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NBA, 3 febbraio 2018: i Rockets distruggono i Cavs a Cleveland

Successo di Houston con un vantaggio enorme in casa dei Cavaliers, completamente spaesati. Houston ne approfitta per avvicinarsi a Golden State, che perde sul parquet dei Denver Nuggets.

Basket
Pubblicato il 4 febbraio 2018, alle ore 20:19

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NBA, 3 febbraio 2018: i Rockets distruggono i Cavs a Cleveland

Nella notte della NBA di sabato 3 febbraio 2018 si sono giocate nove partite. Gli Houston Rockets distruggono i Cleveland Cavaliers nella loro tana: 120-88 il risultato finale, frutto della difesa inesistente di Cleveland, dell’attacco stellare di Houston ed allo stesso tempo delle pessime giocate delle star di casa. Houston si avvicina al primo posto ad Ovest e Chris Paul firma 22 punti, 11 assist e 8 rimbalzi, mentre per i Cavs LeBron James mette assieme 11 punti, 9 assist e 9 rimbalzi.

I Denver Nuggets battono i Golden State Warriors con il punteggio di 115-108: i Warriors nel terzo quarto sembrano prendere un bel vantaggio, invece nel quarto periodo c’è la rimonta ed il sorpasso di Denver, che vince portandosi all’ultimo minuto senza rischi. Nei Nuggets, Nikola Jokic intabella 19 punti, 9 rimbalzi e 5 assist, per Golden State, invece, Kevin Durant accorpa 31 punti, 7 assist e 6 rimbalzi.

I Minnesota Timberwolves sfasciano i New Orleans Pelicans per 118-107 con una gara condotta al meglio, senza problemi né patemi, portata in porto con tranquillità e sicurezza dai lupi invernali, che mostrano nelle loro file Jimmy Butler con 30 punti, 8 rimbalzi e 7 assist; per i pellicani Anthony Davis si prende 38 punti e 9 rimbalzi.

Gli Utah Jazz vincono in casa dei San Antonio Spurs per 120-111: il vantaggio dei Jazz non è mai rassicurante, ma gli Spurs fanno poco per mettere in pericolo, in qualunque istante della gara, la vittoria degli ospiti. I Jazz tentano la grande rimonta verso la zona playoffs e Royce O’Neale centra 18 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, negli Spurs LaMarcus Aldridge segna 31 punti, 5 rimbalzi e 3 assist.

Gli Indiana Pacers trionfano contro i Philadelphia 76ers per 100-92: i Pacers varcano la soglia delle trenta vittorie con una prova convincente contro dei Sixers che sono apparsi sottotono nel tiro a canestro e nella pericolosità offensiva, più in generale. Per Indiana Bojan Bogdanovic timbra 19 punti e 4 rimbalzi, per i 76ers Joel Embiid consegue 24 punti, 10 rimbalzi e 3 assist.

I Detroit Pistons vincono ancora per 111-107 sui Miami Heat, con Blake Griffin che ha ridato fiducia ad una squadra demotivata e poco in forma: per i pistoni Andre Drummond detiene 23 punti e 20 rimbalzi, per quelli caldi Goran Dragic annovera 33 punti e 6 rimbalzi. I Washington Wizards dilagano in casa degli Orlando Magic per 115-98 con una prova di alto livello anche senza la stella Wall: per i maghi della capitale Otto Porter Jr. fa combaciare 20 punti, 4 rimbalzi e 4 assist, mentre per i magici della Florida Mario Hezonja accumula 15 punti e 4 rimbalzi.

I Los Angeles Clippers ottengono l’ok contro i Chicago Bulls per 113-103: per i Clippers il ‘nostro’ Danilo Gallinari fa valere 24 punti e 9 rimbalzi, mentre per i Bulls Zach Lavine recupera 21 punti, 9 rimbalzi e 4 assist. I Dallas Mavericks sbancano lo stadio dei Sacramento Kings per 106-99: nei Mavs Harrison Barnes porta 18 punti alla sua squadra, nei Kings De’Aaron Fox legittima per sé 15 punti e 4 assist.

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Cosa ne pensa l’autore
Claudio Bosisio

Claudio Bosisio - I Cavaliers di questa stagione sono abbastanza competitivi per arrivare alla finale NBA? Vedendo questi ultimi mesi della squadra capitanata da LeBron James, non si direbbe proprio: di solito il "prescelto" James nei playoffs si scatena diventando una macchina da punti in attacco ed un difensore insuperabile quando la palla è tra le mani degli avversari. Tutto questo, però, non sarà sufficiente per arrivare anche alla finale di Conference, in questo stato: tante stelle insieme non è detto che facciano una squadra, come è accaduto, ad esempio, negli Lakers dell'ultima parte dell'era Bryant, dal 2011 al 2014, quando c'erano tante stelle ma poca squadra. E quindi si pone un altro interrogativo: che siano gli stessi campanelli di allarme che segnano la fine dell'era Cavs di LeBron James?

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