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Oscar 2017: i vincitori della notte del 26 Febbraio e l’errore finale!

La serata è iniziata come di consueto con il red carpet per poi lasciare largo spazio alla cerimonia di premiazione, che si è tenuta al Dolby Theatre di Los Angeles con la sua 89esima edizione. Di seguito un resoconto della serata e dei vincitori.

Cinema
Pubblicato il 27 febbraio 2017, alle ore 10:29

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Oscar 2017: i vincitori della notte del 26 Febbraio e l’errore finale!
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Un red carpet che tuttavia ha sentito la mancanza di Natalie Portman che, candidata come migliore attrice per Jackie, è più che giustificata per via della sua seconda gravidanza.

Potremmo soffermarci fin da subito su La La Land, ma innanzitutto c’è da dire che si è trattata di un’edizione che ha decisamente allontanato il tormentone Oscarsowhite dello scorso anno, registrando una massiccia presenza di candidature afroamericane: da Denzel Washington, Octavia Spencer e Viola Davis; ai candidati al miglior film come Moonlight, Il diritto di contare e Barriere.

Justin Timberlake apre letteralmente le danze con la sua “Can’t stop the feeling”. Prende quindi la parola Jimmy Kimmel rivelandosi un presentatore simpatico e per nulla soporifero. Prende scherzosamente in giro attori come Matt Damon, riferendosi al flop commerciale di The Great Wall, e Andrew Garfield per i chili in meno; passando per Meryl Streep e le sue perfomance “mediocri e sopravvalutate”. Ricorda poi alcuni degli aspetti principali di questa edizione tra cui la presenza degli Amazon Studios con Manchester By The Sea al miglior film. Chiude il suo discorso d’apertura con la solita strizzata d’occhio beffarda rivolta al presidente Donald Trump.

Alicia Vikander svela il miglior attore non protagonista: Mahershala Ali per Moonlight. Con un discorso breve e conciso ringrazia i suoi insegnati, il regista con l’intera troupe e la moglie con cui ha avuto da poco il suo quarto figlio. Un riconoscimento meritato per la sua parte del trafficante di droga dal cuore tenero.

Segue il miglior trucco con Suicide Squad per i nostri connazionali Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, con il collega Christopher Nelson. Per i migliori costumi si aggiudica il riconoscimento Colleen Atwood per Animali fantastici e dove trovarli, che aveva già vinto in passato per il musical Chicago, Memorie di una Geisha e Alice in Wonderland.

Arriva finalmente il momento del miglior documentario, annunciato dal trio protagonista del film Il diritto di contare, e con O. J.: Made in America Ezra Edelman si aggiudica il riconoscimento. Un lungo documentario incentrato su O. J. Simpson. Rimane quindi a bocca asciutta Gianfranco Rosi con Fuocoammare.

Miglior montaggio sonoro e miglior sonoro: reciprocamente vincono Sylvain Bellemare per Arrival e Peter Grace, Kevin O’Connell (finalmente, dopo ben 21 candidature!), Robert Mackenzie e Andy Wright per Hacksaw Ridge.

Miglior attrice non protagonista rivelata da Mark Rylance: il primo oscar quindi per Viola Davis con Barriere, alla sua terza nomination. Un discorso commovente rivolto alle persone andate, ma di cui i sogni il cinema ha il potere di resuscitare. Dedica anche a Denzel Washington (riconoscendolo come sue condottiero con le parole “capitano, o mio capitano”), al marito e alla famiglia.

La bellissima Charlize Theron e una vispa Shirley MacLaine annunciano il miglior film straniero: Il Cliente di Asghar Farhadi, al suo secondo Oscar dopo quello per Una separazione cinque anni fa. Una donna al posto del regista sostiene un discorso riguardo il divieto clamoroso emanato da Trump (il bando che ha costretto Farhadi a non essere presente alla premiazione), e in favore dell’empatia umana.

Miglior cortometraggio d’animazione vinto da Piper di Alan Barillaro, di origini italiane. Zootropolis è invece il miglior film d’animazione.

Tra i candidati alla miglior scenografia la spunta La La Land, aggiudicandosi così la prima statuetta della serata. Segue un piacevolissimo intervallo inconsueto, incentrato su uno scherzo ad un gruppo di turisti che si ritrova inconsapevolmente e, diciamolo, fortunatamente al Dolby Theatre faccia a faccia con una mandria di star.

Migliori effetti speciali per Il Libro della giungla. Miglior cortometraggio documentario e cortometraggio sono rispettivamente The White Helmets di Orlando von Einsiedel e Sing di Kristof Deak e Anna Udvardy.

Il grande Michael J. Fox e Seth Rogen annunciano la categoria per il miglior montaggio: vince John Gilbert per Hacksaw Ridge. Un’altra bella coppia, formata da Javier Bardem e Meryl Streep rivelano la miglior fotografia: La La Land grazie al contributo di Linus Sandgren.

Prestigioso John Legend nell’esecuzione di City of stars e Audition che fa da preludio a Samuel Jackson che annuncia la miglior colonna sonora, vinta dal talentuosissimo Justin Hurwitz per La La Land. Scarlett Johansson rivela invece la miglior canzone: la bellissima City of Stars di La La Land scritta da Benj Pasek e Justin Paul.

Jennifer Aniston ricorda le recenti scomparse nel mondo del cinema, da Carrie Fisher a Bill Paxton (venuto a mancare ieri). Ben Affleck e Matt Damon tornano sul palco insieme dopo 20 anni per annunciare la miglior sceneggiatura originale: vince Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan. Amy Adams rivela invece la miglior sceneggiatura non originale. L’oscar va a Barry Jenkins e Tarell McCraney con Moonlight.

Veniamo quindi al dunque con uno dei premi più prestigiosi. Damien Chazelle per La La Land si aggiudica la miglior regia, confermandosi come il più giovane regista a ricevere tale riconoscimento, a soli 32 anni. Brie Larson incorona un immenso Casey Affleck in Manchester by the sea come miglior attore protagonista.

Leonardo DiCaprio elegge Emma Stone come regina della serata, miglior attrice protagonista per La La Land.

Moonlight è insignito del premio al miglior film, in seguito ad un tremendo ed imbarazzante errore di lettura da parte di Warren Beatty, che aveva proclamato vittorioso La La Land; spiegando in seguito di aver avuto tra le mani il verdetto precedente che premiava Emma Stone.
In ogni caso, alla fine Jimmy Kimmel ha cercato di sdrammatizzare e ha riscontrato comunque la comprensione dei produttori di La La Land che hanno consegnato di buon grado la statuetta a Barry Jenkins.

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Cosa ne pensa l’autore

Andrea Indovino - Un'edizione inedita, con alcune trovate insolite e molto divertenti. La scelta di Jimmy Kimmel si è rivelata vincente, non scadendo mai nell'eccessiva banalità. Tuttavia trovando lo spazio per commemorare le recenti scomparse che hanno colpito il mondo della settima arte, e denunciando in certi momenti, come previsto, la politica repressiva di Donal Trump. Riguardo i riconoscimenti, molti sono stati meritati e abbastanza prevedibili, ma lasciano un po' l'amaro in bocca le scelte in alcune categorie. In ogni caso, un'edizione emozionante, piena di sorprese e qualitativamente competitivo. Senza considerare l'errore finale che farà discutere di questa edizione per anni.

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