L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase, meno legata alla semplice generazione di risposte e sempre più orientata all’esecuzione concreta dei compiti. Da un lato OpenAI ha presentato il nuovo GPT-5.5, dall’altro Perplexity AI ha avviato il rollout del suo assistente “Personal Computer” su Mac. Due novità che, pur diverse, raccontano la stessa direzione: l’AI non si limita più a suggerire, ma lavora al posto nostro.
Con GPT-5.5 OpenAI compie un salto importante verso un modello definito “agentico”, cioè capace di pianificare, eseguire e completare attività complesse in autonomia. Non si tratta più di chiedere una risposta e riceverla, ma di affidare un obiettivo al sistema, che sarà in grado di scomporlo in passaggi, utilizzare strumenti software, verificare i risultati e proseguire fino alla conclusione del lavoro. Questo approccio risulta particolarmente efficace nei flussi di lavoro lunghi e articolati, come lo sviluppo software, l’analisi dati o la ricerca scientifica. Il modello migliora sensibilmente nella scrittura e comprensione del codice, nella gestione di interi codebase e nelle operazioni di debug e refactoring.
I numeri indicano un progresso concreto, con prestazioni elevate in benchmark reali legati all’ingegneria software e all’automazione. Allo stesso tempo, GPT-5.5 introduce una maggiore efficienza: meno token utilizzati per ottenere risultati migliori, con tempi di risposta comparabili alla generazione precedente. Questo significa costi più bassi e maggiore velocità operativa, due elementi chiave per l’adozione su larga scala. Non meno rilevante è l’impatto nei contesti aziendali. GPT-5.5 è progettato per trasformare input non strutturati in output organizzati, facilitando attività come reportistica, pianificazione operativa, analisi finanziaria e gestione documentale. In ambito scientifico, il modello dimostra capacità avanzate nella gestione di processi iterativi, dall’elaborazione di ipotesi fino all’interpretazione dei risultati, aprendo scenari interessanti per ricerca e innovazione.
Parallelamente, Perplexity porta l’intelligenza artificiale direttamente dentro il computer con Personal Computer, un assistente pensato per lavorare in modo continuo su file locali, applicazioni e browser. Integrato nell’app Mac, il sistema può accedere a cartelle, leggere e modificare documenti, interagire con app native come messaggi, email e calendario, e persino operare in background 24 ore su 24 se installato su una macchina dedicata. L’aspetto più interessante è la cosiddetta “orchestrazione sicura”: l’AI non si limita a osservare, ma agisce all’interno dell’ecosistema dell’utente mantenendo il controllo sui dati locali. È possibile avviare un’attività da smartphone e lasciare che l’assistente la completi sul Mac, sfruttando autenticazioni avanzate per garantire sicurezza. In pratica, si tratta di un vero e proprio “agente personale” sempre attivo, capace di gestire flussi di lavoro quotidiani senza intervento costante.