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32 anni fa la strage dell’Heysel in cui morirono 39 persone

Il 29 maggio 1985, esattamente 32 anni fa, alla finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, allo stadio Heysel di Bruxelles, morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600

Calcio
Pubblicato il 29 maggio 2017, alle ore 23:55

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32 anni fa la strage dell’Heysel in cui morirono 39 persone
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Circa un’ora prima del calcio d’inizio della finale Juventus-Liverpool, gli hooligans inglesi (tifosi del Liverpool) si sono scagliati contro la tifoseria della Juventus abbattendo una recinzione che li separava dalla “zona neutra”. Tutto ciò è avvenuto dopo un periodo di ostilità tra i due gruppi di tifosi che ha visto il lancio di razzi da parte dei sostenitori di entrambe le squadre.

I tifosi inglesi affermarono di aver caricato più volte la tifoseria avversaria solo a scopo intimidatorio, ma forse non avevano considerato il fatto che gli spettatori juventini, e non, coinvolti non facevano parte della “tifoseria organizzata“che in quel momento era situata nella curva opposta nello Stadio.

Gli spettatori caricati e impauriti, soprattutto per la totale assenza di un intervento da parte delle forze dell’ordine belghe (completamente impreparate), furono costretti ad ammassarsi contro il muro più lontano dalla tifoseria del Liverpool. Nel frattempo la polizia ostacolava la fuga degli italiani verso il campo manganellandoli, pensando forse ad un atto vandalico anzichè ad una vera e propria fuga.

Le conseguenze di questa enorme ressa furono tragiche. Alcuni spettatori, per non essere schiacciati dalla calca, si buttarono nel vuoto, altri invece cercarono di scavalcare le recinzioni per entrare nel settore vicino, altri ancora rimasero feriti. Ad un certo punto, l’inevitabile: il muro crollò schiacciando le moltissime persone sottostanti.

In molti morirono sotto il peso del muro, altri persero la vita calpestati dalla folla. In quel momento nessuno capì cosa stesse realmente succedendo, gli speaker e i capitani delle due squadre invitavano alla calma ma non realizzavano il motivo di questa disperata corsa. Dopo più di mezz’ora arrivò un battaglione mobile della polizia belga e riportò l’ordine.

Il bilancio fù devastante: 39 morti, dei quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Oltre 600 i feriti.

I dirigenti UEFA in accordo con le forze dell’ordine belghe decisero di far disputare ugualmente la partita dopo quasi un’ora e mezza di rinvio. In molti accolsero con disappunto e sgomento la decisione di proseguire con il gioco, il cronista Bruno Pizzul promise in diretta al pubblico di commentare “in tono il più neutro […] impersonale […] e asettico possibile”. Altri Paesi europei, come la Germania, si rifiutarono di trasmettere la partita, mentre l’emittente austriaca sospese la telecronaca lasciando in sovrimpressione la scritta “questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva”.

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Cosa ne pensa l’autore
Chiara Lorenzon

Chiara Lorenzon - Lo sport non deve generare violenza ed è bene che una tragedia come questa non venga mai dimenticata. Gli hooligans sono una piaga della società e se le istituzioni e le forze dell'ordine non sono in grado di controllarli sarà il caso di prendere decisioni molto più drastiche in merito.

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