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Venezia

"David Lynch tra arte e cinema" tre giorni di incontri a Venezia

Al "Teatrino di Palazzo Grassi" di Venezia dal 16 al 18 marzo si svolgeranno una serie di incontri e proiezioni "David Lynch tra arte e cinema". Un'immersione nel mistero archetipo del mondo di Lynch.

Cinema
Pubblicato il 27 febbraio 2017, alle ore 14:48

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"David Lynch tra arte e cinema" tre giorni di incontri a Venezia
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Un’occasione eccellente per esplorare ed approfonditamente l’universo del regista David Lynch: dal 16 al 18 marzo, al “Teatrino di Palazzo Grassi” di Venezia si svolgerà “David Lynch tra arte e cinema”, tre giornate di incontri e proiezioni.

Il programma completo prevede:

  • Giovedì 16 marzo alle 20.30 incontro con Andrea Bellavita, critico cinematografico; alle 21.00 “The Art Life”, di Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard.
  • Venerdì 17 “Twin Peaks: la madre di tutte le serie d’autore”: alle 20.30 incontro con Emanuela Martini, direttrice del “Torino Film Festival”; alle 21.00 proiezione della stagione 1, episodi 1-2-3-4.
  • Sabato 18 marzo alle 17.00 “I segreti di Twin Peaks” proiezione stagione 1, episodi 5-6-7-8; alle 21.00 “Strade Perdute”, di David Lynch.

David Lynch imprime sulla pellicola ossessioni, perversioni, deviazioni, deformità, orrori, paranoie, inquietudini in contesti onirici, lisergici. Lynch è un regista completo, rivoluzionario, unico.

L’atmosfera lynchiana reitera oggetti e luoghi, mai eletti a simbolo. Gran parte del suo cinema è improntato su un mistero in perenne attesa di spiegazione, lo spettatore è incanalato in uno stato di disorientamento percettivo e cognitivo, in simbiosi con il personaggio principale delle pellicole.

Nei film di Lynch talvolta lo scioglimento dell’enigma non giunge compiutamente: la perenne esitazione tra spiegazione razionale e irrazionale degli avvenimenti narrati è sublimata in una dilazione all’infinito del mistero, esimandosi da una banale riduzione schematica dello svolgimento. Lynch non imposta una trama per consegnarla alla deriva, il mistero che avvolge i suoi film è un una colonna sonora in sordina che permea ogni fotogramma, trait d’union con realtà psichiche alternative, prodotte dalla mente dei personaggi.

I suoi film si alimentano di visioni, profezie, apparizioni non facilmente attribuibili. Una sensazione soffocante di minaccia permea anche i luoghi rassicuranti, come la casa, la camera da letto. Gli spettatori camminano nell’immaginifico di Lynch, a ritroso, saltando nel tempo, nello spazio, in una sorta di allucinazione senza fine. David Lynch è uno dei cineasti più originali della sua generazione, ha contrassegnato il cinema americano d’autore negli anni Ottanta.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - Il mio primo approccio con il mondo di Lynch è stato a 13 anni con "I segreti di Twin Peaks": all'epoca quella serie - dall'impostazione vagamente soap, intrisa di interrogativi in crescendo, sovrannaturale, richiami esoterici - mi travolse. Siparietti grotteschi ed equivoci accrescevano un dubbio lecito: l'indagine era un pretesto razionale per accrescere un pathos irrazionale? Proseguii vedendo "Velluto Blu", "Fuoco cammina con me!", "The Elephant Man". Lynch riesce ad esaltare lo sguardo, la sua potenza deformata, consegnandoci riprese dal buco della serratura, entro una gola. Geniale, unico.

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