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Calcio femminile: primo sport italiano femminile a diventare professionista

Alla fine è arrivata la svolta. La Serie A femminile dalla stagione 22/23 sarà giocata sotto l'insegna del professionismo. Questa sarà l'ultima stagione dilettantistica.

Calcio
Pubblicato il 9 agosto 2021, alle ore 18:00

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Calcio femminile: primo sport italiano femminile a diventare professionista

È fatta! Si parla di una vera e propria rivoluzione in Italia, le nostre calciatrici (e quelle estere che giocano nel nostro campionato) saranno a tutti gli effetti delle professioniste, ovvero avranno uno stipendio con tutto ciò che esso comporta e delle assicurazioni in più qualora si dovessero fare male. Questo cambia le carte in tavola, significa molte cose sia a livello sportivo che economico. Un plauso alle ragazze che hanno dimostrato tantissima qualità sul campo in ogni singola partita e a Ludovica Mantovani, Presidente della divisione di calcio femminile, la nostra condottiera.

Partiamo dai cambiamenti dal lato “strutturale” nel campionato. Tanto per cominciare la Serie A femminile 22/23 sarà composta non più da 12 squadre, bensì da 10. Di conseguenza la Serie B femminile 22/23 sarà composta da 16 squadre mentre a partire già da questo Settembre la Serie C femminile 21/22 sarà suddivisa in 3 gironi da 14 squadre.  Per rendere tutto questo possibile dalla Serie A retrocederanno 3 squadre mentre ne salirà solo 1 dalla Serie B. Il motivo di questo cambio di format è dovuto alla sostenibilità del campionato, non tutte le squadre sono ancora pronte al grande passo, finanziariamente parlando, e in questo modo sarà più semplice per tutti smistare eventuali fondi stanziati dal Dipartimento dello Sport per aiutare le società durante la transizione.

Per quanto riguarda le calciatrici, che dall’anno prossimo saranno delle professioniste, avranno garantiti: la tutela sanitaria, quella previdenziale e quella contribuitivo. Ciò impatterà finanziariamente e normativamente sulle società coinvolte che in gran parte collaboreranno dal punto di vista economico e non solo a supportare questa innovazione.

Dal lato economico invece cambia molto. Uno dei temi ricorrenti di cui si è parlato anche in passato sono gli sponsor. Nel caso di Milan e Juventus, infatti, la differenza tra le due sezioni, femminile e maschile, non sta solo nel sesso di chi calcia la sfera, ma anche negli sponsor. Questo è spiegabile, anzi l’ha fatto direttamente la Mantovani ad un’intervista de “Il Sole 24 Ore” dove dice che il calcio femminile e quello maschile hanno un modo di comunicare diverso, questo implica anche la scelta degli sponsor più idonei al proprio stile. Sponsor a parte si parla anche di infrastrutture che , soprattutto in Italia, è un tasto dolente che accomuna tutti gli sport che si svolgono nei confini nazionali.

Insomma, cambierà molto, è vero, ma sono cambiamenti in meglio, si tratta di vere e proprio innovazioni che non riguardano solo lo sport ma anche la cultura di un paese che si è accorto forse con qualche annetto di ritardo di questa splendida realtà che è il calcio femminile.

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Cosa ne pensa l’autore
Quasimodo Boreale

Quasimodo Boreale - Era ora! Faccio ancora fatica a crederci ma non si può non essere euforici riguardo a ciò. Il professionismo è arrivato un po' tardi, secondo me, ma alla fine è arrivato ed è questo quello che conta! Questo significa che il livello del campionato femminile si alzerà (e di tanto) di conseguenza sarà più spettacolare. Impatterà anche a livello internazionale e i prossimi europei del 2022 e i mondiali del 2023 potrebbero essere molto di più che dei test di qualità. Incrociamo le dita!

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