Le Iene: disabile molestato dall’amico di famiglia

Nina Palmieri ha incontrato il padre di un ragazzo autistico abusato dall’amico di famiglia. La beffa della sentenza mite e un risarcimento di soli 5000 Euro

Le Iene: disabile molestato dall’amico di famiglia

Con una confessione registrata da una telecamera nascosta, si apre il servizio curato da Nina Palmieri, inviata de Le Iene, che racconta una brutta storia di violenza nei confronti di un ragazzo disabile.

Siamo nell’autunno del 2014 nella provincia di Cuneo, e i protagonisti di questa vicenda sono un padre, un figlio autistico, oggi 21enne e l’amico di famiglia, da oltre 40 anni. Il ragazzo, a cui è stata riconosciuta una disabilità del 100%, non riesce a scrivere e a leggere e ha una età psicologica pari a quella di un bambino di 5/6 anni.

A fine 2014 il ragazzo cambia scuola ed emerge la necessità di trovare una persona che possa aiutare la famiglia per accompagnarlo, visto la mancanza di disponibilità dei servizi sociali. Si pensa allora all’amico di famiglia, che, previo compenso, si rende disponibile al supporto richiesto. Il ragazzo è molto contento di questa persona, che chiama zio, tanto che più delle volte si ferma anche a pranzo da lui.

Un giorno una frase detta dal ragazzo, rompe la tranquillità della famiglia: “non si mette pippo in bocca”. I genitori restano abbastanza sorpresi, sapendo che “pippo” è il nomignolo che viene dato all’organo genitale maschile e che la frase sembra una di quelle negazioni al contrario tipica dei bambini.

Passano i mesi e i genitori cercano di capire qualcosa in più osservando il figlio, che oltre a pronunciare frasi sulla stessa lunghezza d’onda della precedente, inizia a praticare gesti di autolesionismo, come quello di strapparsi le unghie. Segue una attenzione morbosa verso il palato delle persone che incontra fino ad un giorno quando chiede alla mamma: “voglio fare pippo insieme come con lo zio”.

A questo punto, il padre abbastanza sconvolto, decide di affrontare l’amico che prima confessa solo di guardare dei video pornografici sul telefonino, senza aver fatto caso alla presenza del ragazzo, ma poi messo alle strette, ammette di aver avuto con lui un rapporto orale. La confessione, ripresa con una telecamera nascosta, viene riferita prima alla moglie e figlia dell’uomo e poi alle forze dell’ordine.

L’uomo, venuto a conoscenza dalla sua famiglia della presenza del video, anticipa i tempi e deposita una confessione spontanea, tra l’altro parziale, ottenendo così una sentenza mite di soli 22 mesi di reclusione, pena sospesa e un risarcimento per la vittima di soli 5000 Euro. Il giudice, inoltre, concede tutte le attenuanti richieste dalla difesa, nonostante l’uomo non abbia confessato tutti gli abusi, ma solo alcuni episodi.

Per i genitori del ragazzo disabile resta ora la battaglia per superare il disagio psicologico che ha subito il figlio, non riconosciuto dal giudice, e la speranza che la Procura possa fare ricorso in Cassazione su questa sentenza, che di fatto, lancia un messaggio di impunibilità per gli abusatori.

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