuole documentare l’incontro che ha avuto luogo nel 1630 tra due tribù del New England – i Nipmuc e i Pocumtuc – e i coloni inglesi provenienti da quello che oggi è lo stato del Massachusetts.

Il dibattito in rete non verte sul significato artistico dell’opera, ma su un particolare alquanto curioso e allo stesso tempo misterioso: uno dei protagonisti, raffigurato più o meno al centro in basso, sembra abbia in mano un attualissimo smartphone. Al giorno d’oggi, una simile immagine non lascerebbe allibito nessuno, anzi, sarebbe la normalità. Ci si domanda – però – come abbia fatto Romano a dipingere un telefonino di ultima generazione in un’opera realizzata circa 80 anni fa.

Come spesso accade in questi casi, le ipotesi si sprecano, alimentando il mistero che inevitabilmente è destinato ad infittirsi. I primi smartphone furono progettati solo nel 1973, mentre il primo mai realizzato risale addirittura al 1993. A questo punto, cosa sarebbe quell’oggetto tenuto in mano dall’uomo in questione?

Se non può essere considerato un dispositivo portatile di ultima generazione, a quel punto bisogna pensare a qualcos’altro. Sul web, le risposte spaziano dallo stravagante al complottista. Tra i tanti, il dott. Bruchac sostiene la tesi della lamiera di ferro.

La soluzione sembra però arrivare dal celebre storico Daniel Crown. Per lui, l’ipotesi più plausibile è quella che l’oggetto misterioso altro non sia che uno specchio. Come da lui stesso sostenuto, “potrebbe essere benissimo che l’uomo si stesse specchiando nell’oggetto che aveva in mano. Quando Romano ha dipinto il murale, l’America era ossessionata dalla nozione di “buon selvaggio”. Lo storico prosegue facendo presente che il soggetto raffigurato sembra proprio essere “un uomo appartenente a una comunità arretrata al mondo della modernità, rappresentata da oggetti lucenti”.

Possiamo quindi tirare un sospiro di sollievo. Mistero risolto. L’uomo raffigurato non sembra essere venuto a contatto con uomini del futuro capaci di viaggiare nel tempo, né tanto meno è in procinto di scattarsi un selfie o di scaricarsi la posta. Più semplicemente, deve essere rimasto impressionato da uno banalissimo specchio, utilizzato dai coloni inglesi.

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Cosa ne pensa l’autore
Antonio Sorice

Antonio Sorice - Guardando il dipinto, vengono immediatamente in mente le diverse foto che circolano in rete e che vogliono provare l’esistenza dei viaggiatori nel tempo. D'altro canto, un simile caso può anche essere assimilato alla OOPArt, ovvero l’insieme di quegli oggetti fuori dal tempo, anacronistici e quindi non coerenti con il loro periodo storico. Qui, a quanto pare, il mistero sembra essere stato risolto. Siamo di fronte ad un banalissimo specchio, quindi nulla a che vedere con la tecnologia dell’ultimo grido che per forza di cose doveva essere sconosciuta non solo nel 1937, ma - a maggior ragione - anche nel 1630. Ma sarà così? Per qualcuno, di sicuro no: lo specchio sarebbe infatti una spiegazione decisamente troppo semplice.

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Commenti
Rita Serretiello
Rita Serretiello

04 settembre 2017 - 10:12:37

All'epoca della colonizzazione dell'America, per fare scambi con i nativi americani si usavano gioielli di bigiotteria e oggetti riflettenti, appunto gli specchi, perché i nativi non avevano mai visto nulla del genere e non ne conoscevano lo scarso valore.

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