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A Bologna "Stigmata", la mostra sulla storia del tatuaggio

"Stigmata – La tradizione del tatuaggio in Italia", allestita fino al 30 aprile al Museo Civico Medievale fa conoscere le origini del tatuaggio in Italia. Di notevole interesse sono le tavole di Cesare Lombroso.

Arte
Pubblicato il 31 marzo 2017, alle ore 14:14

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A Bologna "Stigmata", la mostra sulla storia del tatuaggio
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Appartenza ad una tribù, esibiti da reali e marinai, da prostitute e da pellegrini, da carcerati e crociati, i tatuaggi e la loro storia italiana sconosciuta sono gli elementi cardini della mostra “Stigmata – La tradizione del tatuaggio in Italia, allestita fino al 30 aprile al Museo Civico Medievale.

Si tratta del primo evento organizzato dall’associazione Stigmata, a cura di Jurate F. Piacenti e Luisa Gnecchi Ruscone.

La testimonianza più antica giunge dal confine italo-austriaco dove, nel 1991, sulle alpi Otzalet, viene rinvenuto il corpo congelato e ottimamente conservato di un uomo chiamato Ötzi che gli scienziati ritengono sia vissuto circa 5300 anni fa: la mummia aveva sulla pelle 61 tatuaggi, distribuiti per tutto il corpo e realizzati come rimedio terapeutico nei punti ove oggi agisce l’agopuntura. Alla mostra sono presenti i documenti che raccontano il legame tra tattoo e religione prima che tale attività fosse prevalentemente associata ai criminali.

I primi cristiani si tatuavano per esporre la propria fede mentre, durante il Medioevo, i pellegrini di tutta Europa mettevano in evidenza sulla loro pelle i simboli dell’avvenuto cammino: al Santuario di Loreto, fino alla metà degli anni Cinquanta, tale pratica veniva ancora eseguita.

I Crociati si tatuavano i simboli del cristianesimo per essere riconosciuti alla morte, ed essere sepolti in terra consacrata. Dal Museo di Antropologia Criminale ‘Cesare Lombroso’ – Università di Torino – provengono immagini e disegni inediti di carcerati e malavitosi, studiati a cavallo tra l’800 e il 900 a dimostranza che il tatuaggio fosse legato alla natura violenta e criminale.

In mostra, timbri e stampe che espongono l’iconografia religiosa sviluppatasi nel corso dei secoli, in contrapposizione ai disegni diffusi tra i carcerati e malavitosi. Dal Tattoo Museo Gian Maurizio Fercioni una serie di macchinette per tatuaggi, costruite dai carcerati adattando gli oggetti più disparati come campanelli elettrici o dentiere.

Il tatuaggio è il linguaggio più antico del mondo, affonda le sue radici nello sciamanesimo.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lanzini

Chiara Lanzini - Il tatuaggio è un’arte a cui è complesso dare un'età precisa. La razza umana ha iniziato da subito a marcare la pelle, le più antiche culture ne sono testimonianza. A seconda degli ambiti in cui il tatuaggio è stato eseguito, ha potuto rappresentare una specie di carta d'identità dell'individuo o un rito di passaggio all'età adulta.

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Commenti
Nicola Proksch
Nicola Proksch

01 aprile 2017 - 05:05:48

Molti vostri filmati sarebbero interessantissimi, ma siccome sono piuttosto ignorante -parlo solo italiano, tedesco e francese- mi risultano piuttosto ostici quelli spiegati in inglese. Capirei meglio inglese scritto, ma così è tempo sprecato. nicola.

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Nicola Proksch
Chiara Lanzini

02 aprile 2017 - 12:55:53

???

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