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La Juventus ed il “resto del mondo”. La poca competitività ed imprevedibilità della Serie A

Un'analisi del campionato italiano negli ultimi otto anni, la Juventus sempre vincitrice. Le cause e la speranza di un campionato in futuro più incerto.

Calcio
Pubblicato il 26 maggio 2019, alle ore 18:26

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La Juventus ed il “resto del mondo”. La poca competitività ed imprevedibilità della Serie A

Un campionato dove nell’albo d’oro è inciso sempre lo stesso nome da 8 anni, la Juventus, non è per niente un torneo spettacolare, questo purtroppo non giova al nostro sistema calcio. Sicuramente, a scanso di equivoci, non è una “colpa” della squadra di Torino, il fatto che, sotto tutti i punti di vista, ci sia un’evidente superiorità di questa rispetto alle avversarie.

Partendo dall’ultima notizia dell’esonero di Max Allegri dopo cinque anni, vedendo la lista degli eventuali sostituti, c’è già una riflessione che può sorgere. Fra i vari candidati a sedersi sulla panchina della squadra campione d’Italia infatti c’è anche il nome di Guardiola, difficile capire se sarà proprio lo spagnolo a subentrare all’allenatore livornese, più facile capire che la Juventus avrebbe comunque la forza economica per ingaggiarlo, così come la scorsa estate ha fatto suo Cristiano Ronaldo; questo dovrebbe far riflettere le altre squadre sull’indubbia forza economica della capolista italiana.

Dalle macerie della Serie B, la Vecchia Signora ha saputo programmare e rialzarsi e da quando ha aperto le porte del nuovo Stadio di proprietà non ha più smesso di vincere in Italia, sebbene l’obiettivo dichiarato sia ormai quello di rialzare al cielo la Coppa dalle grandi orecchie, che manca da molto. Quello che dispiace è che oramai questo gap con le altre squadre sembra aumentare di anno in anno, questo non giova affatto al nostro sistema calcio, ne perde lo spettacolo, sembra di assistere ad un campionato nel quale già ai nastri di partenza si sa per certo chi per primo taglierà il traguardo. Un film visto e rivisto, si gioca soltanto per il secondo posto.

Negli anni ’90 e primi anni 2000 al contrario, a turno festeggiavano anche gli interisti, qualche volta i milanisti e persino la Lazio e la Roma. La Serie A era il campionato più bello al mondo, ora questa non è un’affermazione che si può fare. Ricordate ad esempio il famoso 5 Maggio 2002? Sicuramente juventini ed interisti si, quegli sfottò ai danni dei nerazzurri per un campionato vinto dai bianconeri all’ultima curva non ci sono più e sembra non ci saranno più, non ci rimane che essere nostalgici, i campionati degli ultimi otto anni – salvo qualche eccezione – finiscono a Marzo, massimo Aprile. Peccato. Sembra che persino gli stessi supporters bianconeri si siano leggermente stancati di vincere e rivincere il campionato, immaginate un po’ voi lo squilibrio attuale.

Nell’ultimo decennio la Roma di Garcia che fece nel 2013-2014 ben 85 p.ti (che non bastarono) o il Napoli dello scorso anno di Sarri – che avrebbe forse meritato di vincere lo scudetto – sono stati degni avversari certo, tuttavia la Juve pare che controlli tranquillamente le altre, per poi fare qualche punto in più della seconda di turno. Sembra che senza sforzarsi più di tanto, riesca a stare appaiata alle altre e quando serve, fa lo scatto decisivo. Se confrontato col campionato inglese, per il nostro si prova una grande tristezza.

Al di là della Manica al contrario è sempre tutto incerto, imprevedibile, spettacolare; almeno 4-5 big a contendersi ogni anno il titolo di campione: le squadre di Manchester – City e United -, Liverpool, Chelsea, Arsenal e anche il Tottenham negli ultimi anni cresce vertiginosamente. Dietro alle vittorie sportive ci sono i ricavi ed il potere economico. Il noto quotidiano rosa, la Gazzetta dello Sport, qualche giorno fa riportava lo squilibrio economico fra le nostre squadre e quelle che militano nel campionato inglese. Se prendiamo, ad esempio, l’ultima in graduatoria dell’appena conclusa Premier, il West Bromwich, si vede che si collocherebbe, nell’ipotetica classifica dei ricavi, sesta in Serie A; guadagna annualmente di più di altre quattordici italiane. Non c’è che dire, il confronto fra i due campionati, sul piano economico e non solo, è impietoso, a nostro sfavore ovviamente.

C’è solo la Juve che regge e si avvicina alle top inglesi (beninteso si avvicina, non eguaglia), poi in seconda posizione fra le italiane che “guadagnano” di più c’è l’Inter, che ora con gli avventi di Zhang e di Suning sembra essersi ripresa e come risultati economici e come risultati sportivi, che altro non sono quest’ultimi – salvo annate eccezionali – il risultato di quelli economici. In terza posizione la Roma di James Pallotta, sebbene l’annata sportiva sia stata disastrosa, dove si pagano molte scelte discutibili dei responsabili tecnici Di Francesco e Monchi; la squadra della capitale in questa classifica economica, invece, è sul podio. Il bostoniano Pallotta ha acquistato la Roma dai Sensi che era indebitata e vicina al fallimento, ha stravolto tutto: ha portato nella maglietta giallorossa sponsor quali Nike e Qatar Airways; ha cambiato lo stemma e questo dimostra l’elevata attenzione nei confronti del settore Marketing, al presidente statunitense, gli si rimproverano però le troppe cessioni, le famose “plusvalenze” delle quali i tifosi romani sono stufi.

Dopo le prime tre: Milan, Napoli e Lazio

“Mischiare le squadre”, quello che si fa nei campetti di periferia fra amici, non è consentito, pertanto alle altre squadre non rimane altro che “imitare” il modello Juventus. A partire – qualcuno potrebbe annoiarsi ma è così – dallo Stadio di proprietà, imprescindibile ormai per crescere. La Juve poi, a prescindere dallo Stadio, è una società moderna a tutti gli effetti: investe nel calcio femminile (campione di Italia anche lì), è all’avanguardia altresì nei settori marketing e merchandising, anche scelte impopolari quali il cambio dello stemma, molto criticato, la famosa “J” o la maglia di quest’anno (non più con le tradizionali strisce) passano in secondo piano quando fruttano ricavi e fanno vincere; i tifosi così, impegnati a festeggiare, “dimenticano” di protestare.

La crescita degli altri Club ci sarà, che hanno quale obiettivo l’avvicinamento alla Juventus, anche per la squadra torinese però c’è una “Juventus” alla quale tendere, le altre europee che ricavano annualmente molto di più di essa. L’auspicio è vedere in futuro un campionato più combattuto, quel campionato che tutta Europa ci invidiava.

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Cosa ne pensa l’autore
Giovanni Belligerante

Giovanni Belligerante - Difficilmente la Serie A nel breve periodo tornerà ad essere un campionato combattuto, il dominio della Juventus è schiacciante e notevole. L'augurio è che le altre squadre col tempo diminuiscano il gap con la squadra di Torino, magari imitandola nelle strategie societarie. Che il nostro campionato torni il migliore d'Europa, che tutti ci invidiavano.

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