Snapchat, la popolare applicazione che consente di scambiarsi messaggi, foto ed immagini delle quali non resta traccia dopo 24 ore, ha – di recente – raggiunto i 150 milioni di utenti attivi al giorno. A quanto pare, non tutti entusiasti delle sue peculiarità e funzioni: dagli USA, infatti, giunge notizia che un 14 enne californiano avrebbe avviato una class action contro Snapchat per “contenuti porno”.
Cerchiamo di capire prima l’entità del fenomeno Snapchat. La chat-app in questione, come sappiamo, consente di scambiarsi contenuti dei quali, dopo 24 ore, non rimane alcuna traccia nell’app: in verità questa specifica potrebbe presto essere messa (parzialmente) da parte visto il varo della funzione Memories che permette di assemblare “storie”, da condividere con gli amici e basate su vecchie foto e video. Il successo di quest’app è stato travolgente: ha raggiunto, da quando Evan Spiegel la fondò nel 2011, i 150 milioni di utenti attivi al giorno, riuscendo – in tal modo – a scavalcare Twitter nella speciale classifica delle app più utilizzate. Quanto a video riprodotti, invece, ha scalzato dal piedistallo la più blasonata Facebook: tutti traguardi che hanno contribuito ad accrescere il valore del brand Snapchat che, attualmente, è quantificabile in 17 miliardi di dollari (!).
Contro un colosso del genere, riferisce la rivista americana Tmz, si è schierato un bambino californiano di 14 anni il quale, secondo l’avvocato che lo difende, Mark Geragos (noto per aver tutelato anche Michael Jackson), sarebbe rimasto scosso dall’aver scoperto – su Snapchat – contenuti sessualmente espliciti. No, non ci riferiamo al Sexting, ovvero allo scambio di immagini piccanti, assai in voga tra gli adolescenti. In questo caso, invece, ad essere coinvolta sarebbe proprio una funzione nativa di Snapchat, ovvero “Scopri” (Snapchat Discover), che sarebbe diventata un ricettacolo di volgarità cui esporre i minori: tra gli esempi fatti nella citazione in giudizio, vi sarebbero argomenti come “Cosa pensa lui quando non riesce a portarti all’orgasmo” e ben 23 immagini – apparse su Buzzfeed – in cui dei personaggi Disney erano ritratti in pose esplicite e con titoli inequivocabilmente pornografici.
Decisamente, spiega il legale, si tratta di una palese violazione del Communications Decency Act (CDA, 1996) che regola la presenza del porno su internet.
Se la class action dovesse essere concessa e dovesse aver esito positivo, Snapchat rischierebbe una multa di 50 mila dollari per ogni violazione del CDA e dovrebbe apporre un alert, per genitori e bambini, che li avvisi della potenziale presenza di contenuti espliciti. Snapchat, interpellata sull’argomento, si è scusata per aver recato offesa ad alcuni utenti ma ma ha attribuito i fatti contestati a scelte contenutistiche operate da editori terzi, scelte sulle quali Snapchat non metterebbe becco in nome dell’indipendenza editoriale.