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"Pentirsi di essere madri" di Orna Donath in uscita il 23 febbraio

"Pentirsi di essere madri: Storie di donne che tornerebbero indietro - Sociologia di un tabĂą" pone una domanda inopportuna, ricusata dalla societĂ  e dalle donne: decidereste ancora di divenire madri potendo tornare indietro?

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Pubblicato il 23 febbraio 2017, alle ore 12:43

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"Pentirsi di essere madri" di Orna Donath in uscita il 23 febbraio
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“Se poteste tornare indietro nel tempo, decidereste ancora di diventare madri?”. La sociologa israeliana Orna Donath ha posto questa scomoda domanda a diverse donne ebree israeliane, in ventitré casi la risposta è stata “no”.

Il presupposto che l’istinto materno sia innato è ancora un dogma, una donna è madre naturalmente, non possono esistere eccezioni. Donath ha intervistato queste donne, scavando nei loro pensieri e sentimenti.

Confessare di aver commesso un errore divenendo madri comporta, inevitabilmente, il diniego collettivo. E’ possibile pentirsi di ogni scelta, ma non di questa. Le storie di 23 donne sono raccontate dalla sociologa israeliana Orna Donath (ricercatrice della Ben Gurion University) in “Regretting Motherhood” uscito in Italia con “Pentirsi di essere madri: Storie di donne che tornerebbero indietro – Sociologia di un tabù”.

La tematica ha aperto immediatamente un dibattito mondiale sul tema scabroso della negazione della maternità. Dapprima uscito nell’ambito degli specialisti, in Israele è al centro di dibattiti televisivi, discussioni feroci in rete, articoli giornalistici incandescenti.

Da Gerusalemme l’incendio è divampato in Norvegia, Svezia, Finlandia, Austria, Estonia lasciando il segno in Germania.

In Israele una coppia con un unico figlio non è equiparata ad una famiglia, è un bad joke, una barzelletta. Fino al decennio trascorso ne erano sufficienti due, oggi per motivazioni politiche e religiose, tre sono il minimo. Il ragionamento delle madri intervistate è indotto socialmente. Dopo aver partorito il primo figlio avvertono la catastrofe interiore imminente: accettano di averne altri due solo per essere considerate buone madri.

Orna Donath ha 39 anni, ha deciso di non avere figli, ha percepito l’esigenza di dar voce ad un sentimento represso, strisciante, non esposto per paura, timore. A 16 anni ha compreso, lucidamente, che non avrebbe voluto divenir madre, conscia che la società l’avrebbe standardizzata in una donna con problemi. Perseguitata con l’anatema: “Un giorno te ne pentirai”, ha scelto di analizzare il triangolo rimpianto-genitorialità-società. Donath dice “Non è il mio sistema riproduttivo a fare di me una donna”.

Donath cop..qxp_saggiL’indagine sociologica descrive il pentimento materno scindendolo dall’amore per i propri figli: sentimenti antitetici nelle parole delle donne intervistate. La società esige che la donna divenga madre, trasportata dalla richiesta esterna, sopprime i desideri, per concedersi a ciò che deve essere attuato. La maternità è un’esperienza stigmatizzata come l’idea di pentirsene. Viviamo in una collettività terrorizzata dall’idea che la gente rinneghi il proprio passato, il tempo corre, rimanendo fermo nel nostro mondo interiore.

Il tempo umano non è lineare, è una spirale. Le donne intervistate sono cresciute con l’idea che mettere al mondo un figlio consegni al futuro, la prosecuzione di loro stesse. Il passato non è morto, anzi, il passato non è neppure passato. La maternità non cancella l’essenza, le donne conservano quel ricordo, sentendo la mancanza di quell’io precedente, fino a odiare la loro evoluzione.

Un sentire che alberga in molte madri incapaci, anche a se stesse, di ammettere la realtà.

Le 23 madri intervistate sono di ogni età e appartenenza sociale: alcune con due figli, tre, nonne, vedove, separate. Doreen 38 anni, divorziata con tre figli, dice che rinuncerebbe a loro, senza remore, anche amandoli immensamente.

Atalya, 45 anni, è divorziata, i suoi tre figli adolescenti vivono con il padre: non si occupa della cura quotidiana dei ragazzi, ugualmente essere madre le pesa, come se le rubasse l’anima. Illustra che è diventata mamma in modo automatico, senza soffermarsi sulle conseguenze della propria scelta.

Tirtza, 57 anni, divorziata, ha avuto due figli ed è già nonna: diventare madre è stata una conseguenza naturale, matrimonio e poi figli. Dice “Ogni volta che parlo con i miei amici dico che con il senno di poi non avrei fatto neanche un quarto di un bambino. La cosa più dolorosa per me è che non posso tornare indietro nel tempo. E’ uno sbaglio a cui è impossibile, impossibile porre rimedio“.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - Divenire madre, contro la propria volontà, solamente per acconsentire ad un'esigenza altrui, ad uno status sociale imposto, da rispettare, nel decoro imprescindibile, annulla l'io. Sono madre, non condanno le parole di queste donne, libere finalmente di esprimere i propri sentimenti. Gli esseri umani non sono degli automa, nascere donne non implica automaticamente voler essere madri. Anche fra gli animali esistono femmine che ricusano i propri piccoli, l'istinto non basta. L'amore per la prole non contrasta con la rivelazione che, potendo replicare la propria vita, non vorrebbero fare figli. Per queste donne partorire è equiparabile al perdere parte di se stesse, un pezzo d'anima.

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