La scomparsa di Beppe Savoldi chiude una pagina importante del calcio italiano, legata a un’epoca in cui i bomber di area diventavano simboli popolari e identitari per intere città. Il suo nome resta legato soprattutto a Bologna e Napoli, ma anche ai colori dell’Atalanta e a quella definizione, “Mister due miliardi”, che ne ha scolpito l’immagine nella memoria collettiva.
Giuseppe “Beppe” Savoldi nasce a Gorlago, in provincia di Bergamo, il 21 gennaio 1947 e cresce calcisticamente nell’Atalanta, con cui debutta in Serie A a metà anni Sessanta. È però il passaggio al Bologna, nel 1968, a trasformarlo in uno dei centravanti più prolifici della sua generazione: con la maglia rossoblù colleziona 201 presenze e 85 reti, diventando punto di riferimento dell’attacco felsineo. A Bologna alza due Coppe Italia, nel 1969‑70 e nel 1973‑74, competizione di cui è capocannoniere in tre diverse edizioni, e conquista anche una Coppa Italo‑Inglese nel 1970. In quegli anni si afferma come numero 9 “all’antica”: forte fisicamente, dominante nel gioco aereo, capace di fare reparto da solo e di reggere la pressione di un campionato tattico come quello italiano. La stagione 1972‑73 lo vede anche in vetta alla classifica marcatori di Serie A, con 17 centri, a conferma di una continuità realizzativa fuori dal comune.
Nel 1975 arriva la svolta che lo consacra definitivamente: il trasferimento dal Bologna al Napoli per una cifra complessiva che raggiunge i due miliardi di lire, tra contanti e contropartite tecniche, facendone il primo calciatore “da un milione di sterline” e icona di un calcio che comincia a scoprire la logica dei grandi investimenti. È in quel momento che nasce il soprannome “Mister due miliardi”, destinato a seguirlo per sempre. A Napoli Savoldi diventa il volto di un’ambizione nuova: non più una squadra destinata a stare nelle retrovie, ma un club che prova a consolidarsi stabilmente ai vertici.
In maglia azzurra vince una Coppa Italia nel 1975‑76 e una Coppa Italo‑Inglese nel 1976, firmando gol pesanti e mantenendo una media realizzativa di alto livello in campionato. I tifosi lo ricordano come un centravanti carismatico, capace di trasformare in concretezza le speranze di una città che, prima dell’era Maradona, cercava già il proprio posto nell’élite del calcio nazionale. I numeri raccontano meglio di qualsiasi etichetta il peso specifico di Savoldi: 168 reti in Serie A su 405 presenze, 47 gol in Coppa Italia, capocannoniere del torneo nazionale per una stagione e della coppa per tre edizioni, oltre a un record di piazzamenti tra i primi dieci marcatori che ancora oggi resiste.
Sommando tutte le competizioni con i club e la Nazionale, si parla di 569 partite e 240 gol, cifre che ne certificano lo status di bomber di razza. Dopo l’esperienza partenopea, il centravanti torna al Bologna e chiude poi il percorso professionistico con l’Atalanta, prima di dedicarsi anche alla panchina e al ruolo di allenatore. La sua scomparsa, a 79 anni, avvenuta a Bergamo, ha suscitato messaggi di cordoglio da parte di tutte le sue ex squadre e del mondo del calcio, che ne hanno sottolineato la statura sportiva e umana. Rimane l’immagine di un attaccante completo, capace di unire potenza e senso del gol, e di un protagonista in grado di tenere insieme, idealmente, il Nord operaio di Bologna e il Sud passionale di Napoli attraverso la lingua universale del pallone.