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Banksy rivendica l’autodistruzione della sua opera avvenuta da Sotheby’s

Banksy colpisce ancora: attraverso un video l'artista senza volto rivendica l'autodistruzione della sua opera "Bambina con palloncino", dicendosi dispiaciuto per l'operazione mal riuscita, in quanto il quadro avrebbe dovuto distruggersi completamente.

Arte
Pubblicato il 19 ottobre 2018, alle ore 10:11

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Banksy rivendica l’autodistruzione della sua opera avvenuta da Sotheby’s

Banksy, l’artista senza volto più noto del momento, ha rivendicato attraverso un video l’autodistruzione della sua opera “Bambina con palloncino“, dichiarando inoltre di essere insoddisfatto per l’operazione mal riuscita, in quanto l’opera avrebbe dovuto distruggersi completamente. Sono trascorsi poco più di dieci giorni da quando la notizia della spettacolare autodistruzione di un’opera avvenuta durante un’asta da Sotheby’s, a Londra, ha fatto il giro del mondo. È stato chiaro fin da subito che l’artefice del gesto poteva solo essere lo stesso artista che, attraverso una pubblicità tanto clamorosa, aveva intenzione di farsi conoscere una volta per tutte a livello globale. L’artista aveva infatti rivendicato la performance poco dopo con un post su Instagram dal titolo “Going, going, gone”, in cui ha pubblicato una foto dell’opera semidistrutta.

Ora Banksy ha da poco pubblicato sul proprio profilo Instagram, sul suo canale Youtube e sul suo sito web un video dell’ormai celebre performance distruttiva della sua opera “Bambina con palloncino”, ora ribattezzata “L’amore è nel cestino“; nel video, intitolato “Shred the Love – the Director’s cut“, vengono svelati i particolari tecnici dell’operazione e viene mostrato il modo in cui l’artista ha nascosto all’interno del quadro un meccanismo simile a quello usato per i comuni tritacarte; il video rende noto, inoltre, il fatto che la casa d’aste non fosse complice dell’operazione, la quale ha avuto inizio mediante un telecomando che ha fatto scattare l’allarme acustico inglobato nel retro della cornice. Banksy ci tiene anche a precisare che il colpo di scena è riuscito solo in parte, in quanto nelle prove di simulazione eseguite in precedenza tutta l’opera veniva distrutta completamente, mentre da Sotheby’s si è fermata a metà.

Le ipotesi sull’evento e il controverso intento dell’artista

Avendo rivendicato l’atto, l’artista ha regalato all’opera quell’aspetto ancor più unico di opera d’arte trasformata dal gesto artistico più potente, ovvero la propria autodistruzione. Le ipotesi sull’organizzazione dell’eccezionale operazione si diffondono a macchia d’olio e in molti si chiedono come sia possibile che il dispositivo, inattivo per tutti questi anni in quanto l’opera fu venduta nel 2006, si sia attivato senza bisogno di alcuna manutenzione, anche se ciò ne spiegherebbe in parte perlomeno il malfunzionamento. Altri ipotizzano che l’artista fosse presente all’asta, così da innescare lui stesso il dispositivo, teoria avallata anche dal fatto che pare che un uomo si sia allontanato subito dopo l’accaduto.

Se l’intento di Banksy era quello di liberare l’opera d’arte dalle speculazioni delle aste, si è dunque trattato di un intento senz’altro fallito. Infatti, nonostante l’artista sia sempre stato contrario alla commercializzazione della sua arte, il gesto e il fatto che l’opera continua ad esistere, porterà certamente ad un aumento del suo valore, essendosi trattato di una delle più grandi provocazioni mai lanciate nel mondo dell’arte, un evento che ha sicuramente segnato, inoltre, la storia delle aste di arte contemporanea.

L’opera e il suo acquirente

In “Bambina con palloncino”, pittura acrilica e vernice spray su tela, una bambina con il braccio alzato si protende verso un palloncino rosso a forma di cuore. L’opera lascia spazio a diverse interpretazioni, ovvero se sia stata la bambina ad aver lasciato andare il palloncino, metafora della perdita dell’innocenza, o se stia, al contrario, cercando di afferrarlo. L’opera è basata su un murale realizzato dall’artista nel lontano 2002, è stata riprodotta nel tempo in svariati modi ed è ormai divenuta icona della sua arte.

Si è ormai saputo che l’anonimo acquirente del quadro, una collezionista europea da tempo cliente della casa d’aste, pagherà regolarmente 1,04 milioni di sterline, prezzo al quale l’opera è stata venduta da Sotheby’s, nonostante i danni riportati dal pezzo. “Quando il martello è stato battuto e l’opera è stata distrutta, all’inizio sono rimasta scioccata ma gradualmente ho cominciato a realizzare che avrei avuto il mio pezzo di storia dell’arte“, ha dichiarato. A tal proposito, Alex Branczik, capo di Sotheby’s per l’arte contemporanea in Europa, ha infatti precisato che “la triturazione fa ora parte integrante dell’opera d’arte“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marcella Chimenti

Marcella Chimenti - Un colpo di scena e di genio davvero eccezionale, messo in atto da un artista che definire creativo sarebbe parecchio riduttivo. Personalmente conoscevo vagamente le sue opere ma non il suo nome e, come me, forse molte altre persone. Questo nome negli ultimi giorni ha fatto il giro del mondo e che l'intento dell'artista sia stato una forma di ribellione alla commercializzazione della sua arte o una semplice quanto articolata trovata pubblicitaria, certo è che il suo nome è ormai entrato nella storia.

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