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Dove si trova la vera Gioconda di Leonardo da Vinci? Il dibattito legale è aperto

La cosiddetta Prima Gioconda si trova al momento al centro di un intenso dibattito legale, dopo essere stata esposta a Palazzo Bastogi: alcuni la ritengono una mera copia, mentre altri sosterrebbero trattarsi di un'ulteriore opera del grande Leonardo Da Vinci.

Arte
Pubblicato il 7 settembre 2019, alle ore 21:11

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Dove si trova la vera Gioconda di Leonardo da Vinci? Il dibattito legale è aperto

È in atto un acceso dibattito legale su una delle più celebri opere di Leonardo Da Vinci: la Gioconda avrebbe forse un’opera sorella chiamata da molti come la cosiddetta Prima Gioconda, conservata negli ultimi decenni in un caveau di una banca svizzera e solo nel 2008 acquisita da un Consorzio Segreto per essere esposta in alcune gallerie, come avvenuto nel 2014 a Singapore ed a Shangai nel 2016.

Dopo la conclusione della prima esposizione pubblica europea di questo secolo ,avvenuta nel mese di Giugno a Firenze presso Palazzo Bastogi, un anonimo, rappresentato dall’avvocato Giovanni Battista Protti, avrebbe affermato di possedere delle prove storiche relative alla vendita, da parte dell’ex proprietario, della quota relativa al 25%  che  l’anonimo avrebbe ereditato.

A seguito della preoccupazione derivante dal prossimo trasferimento dell’opera in Svizzera, il legale ha fatto richiesta al Tribunale di Firenze di poterne effettuare il sequestro in Italia per accertarne la proprietà: lunedì si verrà a conoscenza della decisione da parte del Foro. All’ udienza probabilmente parteciperà anche la Mona Lisa Foundation che, con sede a Zurigo, è stata fondata per delineare la storia del dipinto, separatamente e distintamente dal/i proprietario/i che non possono essere contattati a causa della  loro anonimia.

Non sembrerebbe trattarsi di una questione prettamente economica, bensì la richiesta nascerebbe dalla necessità di poter far apprezzare il dipinto al pubblico per evitarne nuovamente la conservazione per altri decenni nelle casse delle banche svizzere, visto l’enorme valore culturale per l’umanità intera. Alcuni esperti la considerano una mera copia della celebre opera ma taluni storici dell’arte sembrerebbero delinearla come una versione incompiuta precedentemente,  creata dalla mano dello stesso Da Vinci.

La fondazione avrebbe messo in risalto una serie di ricerche, anche effettuate ai tempi di Blaker e Eyre: i quadri di Isleworth avrebbero una composizione unica con lo sfondo e l’angolo di seduta del soggetto, oltre all’ipotizzabile pittura su tela e non su legna, che li renderebbe agli occhi di qualcuno come indizi di un’intenzionalità non attribuibile alla riproduzione di una copia.

Anche un articolo della rivista Conservation Science in Cultural Heritage, pubblicato nel 2015, ha riportato quanto i due dipinti possano essere considerati originali e frutto, in periodi temporali differenti, dalla geniale mano di Leonardo da Vinci: il soggetto sarebbe lo stesso ma viste le considerevoli varianti sarebbero da ritenere 2 opere differenti.

Al contrario Martin Kemp, Professore dell’Università di Oxford mette in discussione la qualità del dipinto, respingendone l’attribuzione al Da Vinci: un’analisi strutturale del dipinto ne avrebbe risaltato  le notevoli differenze che lo distanzierebbero dalle opere a lui attribuite.  

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Cosa ne pensa l’autore
Lara Tubia

Lara Tubia - Credo che ciò che è veramente importante trarre da queste battaglie legali è il senso stesso dell'opera, la profondità che evoca e le emozioni che suscita: credo sia doveroso non perdere di vista il senso intrinseco e concettuale dell'arte, senza farsi distrarre dalla sua commercializzazione che, seppur parte costitutiva del mondo artistico, non risiede nel suo nucleo vitale.

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