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Calcio in lutto, è morto Gigi Radice, portò il Toro allo scudetto

Il calciatore e allenatore Luigi Radice è morto ieri 7 dicembre, aveva 83 anni. Da diversi anni era malato di Alzheimer. Messaggi di cordoglio sono giunti da tutto il mondo del calcio.

Calcio
Pubblicato il 8 dicembre 2018, alle ore 10:13

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Calcio in lutto, è morto Gigi Radice, portò il Toro allo scudetto

E’ morto, ieri 7 dicembre, Luigi Radice, giocatore nella squadra del Milan e allenatore del Torino. Gigi, così era stato soprannominato, aveva 83 anni e da diverso tempo combatteva contro il morbo di Alzheimer. Messaggi di cordoglio sono giunti da tutto il mondo del calcio.

A novembre è uscita la biografia di Gigi Radice: “Il calciatore, l’allenatore, l’uomo dagli occhi di ghiaccio“, che racconta molto bene la vita e il carattere del calciatore definito “tedesco“.

La carriera di Gigi Radice

Nato a Brianzolo di Cesano Maderno, in provincia di Monza, il 15 gennaio del 1935, Gigi Radice aveva iniziato la sua carriera calcistica come terzino sinistro e dopo aver giocato con la Trestina e con il Padova, era tornato a giocare con il Milan, la squadra in cui era cresciuto, che presto grazie anche a lui, salì sul podio come campione d’Italia prima e campione d’Europa più tardi.

A fermare la sua carriera di giocatore è stato un grave infortunio al ginocchio, ma la passione per il calcio era troppo forte per lasciarlo per sempre e, passato qualche tempo, nel 1966, Radice si rimise in campo come allenatore del Monza. Si presentò “come uno dei tecnici più innovativi del momento: pressing a tutto campo, ricerca degli spazi, l’uso del fuorigioco come arma tattica” scrive il Giornale di Brescia on line. La promozione in B della squadra convinse tutti sulla bontà della sua tecnica.

Da questo momento il suo ruolo di allenatore tenace e convinto lo porterà a sedere sulla panchina di diverse squadre Treviso, Monza, Cesena, Fiorentina, Cagliari. Nel 1975 portò il Torino allo scudetto, “il primo del Toro dopo Superga” scrive sempre il Giornale di Brescia. Per cinque anni, fino al 1980, Radice resterà con la squadra del Toro, poi lo ritroveremo in campo con il Bologna, il Milan, il Bari e l’Inter, tornerà al Torino dal 1984 al 1989, seguono poi gli anni con la Roma, il Bologna e la Fiorentina. Nel 1992-1993, portò la squadra Viola al secondo posto in campionato, ma una lite con Vittorio Cecchi Gori a causa di un lieve calo lo licenziò dalla squadra che al momento si trovava sesta nella qualifica. Siamo nel 1993.

L’allenatore affermato non si scoraggia e ripartirà con il Cagliari, poi il Genoa e per ultima la squadra del Monza, la stessa da cui era partito come allenatore. Riporterà il Monza in B, ma nella stessa stagione, 1997-1998, verrà esonerato. Si chiude così la sua stagione calcistica di Gigi Radice, qualche anno dopo dovrà affrontare un’altra battaglia: il morbo dell’Alzheimer. 

Il figlio Ruggero ricorda il padre con queste parole: “Non aveva un carattere facilissimo, era un sergente di ferro. Rifiutava i compromessi, proseguiva di testa sua, anche per questo era stato in panchina per 30 stagioni“.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Una bella carriera calcistica degna del ricordo e dell'affetto di tutti. Penso che il suo carattere, così come lo descrive anche il figlio Ruggero, sia stata la leva, il punto forza del suo agire come calciatore e allenatore. La sua passione, rigida nella tecnica, non si fissa in un'unica squadra, Gigi Radice, secondo me, amava il calcio in sé.

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