Milan, tra immobilismo nel mercato e l’ipotesi della cessione saltata

Ennesima battuta d'arresto nella negoziazione per la cessione del Milan. Dalla Cina filtrano di possibile abbandono delle trattative da parte della cordata di Gancikoff e, intanto, il mercato langue con i possibili obiettivi di mercato che vanno altrove...

Milan, tra immobilismo nel mercato e l’ipotesi della cessione saltata

Ancora una battuta d’arresto nella trattativa per la cessione del Milan ed a farne le spese è il mercato della squadra meneghina che tarda a fornire a Vincenzo Montella i giocatori con i quali imbastire il gioco – basato sul possesso palla – a lui tanto caro. 

Qualche tempo fa, Silvio Berlusconi ebbe ad esclamare che non ce la faceva più col Milan: detto in termini più concreti, non avrebbe più scucito un euro di tasca sua per il suo ex gioiello di famiglia. I quasi cento milioni di euro sborsati l’anno scorso con la speranza che li rifondesse il “pacconaro” Bee Taechaubol, evidentemente, pesano ancora sulle finanze della Fininvest (già, attualmente, gravate dal rifiuto dei francesi di Vivendi a comprare il 100% di Mediaset Premium).

Da lì è iniziata una trattativa con un fondo d’investimento cinese di cui farebbero parte Wu (GRS Capital) e Zheng (energie rinnovabili), due tra gli uomini più ricchi della Cina: il fondo in questione ha avviato le trattative con Fininvest tramite l’advisor Nicholas Gancikoff in predicato di diventare – transazione conclusa – il nuovo Amministratore Delegato della squadra di via Aldo Rossi. Nel corso del tempo, la negoziazione ha subito vari rallentamenti, vuoi per i malanni di Berlusconi, vuoi per le modifiche nelle condizioni contrattate (si è passati dal 70% iniziale, alla cessione del 100% nelle scorse settimane): tuttavia, almeno in quel di Milano, trapelava ancora del cauto ottimismo. Alla peggio, si sarebbe spostato il timing per il signing (la firma dell’impegno a vendere) qualche giorno più in là, magari a cavallo del Ferragosto. 

E invece… dalla Cina, in particolar modo dal portale cinese “dongqiudi.com”, è trapelata l’indiscrezione che – dietro l’ennesimo rinvio richiesto dalla cordata cinese – non vi sarebbero i problemi burocratici tipici di quando si esportano grosse somme di danaro all’estero. No: il problema sarebbe che i soldi non vi sarebbero perché alcuni imprenditori della cordata, spaventati dall’investimento (750 milioni di euro), si sarebbero tirati dietro ed avrebbero fatto mancare il loro appoggio. Nell’impossibilità di completare la somma da investire con altre figure di spicco dell’imprenditoria locale, la cordata si sarebbe ritirata dalla trattativa

Tempo qualche ora, è arrivata la smentita da ambedue le parti: sia Nicholas Gancikoff che il Milan hanno comunicato che le trattative proseguono e che i contatti tra le parti sono praticamente all’ordine del giorno per limare gli ultimi dettagli.

Intanto, quel che è certo è che il Milan non ha fondi da investire sul mercato e deve puntare all’autofinanziamento per fare movimenti. Bacca ha rifiutato la cessione al West Ham e, quindi, non si è riusciti ad arrivare nè al centrale Musacchio, del Villareal (che ha detto no all’ipotesi di prestito con diritto di riscatto), nè al centrocampista polacco Zielinski (dell’Empoli ma di proprietà dell’Udinese) che, a questo punto, è dato per acquisito dal Napoli (venerdì la firma e, a breve, le visite mediche a Villa Stuart).

L’unica speranza è, a questo punto, di poter cedere Luiz Adriano al Porto (Galliani chiede 8 milioni di euro) per poter partire all’assalto o dei tanti giocatori tenuti in stand-by (es. Cuadrado, Gomez, Arbeloa, Pavoletti) o di alcuni nomi nuovi emersi nelle ultime ore (in particolare, Savio, ala del Benfica, Carvalho e Silva, rispettivamente mediano e centrocampista dello Sporting di Lisbona).

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