Il marchio Black Shark, noto soprattutto per i suoi dispositivi da gaming, conferma di essere ancora presente sul mercato con il lancio del nuovo Black Shark Pad SE. Tuttavia, a un primo sguardo, il tablet sembra offrire prestazioni e caratteristiche ben lontane dagli standard moderni, rendendo difficile entusiasmare potenziali acquirenti.
Il cuore del dispositivo è il MediaTek Helio G85, chipset ormai datato del 2020, che fatica a reggere carichi pesanti e offre performance complessive limitate, attestandosi intorno ai 270.000 punti su AnTuTu 10. L’esperienza d’uso quotidiana sarà quindi basica: navigazione web, video e social funzionano, ma qualsiasi attività più esigente, come giochi moderni o multitasking intenso, risulterà rallentata. Il display IPS da 10,1 pollici non aiuta a compensare le mancanze: con risoluzione 1280×800 e 149 PPI, offre immagini poco definite rispetto ai tablet contemporanei, mentre il refresh rate di 60 Hz è ormai lo standard minimo. La luminosità di 450 nit è sufficiente per un uso indoor, ma all’aperto può risultare limitata.
Sul fronte della memoria, Black Shark propone due versioni: 4+128 GB e 6+128 GB, entrambe espandibili via microSD fino a 1 TB. La batteria da 6.600 mAh è discreta e assicura un’autonomia soddisfacente, ma l’assenza della ricarica rapida limita la praticità, soprattutto per un utilizzo intenso durante la giornata. Le fotocamere seguono la tendenza “symbolic”: 13 MP sul retro e 5 MP sulla parte frontale. Perfette per videochiamate occasionali o scatti di base, ma non adatte a chi cerca qualità fotografica o video avanzati.
Il Black Shark Pad SE arriva con Android 16, la più recente versione del sistema operativo, e supporta le reti LTE, garantendo connettività mobile sufficiente per chi ha necessità di navigare fuori casa. La presenza di GPS, GLONASS, BeiDou e Galileo assicura il corretto funzionamento della navigazione satellitare. La connettività è completata da USB Type-C 2.0 e supporto USB-OTG, oltre al supporto per dual SIM Nano. In generale, le caratteristiche tecniche suggeriscono un dispositivo destinato a un pubblico poco esigente o a chi cerca un tablet per compiti di base, più che a gamer o professionisti multimediali.