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Roma

La mostra alle Scuderie del Quirinale: un museo partorito dai furti

La mostra allestita al Quirinale, "Il Museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova", fino al 12 marzo 2017, offre una magnifica selezione delle opere tornate dalla Francia dopo le razzie napoleoniche.

Arte
Pubblicato il 13 gennaio 2017, alle ore 18:26

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La mostra alle Scuderie del Quirinale: un museo partorito dai furti
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Il museo del Louvre nacque per accogliere le opere d’arte acquisite durante le razzie perpetuate durante le guerre napoleoniche. L’Italia fu una delle nazioni maggiormente colpite, 500 dipinti trafugati tra il 1796 e il 1814.

L’azione del Canova permise la restituzione di gran parte dei capolavori nel 1816. Molte opere rimasero in Francia poiché Napoleone le acquisì legittimamente con il Trattato di pace di Tolentino del 19 febbraio 1797 firmato dal futuro imperatore con l’emissario pontificio, il cardinale Mattei, ed altri. Napoleone, come Hitler in seguito, ambiva alla completa depauperazione del patrimonio artistico italiano.

Le opere giuridicamente di proprietà francese si unirono, però, ai numerosi capolavori sottratti illecitamente. “Le nozze di Cana” del Veronese ne sono un fulgido esempio: appartenuto alla Repubblica di Venezia, presenzia all’interno della mostra sotto forma di fedele riproduzione, eseguita dall’artista britannico Adam Lowe. L’originale si trova tuttora nel Salon Carrè del Louvre dinnanzi alla Gioconda.

André Malreaux, ministro della cultura del governo De Gaulle dal 1959 al 1969, dichiarò che il mancato ritorno a Venezia del capolavoro del Veronese in realtà fosse da addebitare agli stessi veneziani, che non reclamarono l’opera in questione ma ne preferirono un’altra delle medesime grandi dimensioni, “Maria Maddalena ai piedi di Gesù” di Charles Le Brun (1619-1690), opera considerata uno dei capolavori dell’artista francese, che è conservata nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia. In realtà una volontà di riconsegna del Veronese non è mai esistita.

“Il Museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova”, a cura di Valter Curzi, Carolina Brook, Claudio Parisi Presicce, concede la vista a numerosi capolavori: citiamo, fra gli altri, il celebre “Gruppo del Laocoonte” (calco del XIX sec.), “La strage degli Innocenti” di Guido Reni, della Pinacoteca di Bologna, la “Venere Capitolina”, II sec. d.C., la “Pala di S. Agostino” del Perugino, “Il Ritratto di Leone X” di Raffaello, “l’Assunzione della Vergine” di Tiziano.

I furti francesi hanno generato, in uno strano paradosso, l’idea del museo pubblico, instillando nelle menti il concetto di valore collettivo dell’opera d’arte: la Pinacoteca di Brera ne è l’espressione migliore. L’idea del Museo Universale del Louvre nasce dal modello italiano che ha unito classicità ed innovazione. Al secondo piano alcune righe del poeta Giacomo Leopardi ci accompagnano alla conclusione ideale della mostra: il poeta pone l’accento sull’universalità dell’arte, godibile ovunque essa si trovi. 

L’intento della mostra è, dunque, quello di ripercorrere le tappe salienti della vicenda storica, restituendo una lettura critica in grado di sensibilizzare il pubblico odierno al valore che assunse allora il patrimonio culturale nazionale, visto per la prima volta come mezzo educativo e come manifesto di un’identità europea. L’esposizione ci conduce ad una netta riflessione sul patrimonio culturale come perno di un’identificazione coesa dell’Europa.

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Chiara Lanzini - Il nostro sterminato patrimonio artistico è stato nei secoli trafugato notevolmente. Osservando la ricchezza rimasta presente, sul nostro territorio, abbiamo il dovere morale di valorizzarla e proteggerla. Ogni singolo dipinto, ogni scultura, ogni reperto archeologico racchiude un valore inestimabile che necessita l'adeguata conservazione per una continuità nel futuro. La nostra magnificente identità culturale proiettò quel seme mondiale che ha permesso il germogliare dell'arte, la mostra alle Scuderie del Quirinale fa comprendere quanto i prodotti dei nostri artisti fossero bramati dal potere che, utilizzando la bellezza universale, anelava ulteriore legittimazione.

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