Nel panorama tech globale si intensifica la corsa all’intelligenza artificiale e all’ecosistema connesso, con Google, Apple e Samsung sempre più impegnate su fronti diversi ma convergenti. Google accelera tra Android, Gmail e salute digitale, spingendo su AI e servizi cross-device, mentre Apple continua a puntare su un’integrazione più invisibile dell’intelligenza artificiale nei prodotti e amplia le funzioni di Mappe e dispositivi indossabili. Samsung, invece, si muove tra innovazione hardware e software, tra nuove generazioni di chip, interfacce One UI e sfide legate alle funzioni AI sui propri smartphone. Tre strategie diverse che raccontano un’unica direzione: un ecosistema sempre più intelligente, integrato e competitivo.
Mondo Google
GrapheneOS corregge una falla VPN di Android 16 prima di Google: a rischio l’anonimato online
Il team di GrapheneOS, la celebre versione di Android focalizzata su privacy e sicurezza, ha corretto in tempi rapidissimi una vulnerabilità presente nel codice originale di Android 16 che potrebbe compromettere il funzionamento delle VPN. La falla, soprannominata “Tiny UDP Cannon” dal ricercatore indipendente Yusuf, permetterebbe ad alcune applicazioni malevole di inviare piccoli pacchetti di dati al di fuori del tunnel protetto della VPN, esponendo così il vero indirizzo IP del dispositivo. Il problema riguarda in particolare la gestione delle connessioni UDP e riuscirebbe ad aggirare persino le impostazioni di sicurezza più restrittive di Android, che dovrebbero impedire qualsiasi traffico fuori dalla rete protetta. Secondo quanto emerso, il sistema operativo non controllerebbe correttamente alcuni minuscoli pacchetti trasmessi durante la chiusura di specifiche connessioni di rete. Sebbene per sfruttare la vulnerabilità sia necessario installare preventivamente un malware sul dispositivo, il caso ha attirato attenzione soprattutto per la risposta di Google, che avrebbe considerato la correzione “impraticabile”. GrapheneOS, invece, è riuscita a intervenire nel giro di pochi giorni adottando una soluzione drastica: disattivare completamente la funzionalità di rete responsabile del bug. La vicenda riaccende il dibattito sull’affidabilità delle VPN e ricorda che nessun software di sicurezza può essere considerato una protezione assoluta, soprattutto contro tecniche sempre più sofisticate.
Android 17 QPR1 Beta 2 migliora stabilità e fluidità: Google corregge bug critici sui Pixel
Google ha rilasciato Android 17 QPR1 Beta 2, il nuovo aggiornamento trimestrale che continua il percorso di affinamento della prossima generazione di Android in vista della release stabile prevista per settembre. Dopo una prima beta considerata ancora acerba e poco adatta all’utilizzo quotidiano, questa seconda build punta soprattutto su stabilità, fluidità e correzione di problemi segnalati dagli utenti Pixel. Tra le novità più importanti troviamo la risoluzione del bug che impediva l’apertura dell’app Terminale, anomalie nella schermata di blocco con le informazioni meteo sovrapposte al lettore d’impronte, problemi con le chiamate di gruppo e indicazioni errate del segnale di rete. Google ha inoltre corretto glitch grafici nell’interfaccia, instabilità durante il multitasking, problemi con il passaggio rapido tra app tramite gesture e un fastidioso malfunzionamento del tethering Bluetooth che richiedeva la riattivazione manuale dopo il riavvio del dispositivo. Particolarmente importante anche la correzione di un bug legato al file system F2FS, che in alcuni casi poteva compromettere dati e stabilità del sistema. La nuova build CP31.260423.012.A1 è già disponibile per una lunga lista di dispositivi Pixel, dalle serie Pixel 6 fino ai più recenti Pixel 10, confermando il forte impegno di Google nel rendere Android 17 più stabile e maturo già durante la fase beta.
Google manda in pensione Fitbit: l’app Health potrebbe arrivare anche su Apple Watch
Google accelera la trasformazione dell’ecosistema Fitbit e punta tutto sul nuovo brand Google Health, che sostituirà progressivamente sia Fitbit Premium sia parte dell’esperienza legata a Google Fit. L’obiettivo è creare una piattaforma unica dedicata a salute, attività fisica e benessere, integrando funzioni avanzate supportate dall’intelligenza artificiale di Gemini attraverso il nuovo Google Health Coach. La novità più interessante riguarda però l’apertura verso dispositivi esterni all’ecosistema Google: secondo quanto dichiarato da Andy Abramson dopo la presentazione di Fitbit Air, l’app Google Health in futuro potrebbe supportare anche Apple Watch. Gli utenti potranno quindi raccogliere dati sanitari e attività in un’unica piattaforma indipendentemente dal wearable utilizzato, ampliando notevolmente il pubblico potenziale del servizio. Google punta così a trasformare Health in un hub universale per il monitoraggio personale, con abbonamenti a partire da 8,99 euro al mese e possibili integrazioni nei pacchetti Google One AI Pro e Ultra. La strategia conferma anche il graduale abbandono del marchio Fitbit come identità principale software, ormai sempre più assorbita all’interno dell’universo Google.
Google insiste con Tensor: i Pixel del 2027 potrebbero dire ancora no a Qualcomm
Nonostante le richieste di molti utenti, Google sembra intenzionata a continuare sulla strada dei chip Tensor anche per i futuri Pixel del 2027. Secondo le ultime indiscrezioni, i Pixel 12 monteranno infatti il nuovo Tensor G7, nome in codice “Lajolla”, probabilmente realizzato con processo produttivo a 2 nm. L’azienda non avrebbe quindi alcuna intenzione di tornare ai processori Snapdragon di Qualcomm, preferendo mantenere il controllo diretto su hardware e ottimizzazione software. Una scelta che consente a Google di ridurre i costi e differenziare i Pixel, ma che continua a sollevare dubbi soprattutto sul fronte gaming e gestione delle temperature. I Tensor garantiscono infatti un’esperienza fluida nell’uso quotidiano grazie all’integrazione con Android, ma nei compiti più pesanti emergono ancora limiti rispetto ai rivali Qualcomm. Proprio le prestazioni grafiche dei recenti Pixel sono finite spesso sotto critica a causa dei driver GPU poco ottimizzati, un problema che Google dovrà risolvere rapidamente per continuare la crescita della gamma Pixel anche nei mercati internazionali.
Gmail si evolve con l’AI: arrivano AI Inbox su Android e iPhone e nuove funzioni per “Aiutami a scrivere”
Google continua a spingere sull’integrazione dell’intelligenza artificiale dentro Gmail e porta finalmente AI Inbox anche sulle app Android e iPhone, dopo il debutto iniziale nella versione web. La nuova funzione, per ora disponibile in beta agli utenti con abbonamento Google AI Ultra, introduce un approccio completamente diverso alla gestione delle email, mettendo al centro attività e priorità invece dei singoli messaggi. Nell’interfaccia mobile, AI Inbox compare sia nel menu laterale sia nella barra inferiore accanto a Gmail e Chat, segno di quanto Big G consideri strategica questa evoluzione della piattaforma. Il sistema organizza automaticamente conversazioni, promemoria e attività attraverso sezioni come “Suggested to-dos” e “Topics to catch up on”, permettendo di recuperare rapidamente le informazioni più importanti senza dover navigare tra decine di email. Parallelamente, Google aggiorna anche “Aiutami a scrivere”, il tool generativo per la composizione automatica delle email, che ora può recuperare dettagli direttamente da Gmail e Google Drive per creare testi più completi e contestualizzati. La novità più interessante riguarda però la personalizzazione dello stile: l’AI sarà in grado di adattare tono e linguaggio analizzando le email già inviate dall’utente, generando bozze molto più naturali e coerenti con il proprio modo di comunicare. Google immagina queste funzioni soprattutto per il lavoro e la produttività, con l’obiettivo di ridurre il tempo perso tra ricerca di file, copia-incolla e gestione delle informazioni sparse tra più servizi.
reCAPTCHA cambia strategia: senza i servizi Google alcuni smartphone Android non riescono più a superare i controlli
Google ha introdotto un cambiamento silenzioso nel sistema reCAPTCHA che potrebbe creare problemi agli utenti Android privi dei Google Play Services, soprattutto su dispositivi con ROM personalizzate come GrapheneOS o LineageOS. In alcuni casi sospetti, il sistema di verifica richiede ora la scansione di un codice QR tramite smartphone per dimostrare che dietro lo schermo ci sia realmente una persona e non un bot automatizzato. Il problema è che questa procedura, secondo la documentazione ufficiale, richiede obbligatoriamente i Google Play Services aggiornati almeno alla versione 25.41.30, rendendo di fatto impossibile completare la verifica sui dispositivi Android “degoogled”. Su iPhone e iPad la situazione è diversa, perché basta utilizzare l’app dedicata disponibile su App Store. La novità, presente almeno dallo scorso autunno ma rimasta quasi inosservata fino a oggi, nasce dall’esigenza di contrastare sistemi AI sempre più capaci di imitare il comportamento umano e superare i tradizionali puzzle anti-bot. Con questa nuova verifica fisica tramite QR, Google punta ad aggiungere un ulteriore livello di autenticazione contro gli automatismi avanzati, ma il rischio è quello di complicare l’esperienza per chi sceglie Android senza l’ecosistema Google integrato.
Mondo Apple
Apple cambia strategia sull’AI: “meno chatbot, più funzioni utili nei prodotti”
Apple continua a distinguersi nel panorama dell’intelligenza artificiale con un approccio molto diverso rispetto ai concorrenti più focalizzati sui chatbot. In un’intervista rilasciata da John Ternus insieme a Greg Joswiak, la società ha spiegato che l’obiettivo non è mettere l’AI in vetrina come semplice etichetta tecnologica, ma integrarla nei prodotti in modo naturale per migliorare concretamente l’esperienza d’uso. Secondo Ternus, gli utenti non dovrebbero dover imparare a usare complessi assistenti conversazionali per beneficiare dell’intelligenza artificiale: ciò che conta per Apple è rendere i dispositivi più intelligenti senza aggiungere complessità. Tra gli esempi citati ci sono funzioni come la traduzione live sugli AirPods e i sistemi “proattivi” capaci di comprendere contesto e abitudini dell’utente. Joswiak ha inoltre sottolineato che Apple considera l’attuale fase dell’AI ancora agli inizi e vede questa evoluzione come una maratona destinata a durare decenni, non una corsa immediata. La stessa filosofia viene applicata anche a Vision Pro e allo spatial computing, che Cupertino continua a considerare tecnologie ancora nelle prime fasi di sviluppo. Apple respinge anche l’idea che l’AI possa sostituire l’ecosistema delle app: secondo l’azienda, l’App Store resta centrale e l’intelligenza artificiale sarà uno strumento per arricchire le applicazioni, non per eliminarle.
Apple nella bufera nel Regno Unito: class action miliardaria contro iCloud
Nuovi problemi legali per Apple in Europa, dove l’azienda si trova ancora una volta al centro di accuse legate a presunte pratiche anticoncorrenziali. Questa volta sotto i riflettori c’è iCloud, coinvolto in una class action avviata nel Regno Unito che potrebbe costare alla società fino a 3 miliardi di sterline. Secondo quanto sostenuto dall’associazione britannica per la tutela dei consumatori Which?, Apple avrebbe sfruttato il proprio ecosistema iOS per spingere circa 40 milioni di utenti britannici verso iCloud, penalizzando di fatto i servizi cloud concorrenti e rendendo più difficile l’utilizzo di alternative di terze parti. L’accusa principale riguarda quindi un possibile abuso di posizione dominante all’interno dell’ecosistema Apple, tema già più volte discusso anche dalle autorità europee negli ultimi anni. La particolarità della causa è il sistema di adesione automatica: tutti gli utenti del Regno Unito che hanno utilizzato iCloud a partire dall’8 novembre 2018 verranno inclusi automaticamente nell’azione legale, salvo esplicita rinuncia. Secondo le stime diffuse, l’eventuale rimborso medio potrebbe aggirarsi intorno alle 70 sterline per persona, pari a circa 81 euro.
Grok arriva su Apple CarPlay: il chatbot AI di xAI ora si usa anche mentre si guida
xAI porta ufficialmente Grok su Apple CarPlay e apre una nuova fase nell’integrazione dei chatbot AI all’interno delle auto connesse. Grazie al supporto vocale, gli utenti possono ora interagire con l’assistente direttamente durante la guida senza distogliere l’attenzione dalla strada, sfruttando comandi hands-free per avviare conversazioni, recuperare informazioni e consultare contenuti in tempo reale. L’annuncio è stato confermato con un video pubblicato su X, dove vengono mostrate alcune delle funzioni disponibili, tra cui la possibilità di chiedere aggiornamenti sui trend del social network, informazioni meteo o riassunti rapidi su località e argomenti specifici. L’integrazione su CarPlay arriva dopo ChatGPT e Perplexity e conferma come il settore automotive stia diventando uno dei nuovi territori strategici per l’intelligenza artificiale conversazionale. Al momento non mancano alcune limitazioni, come la gestione della musica in sottofondo durante l’interazione vocale, ma il team di sviluppo ha già confermato di essere al lavoro sui miglioramenti. L’arrivo di Grok su CarPlay segue il rollout di iOS 26.4 e rafforza l’idea di una mobilità sempre più connessa, dove gli assistenti AI potrebbero diventare parte integrante dell’esperienza di guida quotidiana.
Apple Mappe si aggiorna in Italia: Roma e Napoli diventano più realistiche con dettagli 3D e navigazione avanzata
Apple amplia anche in Italia l’esperienza evoluta di Mappe portando a Roma e Napoli la nuova visualizzazione dettagliata già disponibile in altre grandi città del mondo. L’aggiornamento rende le mappe molto più realistiche e ricche di informazioni, con modelli 3D dei punti di interesse, maggiore precisione nella rappresentazione delle strade e una navigazione pensata per facilitare gli spostamenti nelle aree urbane più complesse. L’obiettivo non è soltanto migliorare l’impatto visivo, ma offrire una lettura più chiara dell’ambiente circostante, mostrando corsie per svoltare, spartitraffico, corsie dedicate ad autobus e taxi, attraversamenti pedonali e dettagli della carreggiata utili soprattutto nelle zone trafficate. A Roma fanno il loro debutto in 3D luoghi iconici come Piazza di Spagna, Piazza Navona, Fontana di Trevi, Galleria Borghese e l’Apple Store di Via del Corso, mentre a Napoli vengono valorizzati punti simbolici come Castel dell’Ovo, Castel Nuovo e Piazza del Plebiscito. Apple ha inoltre arricchito la mappa con elementi ambientali come alberi, copertura del suolo e percorsi del trasporto pubblico, rendendo l’esperienza più immersiva e vicina alla conformazione reale della città. Per chi utilizza Mappe durante la guida, arriva anche una visualizzazione ravvicinata degli svincoli e delle corsie, progettata per aiutare gli automobilisti a orientarsi meglio e scegliere con maggiore anticipo il percorso corretto nelle situazioni più intricate.
Apple lavora a un pendente AI con fotocamera: sarà il nuovo compagno di iPhone
Apple starebbe sviluppando un nuovo indossabile AI dalle dimensioni simili a un AirTag, pensato per essere agganciato ai vestiti o portato al collo. Secondo Bloomberg, il dispositivo integrerebbe una fotocamera sempre attiva e un microfono per offrire a Siri una maggiore comprensione dell’ambiente circostante, sfruttando le funzioni di Apple Intelligence. Non avrebbe display né proiettori e funzionerebbe come accessorio per iPhone, affidando gran parte dell’elaborazione allo smartphone collegato. Il progetto sarebbe ancora in fase iniziale, ma rientrerebbe nella strategia Apple sui dispositivi AI indossabili insieme agli AirPods con fotocamere e ai futuri occhiali smart. Il lancio, se confermato, non arriverebbe prima del 2027.
Mondo Samsung
Samsung Galaxy Z Wide Fold 8, le cover svelano il nuovo design “wide”
Nuove immagini delle cover del futuro Samsung Galaxy Z Wide Fold 8 confermano il design più largo del prossimo pieghevole Samsung, già anticipato dai leak della One UI 9 e dai file CAD trapelati nei mesi scorsi. Il dispositivo dovrebbe offrire un formato differente rispetto ai Fold tradizionali, avvicinandosi al concetto del futuro iPhone pieghevole e al recente Huawei Pura X Max. Secondo i rumor, avrà uno schermo interno da 7,6 pollici, uno esterno da 5,4 pollici e uno spessore di appena 4,3 mm da aperto. Sul retro troveremo un modulo fotografico a pillola con due sensori, incluso un principale da 200 MP. Atteso anche il chip Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy con fino a 16 GB di RAM e 1 TB di memoria. Il debutto potrebbe avvenire al Galaxy Unpacked di Londra del 22 luglio.
Exynos 2800: Samsung pronta a dire addio al Ray Tracing per puntare sul Path Tracing
Secondo indiscrezioni, l’Exynos 2800 potrebbe segnare una svolta importante per Samsung nel settore mobile gaming, abbandonando il Ray Tracing introdotto nel 2022 in favore del più avanzato Path Tracing. Questa tecnologia permette una simulazione della luce più realistica e completa, migliorando riflessi, ombre e profondità rispetto alle soluzioni attuali. Il cambiamento indicherebbe anche una nuova strategia hardware, con lo sviluppo di una GPU proprietaria e una minore dipendenza dalla tecnologia grafica AMD RDNA, così da ottenere maggiore controllo su prestazioni e ottimizzazione complessiva del chip.
One UI 8.5: utenti del Galaxy S25 in rivolta per le funzioni AI “sparite” rispetto al Galaxy S26
L’arrivo della One UI 8.5 sui dispositivi Galaxy S25 sta generando forte malcontento tra gli utenti, delusi dalla mancanza di diverse funzionalità AI che erano state anticipate nei mesi precedenti e che risultano invece presenti nei modelli della futura serie Galaxy S26. Secondo quanto riportato dalla community Samsung Members, alcune funzioni mostrate nelle fasi beta, come strumenti di assistenza intelligente nel browser, miglioramenti avanzati della fotocamera e nuove feature di interazione AI, sarebbero state rimosse nella versione finale. Una scelta che molti interpretano come una strategia di differenziazione tra generazioni, anche se Samsung non ha fornito spiegazioni ufficiali dettagliate. La discussione è particolarmente accesa perché alcuni di questi strumenti erano già funzionanti nei test e, in teoria, compatibili con l’hardware del Galaxy S25, alimentando l’idea di una limitazione più commerciale che tecnica.