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Cagliari: mostra Asylum, un viaggio nella malattia mentale

La mostra Asylum aperta fino al 14 maggio 2017 propone, attraverso lo sguardo di 32 artisti, un viaggio nella malattia mentale, per comprenderla e non averne timore.

Arte
Pubblicato il 10 maggio 2017, alle ore 22:11

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Cagliari: mostra Asylum, un viaggio nella malattia mentale
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A Cagliari, fino al 14 maggio, sarà possibile visitare la mostra Asylum – progetto di Roberta Vanali co-curato da Efisio Carbone – attraverso opere pittoriche, fotografie, installazioni e video conduce ad una dovuta riflessione sulla malattia mentale, sulla segregazione di chi ne è affetto e sull’estromissione dalla società.

Un vetusto album fotografico del manicomio di Villa Clara, l’istituto cagliaritano chiuso nel 1998, prende per mano gli spettatori introducendoli nella mostra: l’esposizione tende a ricreare le emozioni legate ai disturbi mentali, lungo un corridoio caratterizzato da asfissianti e invasive luci al neon, viene ricreata la corsia di un ospedale psichiatrico, l’angoscia ed il terrore dei malati.

L’esposizione principia con un esemplare del ’67 della serie Bricolage di Carol Rama, disturbanti occhi di bambola affiorano dalla superficie del supporto. Alcune opere si trovano al di là delle sbarre, precluse allo spettatore che non può avvicinarle, altre paiono osservarci dall’area percorribile.

Le ossessioni, l’alienazione, il turbamento, la castrazione, emergono prepotenti, facendoci comunicare con le sensibilità colte da quell’angoscia esitenziale che scalfisce l’anima, distruggendola. Alcune opere riescono anche a proporre una visione ironica del dolore. L’artista Andrea Guerzoni studia una patologia e la rappresenta nell’ossessività del particolare, Adriano Annino e Silvia Mei focalizzano l’attenzione sulla distorta percezione dei volti.

Il piccolo trittico di Daniele Santagiuliana, visualizza homunculi in un’allucinazione agghiacciante espresse in simbologie e nella ripertizione di lettere e segni. Gli  incubi e le ossessioni vengono condivisi con il pubblico, in una sorta di esorcizzazione.

Sara Renzetti e Antonello Serra, in arte SANTISSIMI, propongono una grande scultura in silicone che canalizza l’attenzione sull’emarginazione del “pazzo“, escluso dalla società, segregato, nascosto, carne da macello senza valore. Barbara La Ragione raffigura in Pu-Pazzi, il disincanto ironico: marionette folli cadono dal cielo, in un cumulo indecifrabile per noi, presunti normali, accettati dalla società. Le sbarre, metafora di lontananza e indifferenza, separano e al contempo invitano a non soffermarsi, a cercare di volgere lo sguardo oltre.  

L’intero percorso è giocato sull’ambiguità di chi è veramente dentro e chi fuori, siamo noi i pazzi o loro, stimolando lo spettatore a riflettere su una società che ancora oggi tende a isolare ciò che non le è familiare, temendo l’ignoto a priori.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - L'incomprensione della malattia mentale ha distrutto intere vite in passato, uomini e donne e bambini che oggi vedrebbero una completa riabilitazione. I manicomi sono stati talvolta veri e propri lager ove il rispetto per l'individuo era calpestato in virtù di sperimentazioni ardite, indifferenza e malvagità. La mostra vuole farci cogliere un briciolo di quell'angoscia che ha permeato le vite dei pazienti con fine pena mai.

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