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MotoGp: la caccia all’iride è un affare tra Italia e Spagna

Dopo le prime nove gare della stagione nessuno è riuscito ad imporre un predominio netto. I numeri parlano chiaro ma mai come quest'anno rendono indecifrabili le prestazioni in pista. Marquez, Vinales, Dovizioso o Rossi. Chi ne uscirà vincitore?

Motociclismo
Pubblicato il 7 luglio 2017, alle ore 14:21

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MotoGp: la caccia all’iride è un affare tra Italia e Spagna
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La MotoGp è ormai in vacanza da cinque giorni. Ma mai come quest’anno nessuno può dormire sonni tranquilli. Quattro piloti in lizza per il titolo, tre scuderie a contendersi il mondiale costruttori, due nazioni che da anni incarnano l’élite del motociclismo. Marc Marquez (Honda, 129 punti), Maverick Vinales (Yamaha, 124 punti), Andrea Dovizioso (Ducati, 123 punti), Valentino Rossi (Yamaha, 119 punti). Volendo allargare lo sguardo si potrebbe considerare anche Daniel Pedrosa (Honda, 103 punti), anche se la distanza sale a 26 punti dal leader, il compagno di squadra.

Quando siamo al giro di boa della stagione l’equilibrio non è ancora stato spezzato e nessuno dei top rider è riuscito a prendere il sopravvento. Anche le vittorie si sono distribuite abbastanza equamente: a inizio stagione Vinales si è affermato di prepotenza con tre vittorie nelle prime cinque gare, dopodiché però nelle ultime quattro è stato quello che ha totalizzato meno punti (39 punti sui 100 disponibili). Al contrario, il leader iridato della Honda, suo connazionale, ha collezionato due pesanti ‘zeri’ che ne hanno rallentato la marcia iniziale, ma con tre podi nell’ultime tre gare è stato in grado di ricucire lo strappo e grazie al trionfo del Sachsenring si è ripreso ciò che negli ultimi anni si è goduto parecchio: la prima posizione.

Anche DesmoDovi, come Marquez, ha all’attivo due vittorie, ottenute peraltro in due piste prestigiose come il Mugello e il Montmelò. Pesa, tuttavia, l’inizio claudicante che lo ha portato a racimolare meno punti nelle prime cinque gare rispetto ai suoi diretti rivali (54 punti contro gli 85 di Vinales, i 62 di Rossi e i 58 di Marquez). Proprio ‘The Doctor’ chiude il novero dei candidati all’iride: Valentino, come il connazionale della Ducati, procede con regolarità, con una sola caduta – a Le Mans – e tanti piazzamenti, di cui quattro sul podio, a differenza dei due centauri spagnoli che sono ‘inciampati’ per ben due volte.

Anche l’altro spagnolo della Honda, Dani Pedrosa, non ha visto il traguardo in due occasioni, in Argentina e al Mugello e nonostante fornisca prestazioni un po’ altalentanti è comunque il pilota che è riuscito maggiormente ad andare a podio (5 volte, come Marquez), facendo sua anche la gara di casa a Jerez de la Frontera.

Insomma, i colpi di scena in questa prima parte della stagione non sono mancati. Basti pensare che prima della tappa in Sassonia Marquez era l’ultimo di questo gruppetto, mentre adesso si ritrova capoclassifica. Inoltre, tutti hanno provato l’ebbrezza di guidare il campionato e gli avvicendamenti al vertice si sono verificati al termine di ogni singola gara.

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Cosa ne pensa l’autore
Alessandro Badalin

Alessandro Badalin - Credo sia impossibile riuscire a stabilire chi la spunterà al termine della stagione. Se anche moltiplicassimo gli attuali punti in proiezione dell'ultima gara a Valencia, ci troveremmo di fronte a un epilogo che li vede tutti coinvolti. La sensazione è che la Yamaha abbia globalmente la moto più forte (ha, infatti, vinto 4 volte), ma allo stesso tempo la più altalenante dal momento che fatica dannatamente nelle piste con poco grip (Jerez, Barcellona). Al contrario la Honda riesce a consumare meno le gomme nelle piste con poca aderenza, con un Marquez che per adesso ha fatto la differenza soltanto in quelli che sono suoi 'feudi' da anni (Austin e Sachsenring). La Ducati, infine, sembra la moto più equilibrata: non eccelle in alcuna area particolare, ma non presenta nemmeno dei macroscopici punti deboli. Un equilibrio sportivo che per la seconda parte della stagione dovrà tramutarsi in un equilibrio psicologico: chi sbaglierà meno sarà il probabile vincitore finale: in tal senso i nostri portacolori sembrano essere abbastanza costanti anche se forse, talvolta, dovrebbero osare di più. Marquez è una 'testa calda' e rischia molto, ma è caparbio e non molla un centimetro. Vinales può sentire la pressione. Chi la spunterà?

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